Addotto in campo innanzi allo sdegnoso Capitano, si vide Girani fatto segno all'ira ed a' rimbrotti di lui, nè sapeva ove sperare salute, chè la sua difesa era peggiore della colpa per cui era querelato. Lannes non volle decidere del castigo dell'uffiziale e ne ripose ogni pensiero nel consiglio di guerra, che ordinò si unisse coll'alba novella.
Crucciosa si volse la notte allo sconsolato giovane fra le custodie siccome un fuggitivo, nè mai chiuse placida quiete le sue palpebre, chè troppo funesta potea su i suoi pensieri l'idea non del suo destino, ma dei delitti che gli si apponeano. Gemea non già per sè, ma per la sua Marcellina, chè vedea mal reggerebbe la povera fanciulla al nuovo infortunio, presago della prossima sua sorte.
Si potè trovare un contadino che si recasse quella stessa notte a Nebiolo: e per esso il prigioniero riuscì a mandare all'amica novelle del proprio stato, dirle qual giudizio lo attendesse al prossimo giorno e come temesse assai; desiderare almeno di vederla, per che volesse al nuovo dì venire al campo col padre, e affinchè non la molestasse la licenza de' soldati le inviò uno scritto in cui diceva:—Abbiate rispetto a questa povera fanciulla: essa appartiene allo sventurato Girani.—
Tremò Marcellina al duro annunzio, e più ai sinistri presagi che il messo avea udito spargersi pel campo. Si tolse col padre dall'umile tetto, appena l'alba vermiglia pinse l'oriente del lontano fiammeggiare del giorno. Come fu alla Torrazza, s'avvenne in bande di soldati che siccome li traeva la ferità di guerra calpestavano le speranze dei fertili campi, invadevano le case degli spaventati terrazzani, e a man salva involavano quanto loro veniva innanzi, indi disperdeano ciò che seco non poteva trasportare la loro rapacità. Si udivano intorno il compianto, il lamento de' padri e delle mogli, e quali si vedeano prendere sbigottiti la fuga, quali gemere innanzi alle spogliate case, quali imprecare contro ai crudi che aveano portato il terrore su quelle innocenti colline.
Procedeva la coppia timida e silenziosa in mezzo a questa licenza, e parea che ognuno rispettasse il loro dolore, parea che innanzi al soave viso della mesta giovane, dipinta da temenza e da verginale verecondia, si spontasse ogni audace desìo, e che la canizie del padre addolorato inducesse compassione e rispetto. Che se taluno ardiva avvicinarli, sporgeva senza far motto il veglio la tessera dolente, ed ognuno commiserando a Girani, ossequioso sgombrava loro il passo e accennava la via che menava al campo.
II.
Avea l'oste franca posti gli accampamenti nelle pianure su cui domina Montebello, ed ivi sapendo vicino il nemico, teneasi ognora presta alla difesa. Marcellina passò fra le varie scolte che erano appostate sul colle e nel paese, e calò al piano.
Vide d'ogni parte quasi brulicame di api intorno agli alveari, o presso una fiorita riva, un commovimento continuo di soldati, udì un misto di grida, di suoni e di stranieri accenti: or la ferivano i manipoli di rilucenti fucili, or l'atterriva lunga fila di apparate bocche di spavento e di morte. Ove ardono fuochi, fervono i lavori, ove si distribuiscono viveri, e foraggi: chi accorre con notizie, chi sostiene il passaggiero, chi cambia le sentinelle, scrive su tamburi ed alterna le parole e le ordinanze. La baldanza dei soldati scorre tutti i luoghi, invade tutte le case: la legge di guerra siede ove impera il bisogno: il timore cede alla licenza, tace l'avarizia innanzi alla minaccia, freme ne' petti quasi onda intorno a scoglio l'inutile coraggio innanzi alla forza soverchiante, il terrore batte ad ogni cuore e si palesa dai torvi sguardi. In tanto scorre a vicenda intorno la pietà e la fierezza, la discordia e l'ordine, a maniera che stringe la necessità o il dovere, od è più o men lontana la mano che muove tanta mole.
Giunti i solitarii del colle in mezzo ai figli di guerra, chiesero di Girani, e sentirono che era tratto innanzi al consiglio destinato a dar sentenza del di lui fallo. Tremò Marcellina a quell'annunzio, e dimandando che ne potesse seguire, gliene fu presagito assai male. Le fu accennata una tenda cinta da soldati, e le si disse che ivi sedeva l'irrevocabile tribunale presieduto dal maggior-comandante che giudicava del disertore.
Stringendosi timidamente al padre, e abbassando gli umidi rai innanzi ai soldati curiosi e procaci, attendeva quella diserta il fine di quel giudizio, mentre le correano all'animo diversi pensieri formati or dal timore or dalla speranza. Ma ecco un suon di tamburi accenna che il consiglio è disciolto: un mormorio si sparge di bocca in bocca, un compianto scorre per tutto il campo e s'annunzia la condanna di Girani; è morte. Le sue difese erano riuscite vane: egli avea abbandonato il suo posto a fronte dell'inimico, le leggi e la necessità di guerra richiedeano un terribile esempio: svanirono tutte le ricordanze della virtù del prode innanzi all'appostogli delitto: più che la colpa il perde la sua avversa fortuna.