Ruppe in dolorosi lamenti Marcellina come la trafisse la fiera novella, e semplice addimandò se non poteasi rivocare l'ingiusta sentenza.—Chi, chi fu sì inumano per punire tanto crudelmente un uffizio pietoso? Ei volea consolare la derelitta sua sposa, annunziarle il suo ritorno: ei recava altrui la vita e si avrà procacciata la morte? E quelli che scagliarono sì barbaro colpo, non hanno essi intelletto di pietà e d'amore? E sono uomini?… Ma ch'io li vegga… Me, me sentano e il mio dolore… Chi potrà resistere al mio pianto, alla mia disperazione?… Che se hanno pur sete di sangue, se bramano una vittima, non egli innocente, io ne morrò, chè tutta mia ne è la colpa: bene più giusto fia il castigo e di lor meno indegno: chè non perdono il prode, e tolgono a me misera una vita cui da gran tempo è di peso per le tante sventure…—
III.
Invano s'ingegnavano quelli che le erano intorno per dar consolazione alla dolente: fu condotta al Colonnello di Girani, e il ritrovò gemente sul disastro del suo bravo uffiziale ed amico. Se gli precipitò alle ginocchia, chiedendogli pietà e compassione.—Ah rendetelo, rendetelo a me, egli è innocente:… ei non volea abbandonare le bandiere, volò per annunziarmi il suo arrivo e ritornava in campo… Oh se lo aveste veduto quando udì la mortale rampogna,… se aveste veduto che generoso sdegno!… Ahi pietà del povero Girani, egli è innocente.—
Stringeano quei lamenti a compassione il pio, e come conobbe costei essere la Marcellina di cui aveagli sì sovente discorso Girani, ne sentì maggior doglia, sollevò la misera e ne raccolse fra le braccia il vecchio padre. Scoprendo l'acerba angoscia che soffocava la fanciulla le dava miti accenti e consigliavale di ristorarsi, ma ella nulla udìa, e solo con largo pianto il richiamava a pietà e gli dimandava lo sposo.
Mal reggea l'animo al cauto guerriero di accrescere l'affanno alla misera, ma a lungo provocato, omai sembrandogli il silenzio crudeltà, uscì in queste doglianze.—Mia fanciulla, non esacerbate di più il dolor mio col vostro lamento: nulla è in mia mano, non ci resta che il pianto: Girani è irreparabilmente perduto, e noi, noi lo abbiamo perduto, io col concederlo nell'antiguardia, voi pel cui amore fu trascinato al doloroso passo. Cercai di difenderlo invano: è certo che disertò il suo dovere, la circostanza lo condanna, le infrante leggi di guerra richiedono una vittima. Girani abbandonò i suoi compagni innanzi all'inimico, e se non s'avesse irremovibile rigore, ogni soldato ne seguirebbe l'esempio. In altro evento le azioni di valore per lui operate avrebbero cancellato ogni errore, ma ora le antiche virtù rendono più colpevole il nuovo delitto… Ognuno lo commisera della sua sciagura, tutti sentono che viltà nol mosse, ma il suo destino lo condanna: ognuno ne geme, io ne piango nè so darmene pace…—
Erano mortali ferite a Marcellina quelle parole e la disperavano: al fuggire d'ogni fidanza, più cadea l'infelice nel dolore.—Ah voi non sapete ch'io tutto perdo, lui perdendo, e sola mi resterà la mia desolazione… Morì mia madre e doveva Girani essere il sostegno di questo vecchio cadente, il mio compagno, la nostra speranza… Ah ch'io non potrò sostenere quest'ultima sventura!… Sento che Girani… ma e chi potrà negarlo al mio pianto, chi se non è chiuso ogni petto alla pietà? chi vorrà trafiggere sì crudelmente una misera che prega e si strugge in affanno?… chi gittarla nel precipizio mentr'ella si avviticchia alle sue ginocchia?… Ahi misera me! ahi compassione per l'innocente, perdono!…—Datti calma, mia buona fanciulla, sei misera forse tu sola? ed io non perdo in lui il più diletto amico? il mio braccio destro nel comando dell'armi, colui che meco sì a lungo divise il destino della guerra? Non vedi intorno dipinti di dolore tutti i suoi compagni? e chi di loro per serbarlo non porrebbe e preci e istanze, se valessero a rimuovere dal suo capo il disastro che lo preme? Almeno fra tanto infortunio ti sia di qualche sollievo il vedere come ognuno ne vada dolente, e sia l'amico tuo l'amore di tutti.—
Allora senza però dar a vedere che tai parole la persuadessero, chiese almeno di parlargli, e le fu risposto come ciò potea conseguire, giacchè dovea Girani da lì a non molto condursi nella prossima chiesa per offrire gli ultimi suoi voti al cielo.—Dunque fia breve?..—Tre ore sole, e poi il tuo amico…—Marcellina impallidì, venne meno: il Colonnello la sorreggea, e commiserando alla disgraziata, con mille argomenti e cure procurava di richiamarle le forze e inanimarla.
IV.
Poichè riebbe alquanto lo spirito smarrito, s'avviò la dolente col pio guerriero all'oratorio di Ginistrello, nè stette molto che se le annunziò giungere fra l'armi Girani. Ei veniva con serena fronte, e serbava fra il dolore la dignità dell'innocenza, chè tale il rendea la coscienza di non aver commessa viltà. Accennava come lieto si avvicinasse all'altare onde di là passare al riposo della tomba, ed essergli bastante compenso se restava della sua perdita orma di dolore ne' suoi compagni d'armi; solo corrucciarlo di non essergli concesso rivedere la sua Marcellina, e almeno darle l'estremo addio ed apprenderle col proprio esempio a sostenere l'animo forte fra tante disavventure.
Poichè fu poco lunge, Marcellina, scoprirlo, chiamarlo, gittarsi fra i soldati ed abbracciarlo, fu un punto solo. Ognuno si ritirò al cenno del Colonnello, nè alcuno s'ardì turbarli: volò terzo fra tanto duolo il cadente Nebiolo, ed era una compassione vedere Girani stringere al seno il padre e la figlia, compartire e ricevere tanta soavità d'affetti che a lungo loro non permisero di formare un accento, e solo rompea quel miserando silenzio qualche repentino prorompere di pianto.