Scendevano care queste parole in seno a Marcellina: riconoscente, compunta, non sapendo trovare accenti alla sua letizia, si stringeva fra il padre e l'amante e versava lagrime di gioja. Così si alternavano le dolcezze dell'amore e dell'amicizia, ed era piacevole anche la ricordanza delle passate sciagure, chè suole con piacere il marinajo ricordare in porto la burrasca. Furono sacri alcuni sospiri alla memoria dell'estinta madre; fu dato merito alla serbata fede, e si cosparse di dolce obblìo ogni sinistro di nemica fortuna fra le più care affezioni che ministrano al cuore l'energia di vita.
XXII.
Per tal modo trascorrevano rapide le ore, e Girani, intento a disbramare la dolce sete che sì da lungo il travagliava, spente in lui tutte le altre cure, dimenticava imprudente i suoi doveri: adescato dall'idea di un'apparente felicità, non sentiva quai fiere procelle già gli ruggissero sul capo.
Il Comandante della Divisione seppe la vicinanza dell'inimico, e temendo non fosse in periglio la guardia avanzata, le tenne tosto dietro; sicchè giunse nelle pianure di Montebello, poche ore dopo che vi aveano preso campo i compagni di Girani. Pose i quartieri, e mentre scorreva i luoghi, visitava le sentinelle, gli venne annunziata la mancanza di un uffiziale.
Non fu ira cui eguagliasse quella di lui al pensiero, che un soldato innanzi all'inimico abbandonasse il suo posto, e disertasse dalle bandiere. Tutti meravigliavano come a ciò si fosse condotto Girani, esso da tutti tenuto valoroso ed onorato; ma alcuni montanari che asserivano aver veduto un soldato fuggire a suo potere verso il colle, diedero maggiori argomenti al dubitare, sicchè il Generale ordinò che ad ogni modo venisse inseguíto. Si mandò una mano di cacciatori sulle tracce del fuggitivo, e siccome era stato da tutti osservato, fu facile scoprire il suo cammino e raggiungerlo fino a Nebiolo.
Stavano nel ragionare ancora intorno al reduce parenti ed amici, quando scoprirono che alcuni soldati salivano il colle. Girani fatto di ciò accorto, e avvisando fossero nemici che si attentassero di farlo prigione, sguainata la spada, giurò di non perderla che estinto, e inanimava i circostanti a difendere l'onor suo. Ma fra sì generosa gara qual meraviglia fu la tua, giovane imprudente e sfortunato, allorchè in essi ravvisasti i compagni, e ti ferì rampogna di traditore e vile, ed annunziato l'arrivo del Generale fremente per gli abbandonati posti, ti venne ordinato di deporre la spada? Mille diversi affetti si succederono sul tuo volto, ed un tristo presagio ti occupò quasi tetra nube il cuore. Incitato alla partenza ti dividevi con represso dolore dalla Marcellina, prendesti mesto commiato dagli amici, e pieno di tristi pensieri ricalcasti con orma incerta quella strada su cui ti condussero l'amore e la speranza.
LIBRO QUARTO
LA BATTAGLIA DI CASTEGGIO.
…So come è incostante e vaga,
Timida, ardita vita degli amanti;
Ch'un poco dolce molto amaro appaga:
E so i costumi, e i lor sospiri, e i canti,
E 'l parlar rotto, e 'l subito silenzio,
E 'l brevissimo riso, e i lunghi pianti;
E qual è 'l mel temprato con l'assenzio.
PETRARCA