Mentre volgeano sì acerbi dì, in tempo che il fiero Duca era lunge dai Castello, tutto era quiete, e Bianca sola passeggiava sotto il battuto della torre, e flebilmente cantava, quasi cercasse rapire sè stessa dai cupi pensieri ove la sospingeva la vista delle impenetrabili mura in cui crebbe; Anselmo sentendola, e come più potè, avvicinatosi allo spiraglio da cui ritraea scarsa luce, la dimandò.—Ah per pietà, chiunque voi siate, essere pietoso che qui v'aggirate, giacchè non può albergare anima fiera in cuor di donna, datemi un'arme con che io possa por fine alla tristissima mia vita. Omai qui ho difetto di pane e di acqua, ed è quasi un dì che son sì travagliato dalla sete che sento struggermi le viscere. Porgetemi, e fia l'opera più pia di questo Castello, porgetemi un ferro per pietà.—
Que' dolorosi accenti discesero in cuore a Bianca, e fu commossa a tanta miseria: e sovvenendogli qual si fosse chi le parlava, parve che un'ignota voce la richiamasse a compassione, sicchè superando il timore di essere scoperta e dell'ira paterna, gli rispose che attendesse.
Volò alla carcere; colle preci e coi doni tanto si adoprò che ne sedusse la guardia, sicchè potè da quella picciola fessura offrire alcun sussidio al prigioniero: a ciò per confortargli l'animo travagliato unì un biglietto, in cui dicevagli essere figlia di Stefano bensì, ma non d'egual cuore, l'animava a non ismarrirsi, e gli dava qualche speranza di salute. Anselmo si ristorò alquanto, e ottenuto da Bianca con che scrivere, potè significarle i sentimenti del grato animo suo. Era Anselmo giovane d'alto intelletto, nè lo studio dell'armi avealo sviato dal coltivare l'ingegno nelle discipline che gli consentivano le tenebre della sua età: le sue lettere cercarono il cuore di Bianca, e in lei la compassione erasi trasformata in tale inquietudine, che ognor la pungea nuovo desìo di sapere novelle del cavaliere oppresso.
Ogni volta che si mutavano le scolte e veniva a guardia della torre quella ch'essa avea resa amica, tosto volava a quella dura porta, e se il padre era assente stava a lungo a racconsolare Anselmo con miti accenti. Di propria mano gli sporgeva il cibo, e più d'una volta in quell'angusto forame da cui il prigioniero traeva refrigerio a' suoi patimenti, strinse la mano pietosa che il sovveniva, e mentre esprimeale tremando la sua gratitudine, quella di Bianca tremando essa pure gli accennava, insieme alla pietà, quai nuovi affetti le si destassero in petto.
IX.
Fra queste pie cure e il timore e il compianto, cresceva nella vergine leggiadra ognor più compassione per le sciagure d'Anselmo. Poichè questi più volte esprimeale il desiderio di vederla, desiderio a cui parea dolcemente inclinare anch'essa; nè ciò riuscendole in niun modo, fatta ardita dalla bramosìa, un dì mentre il padre era penetrato nella torre infausta, con mendicato pretesto vi portò audace il piede.
Stefano lunge dal darle per ciò rampogna, presala per la mano con amaro sorriso le disse—Vieni, figlia, impara anche nella docilità del tuo sesso ad abborrire i tuoi nemici. Calpesta questo orgoglioso: esso lotta contro la natura, contro la forza e contro il voler mio; ma pur se io sono Stefano, cadrà. Esso è lo sparviero che voleva dominare nei nostri boschi, volò intorno alla nostra sede, portò l'artiglio nel nostro tetto, ma cadde nella rete, cadde nelle mie mani, nè fia vi sfugga più mai. Se ei non seconda il voler mio, se non chiama quel Guidone nella nostra valle al parlamento ch'io medito, vedrai ivi rotolarsi la sua testa, e il suo sangue renderà più belle le nostre bandiere.—
Bianca stava sbigottita e muta presso al padre, guardava di soppiatto Anselmo cui nè lo squallor della carcere, nè i sostenuti patimenti, per nulla aveano scemato alla nobile fierezza del volto e all'avvenenza delle forme. Non volea applaudire agli inauditi crudi modi del padre, chè non gliele consentiva il cuore, ma non ardiva sciogliere accento per raddolcirne la fierezza; ben sapea che tanto stato sarebbe il segnale di morte pel prigioniere sventurato. Tremava la combattuta fanciulla, e riguardava Anselmo con un misto di pietà, di conforto e di paura, che gli apriva quali angoscie a prova le combattessero nell'animo.
Il Nebiolo per nulla si avviliva, muovea gli occhi or sul padre or sulla figlia, e mentre sdegnosi rifuggiano dall'uno, pareano vaghi fermarsi a contemplare il leggiadro viso della giovane pietosa, quasi stanco viatore cui aletta limpida fonte, e dopo petroso cammino rallegra l'amena verdura del prato. Nel momento che Stefano altrove torceva il fiero cipiglio, ei riguardava la bella, nelle accese luci raccoglieva il fuoco dell'alma, e in un baleno tutti le esprimeva i sensi ascosi.
Però anzi che punto si dileguasse la sua fermezza, o gli annebbiasse debole tristizia il volto, con generoso ripiglio così mordea il nemico.—Uomo dispietato e vile: a che insegni la tua malvagia crudeltà a quest'angelo d'innocenza? Non temi che l'alito tuo soltanto macchii il candore delle sue virtù? Assai si ravvisa al solo leggiadro aspetto di dolcezza pieno; ben altro è il suo cuore dal tuo, e troppo straniera debb'essere in questo Castello, benchè il destino ve la facesse nascere tua figlia. Tu sei lo sparviere, tu il lupo distruggitore, ma ella è la colomba benefica che porge conforto alla solitaria tortorella del bosco, e le è riconoscente, nè mai vorrà spiegare il volo dalla sua macchia, senza spargerle intorno il flebile canto della gratitudine.—