Dotato di uno spirito conciliatore, di un carattere nobile e generoso, fermo sotto ogni aspetto, indulgente come lo sono tutti quegli uomini che non han bisogno di far forza a sè stessi per conservarsi puri in mezzo ad un mondo corrotto, mostrossi egli a suoi compagni di lettere, senza nulla ostentare, e sempre sotto un ingenuo sembiante. E questi suoi compagni di lettere erano veramente generali veterani e non appartenenti all'esercito di molti letterati attuali, esercito composto in gran parte di bande erranti, senza vessilli, senza disciplina, senza valore.
Persuaso che chi consuma e non produce, muore fallito verso il banco sociale, Sacchi non lasciò passar giorno senza stendere qualche linea di storia, di scienze, di lettere, di arti. I suoi studj erano animati dai sentimenti più nobili, la riconoscenza, l'amicizia, la gloria nazionale, l'amore della patria, per la quale conservava in petto vivissima la fiamma che agitava l'animo suo con energiche commozioni; e a questi sentimenti frammischiavasi la passione delle anime dabbene e l'interesse pubblico.
Convinto che la virtù non sia una parola, possedeva in sommo grado il pregio de' veri dotti, la modestia. Le morali e le intellettuali qualità erano in lui temperate con felice mistura. Gagliarda tempra di passioni avea in lui riposto natura, ma con assoluto imperio ei le governava. Purissimi sensi di religione fortificarono la sua virtù, ed ogni parte adornarono della irreprensibil sua vita. Per formarsi un'opinione e professarla, egli non consultò mai nè il timore, nè la speranza, nè le viste personali: il suo motto abituato era Verità e Giustizia.—Di memoria vasta e tenace, versatissimo in ogni genere di letteratura, facile prestavasi a chiunque lo richiedeva di qualche cognizione, non lasciandosi mai prendere a questa vaghezza di conquistare una facile lode, per timore di vederla spenta infruttuosamente, e di star solo contento della meraviglia del nome.—Commiserava le altrui disgrazie, e compiangendo gli errori e le umane follìe, vestiva di un dolce patetico gli oggetti pascendosi di filosofiche considerazioni e di belle speranze, che si sublimano sopra la sfera delle volgari passioni e de' cittadineschi tumulti. In tempi in cui gli studj letterarj non ottengono incoraggiamento o mercede, e in cui chi non nacque patrizio difficilmente sorge a qualche considerazione o fortuna, egli non brigò nè cariche nè onori, e persuaso che ciascuno debba servire lo Stato in ragione delle sue forze, rendette de' servigi, ma invece di chiedere ricompense, fu soddisfatto di meritarle.
Amava la gioventù generosa cui dava spesse fiate lezione di scienza morale, e insegnandoli la rettitudine dei giudizj, l'onestà delle azioni, il governo degli affetti sì nella vita pubblica che privata, spronavala all'eccellenza universale. Ci sta fisso in mente quel grande dettame di Parini, che Sacchi spesso ripeteva, onde i giovani se ne giovassero, per declinare ove torni meglio, o ritardare almeno l'ordinario giro delle vicende: Povertà fa industria, industria fa ricchezza, ricchezza fa nobiltà, nobiltà fa superbia, superbia fa ignoranza, ignoranza fa povertà.
Che diremo ora del suo cuore? Come lodare abbastanza quell'attitudine a un tenero e vivo affetto, che così caro lo rendeva agli amici? Nei suoi discorsi come ne' suoi scritti, nessun indizio si scorse di pretensione o d'orgoglio; ciò avvenne perchè la bellezza della sua anima pareggiava la rettitudine della sua ragione e la coltura del suo ingegno.—Se reggeva al minuto squittinio ch'egli solea fare delle cose scientifiche e letterarie, usciva pago e tranquillo dalla indagine; diversamente, pace non davasi, e l'errore animosamente impugnando, conduceva a disinganno la pigra e facile credulità, rovesciando a terra, anche senza riguardo, ogni venerata antichità d'opinioni. Egli esponevasi a questi cimenti, che l'ardenza de' spiriti suoi gli pingeva sempre pieni di gloria per colui, che non isfornito di forze s'innamora della stessa difficoltà, e animoso l'affronta.
Coloro che dicevan male di lui soleva riguardarli siccome malati, renduti ingiusti dalla sciagura, e loro perdonava sinceramente; in tal modo raddoppiava il suo amore per quella sublime filosofia, le cui consolazioni, i cui benefizj ci accompagnano sino alla soglia del sepolcro.
