Allora il bardo della collina salutò con lusinghiere parole la leggiadra sposa: disse come dopo quelle fosche tenebre sorgesse a diradarle più propizia aurora, e come movendo per quelle valli amica il piede la Pace, una povera famigliuola co' rottami del diroccato castello si costruisse un tugurio sulla vetta di Nebiolo: mano mano indi nuove aggiungendone, siccome dimandava il bisogno della crescente colonia, si formarono i pochi casolari che sorgono su quella cima.—Essa fra gli avvolgimenti dei secoli fuggitivi visse nella campestre semplicità, nè mai potè la corruzione in questi luoghi, nè i nostri padri furono sollecitati dal desiderio di allargare i confini di quei poveri campi, che mercè il tributo di poco grano, ebbero fin da quelle remote età in dono dagli orgogliosi dominatori; nè mai venne loro il talento di cambiar forma a queste capanne, e se togli le fanciulle che sovente altrove andarono a marito, niuno de' figli di Nebiolo abbandonò questa patria innocente. Fu il debito solo di provvedere alla necessità della vita che menò i nostri fratelli nelle città, o per cambiare i prodotti del loro suolo, o per prestare altrui i proprj offici, ma ritornarono sempre semplici e puri al loro focolare. Fu la pietà che sempre gli inchinò alla religione degli avi, la semplicità che educò le nostre figlie, e l'innocenza che le guidò desiate in seno degli sposi, nè mai turbolenti affetti offuscarono il bel sereno della pace conjugale. Essa sieda sempre invidiata fra di voi, e da questa solitudine accompagni nei focolari di Girani la bella Marcellina, cui il cielo è cortese di tante grazie innocenti, e la volle a consolazione della nostra cadente età. Ella dia a colui, che lieto le siede al fianco, bella corona di figliuoletti che in sè rechino le virtù della madre, fiori degni di sì gentile stelo: sia la felicità, o figli, indivisa compagna della vostra vita.—
II.
Si fe' la Marcellina tutta vermiglia come la rosa dell'alba, al suono di quella lode, e vezzosamente abbassando gli occhi sfuggì gli sguardi di coloro che l'affisavano e le davano plauso. Però s'avvide che il suo Girani stava trepidante fiso in lei sfavillando di gioja, e sentì corrersi al cuore un fiume di tutta dolcezza.
Giri, allora disse il padre, giri la tazza dell'amicizia, e ponga giulivo fine a questo festevole giorno. Venne il rustico cratere allora terso nell'onda, ed empiutolo di spumante vino, Marcellina lo offrì al padre. Se ne avvide il cieco, e a lei—Sposa della Collina, a te spetta il cominciare, noi seguiremo l'esempio: bevi e presenta la tazza a cui più ti è dolce scerre fra noi, ma bada a non mentire.—
La bella timida si rifiutava, ma in fine sollecitata ne attinse qualche sorso, indi stava dubbiosa a cui la offrisse, giacchè la giovanile innocenza le consigliava il padre, ma il cuore le fea un più dolce invito. Tutti stavano in attenzione del modo onde si togliesse dal contrasto in cui la vedeano, e ne pigliavano diletto; ma in fine raggiando di un amabile sorriso i genitori, la porse a Girani. S'innalzarono replicate evviva, sicchè ella nascose il suo rossore in seno della madre, finchè lo sposo la richiamava, ed a saperle onore della grazia, le offriva il presente di alcuni spilli con cui raffermare le treccie.
Si alternò una rustica canzone che invitava a bere ed alla gioja, e come ebbe fine la libazione dell'amicizia, a porre termine più gradito alla festa, il cieco invitato sciolse il canto delle nozze. Era l'inno che il trovatore sposando la voce al suono dell'armonica arpa fea echeggiare nella valle Borgoratto, il dì che il Signore di quella menò la figlia dei principi al patrio talamo dai Liguri monti. Sentiva della religione non in tutto spenta de' latini, sentiva della rozza favella che nuova allor tentavano le itale Muse, ma non era oscuro a que' montanari, il cui linguaggio talora come i costumi ricorda tempi più antichi. Destò il bardo di Nebiolo la melodìa di una corda che era tesa ai capi di un legno piegato in arco, e pari a Femio crinito che rallegrava la mensa della casta Penelope, innalzò il cantico che suona in questi accenti, mentre gli rispondeano gli amici con gioviali evviva:
Tutto festevole
D'un vago riso
Che i fiori addoppia
Del roseo viso,
Nel bosco Idalio
Amor dicea
All'Acidalia
Leggiadra Dea:
Vedi risplendere
Tu quella Rosa
Che il seno schiudere
Par vergognosa,
E mentre amabile
Incanta gli occhi,
Par dir stringendosi:
Nessun mi tocchi?