Era suo costume, come non mutava nella infermità il suo tenor di vita, nè le solite azioni, così nè anche i piacevoli e arguti ragionamenti, che in un turbato corpo argomentavano una piena sicurezza e intiera serenità di mente. La natura gli aveva data una costituzione gracile; l'applicazione e più sventure la indebolirono.—Perchè mai, o eterno Iddio, ci dividesti innanzi tempo da persona sì cara! Ma così svengono e cadono in sul fiorire le umane speranze, e mutata in un subito la fortuna, dai più cari diletti a conforto dati della travagliosa vita spesso non si raccoglie che lutto e amarissimo desiderio. Ben disse un saggio, che alla miseria della mortal condizione vietato è anche lo sperar lungo, perchè il tempo sovvertitor d'ogni cosa e struggitore possente, tutto percuote ed abbatte nel suo passare, e i beni di questa terra non sono che un'ombra mobile e fuggitiva, la quale veduta appena, dileguasi. E tanta è l'incertezza in che siamo, e così fatta la caducità della vita, che tale piangente oggi l'amico morto o il congiunto, sarà pianto domani, e scenderà in quel sepolcro ch'ei vide aprire ai suoi cari, e sopra il quale si ripromise di lagrimare pur molto o per verace angoscia sentita o almeno per pompa e vanità di dolore. E questo ferreo decreto di necessità inesorata forse a buon dritto fe' dire gli estinti lungamente a piangersi, avvegnachè breve fosse troppo la linea che i viventi divide dai trapassati. Ma a Defendente Sacchi, che veniva accarezzato, riverito, rispettato da chiunque o per cospicuo natale, o per bella dote d'ingegno si distinguesse, non mancherà il lungo pianto degli amici, dei concittadini, degli estranei che lo conobbero; e quel pianto, quando pur fosse passaggero e di scarsa vena, già non è per inaridire la fonte di quello che ha versato ed avrà a versare chi scrisse questi pochi Cenni, al quale l'essere vedovo di sì cara compagnia, pesa più che il morire.
Oh! largite gli sieno
Tutte le grazie che Virtù si merca;
E quaggiù dove par la Sorte rida
Svolgendo a suo talento
Ogni merto, ogni vita ed ogni evento
Non mai stilla si perda
Della memoria sua santa e devota,
Ma ne' suoi cari l'opra sua rinverda.
Ancor ci pare vederlo seduto nel suo letticciuolo; ancor ci pare udirlo narrarci i motivi per i quali con animo gagliardo egli lasciato avrebbe la vita; e pronosticandosi la morte, dar caldi prieghi agli amici, che non mettessero sospiri, nè singhiozzassero sul suo cadavere: e questo voto è degno di laude, perocchè ogni anima elevata che è persuasa di eternar la sua fama su la terra dir dovrebbe come il poeta Ennio: Nemo me lacrymis decoret.—Pochi giorni prima ch'egli morisse, dicevaci stringendoci amorosamente la mano:—Credete voi ch'io abbia ben sostenuta la mia parte?—Sì, gli risposimo—Lasciate dunque, soggiunse egli, ch'io esca dal palco scenico accompagnato dai vostri applausi.—Queste poche parole bastino a far considerare al parassita, al buffone, al maldicente, al compagno da buon tempo quanta lode potrà ridondar loro allorchè scenderanno nel sepolcro…. dal dirsi di ciascun d'essi che altr'uomo non sapeva meglio divorar un pranzo, ch'egli aveva un ammirabil talento nel motteggiare i suoi amici, che niuno uguagliavalo in uno scherzo crudele, o ch'egli non ponevasi mai a letto senza aver dato passo alla quarta bottiglia. E queste sono cionnondimeno assai generali funebri orazioni ed elogi di morte persone che pur agirono nell'umana società con qualche lustro e riputazione: ma se noi riguardiamo da vicino il grosso della nostra specie, esso è composto di tali uomini che non saranno probabilmente rammentati un solo istante dopo la loro scomparsa.
Tre anni e più fu egli travagliato da forti dolori, ma con tanto vigor d'animo il fiero male tollerò che mai non ne fu superata la virtù. Finalmente venuto quasi meno d'ogni forza, come vide niuna speranza per sè più rimanere, si fece sollecito di affrettarsi i soccorsi della religione consolatrice, esclamando che ito sarebbe lieto e pieno di speranza a ribaciare e padre e madre, e moglie e figlia: ed acconciatosi con decenza sovra la sua seggiola a bracciuoli, sereno in volto come l'innocenza, i suoi occhi s'illanguidirono a poco a poco, simili ai raggi del sole che vanno a perdersi nell'onde quando il mare è tranquillo, finchè dopo una brevissima agonia, mancare sentendosi, stendendo la mano,