Fu prima Marcellina a sciorre quella soffocata ambascia, nè più avendo mente ov'ella si fosse, nè più la giovanile timidezza ponendo freno al suo sentire, disperatamente dimandava lo sposo e aperto manifestavagli l'interno affanno.—Dunque io che ti amo, cui solo era dolce il pensiero di teco vivere i miei dì, io sarò cagione della tua morte?… e tu che ora qui palpiti a me vicino, che stringo con tanto amore al seno, che mi ami, tu, mio Girani, mio sposo… dovrai?… oh Dio! ahi disperato pensiero! ed io in tanto?… io sola?… Ah no! ch'io teco divida questo istante funesto… io t'infonderò coraggio, e mi sarà dolce con te… Chi potrà impedirlo… chi sì crudo fia che nieghi d'aver comune la morte,… a chi dovea dividere teco la vita?… ma e si potrebbe impedirlo a un animo deliberato?… io stretta a questo petto, io stretta a Girani… ah niuno! niuno varrà a dividerci…—
Ma il giovane tristo più per questa desolazione dell'amica che pel proprio destino, procurava di lenire tanta amarezza.—Poni in calma i turbolenti affetti, e piega il capo alla necessità, che forse non è sì acerba quale la fingi… E se fossi caduto in Egitto, solo, pesto dall'infuriare della battaglia, e invano chiedente pietà? Almeno ora ti è dato porgermi l'estremo amplesso, almeno fra queste braccia senti che gli ultimi moti del mio cuore si ridestano per te, almeno sei certa ch'io t'amo… No, Marcellina, non prostrare l'animo mio, non darmi doppia morte coll'aggiungere all'irreparabile mio fato la tua disperazione: a questa sola mal saprebbe reggere la contrastata anima mia… Il solo pensiero della tua felicità dava forza al mio labbro, ma suonò invano il tuo nome in mezzo ai figli di guerra:… il Colonnello volle pure farsi scudo allo sventurato, ma invano;… amore ci richiamava al maggior dei beni, e dopo tanto desìo, amore spezza per sempre quel nodo che già era presso a formarsi. Ah, Marcellina, non piangere, non desolarmi… noi saremo ricongiunti in cielo…—
V.
Già l'ara e il sacerdote attendevano il mortale designato al supplizio, e la lugubre campana che lo chiamava all'ultima benedizion del Signore, percuoteva di terrore tutto l'esercito. Scese quel suono spaventoso in cuore a Marcellina, e voce pietosa d'amico in seno a Girani: l'una inchinò il capo dipinta di mortale angoscia, l'altro cercando cogli occhi erranti la luce del cielo, parea schiudere il labbro al sorriso di pace.—Senti, Marcellina, questo bronzo? In triste suo metro ei m'annunzia il prossimo mio fine; è il principio della mia agonìa, ma mi chiama ove la religione de' nostri padri ci apre i tesori de' suoi conforti, ci schiude la via a una vita più eguale… Forse un giorno ho profanato con amorosi pensieri la castità del tempio, allorchè bevvi per la prima volta l'amore pe' tuoi occhi, compresi, ben mel rimembra, da innocente pudore e da terror religioso: ora vuolsi lavare ogni macchia, e rendere l'animo mondo quale è il tuo, al bacio dell'eterno… Ah, Marcellina! abbiano calma per poco i terreni pensieri, e mentre colà mi reco onde prepararmi al nuovo mio viaggio, teco resti l'amor mio, teco resti la ricordanza delle nostre sventure.—
Si alzò dal sasso su cui avea preso qualche riposo, e dava un abbraccio alla dolorosa per dividersi ed inoltrare nella vicina chiesetta, ma essa come chi sull'orlo d'un precipizio si aggrappa a quanto le scorre alle mani per sostenersi, forte si avviticchiava a Girani.—Ah non fia no ch'io ti abbandoni: io vo' seguirti all'altare, e dividere teco proponimenti e preghiere… I nostri affetti sono puri, nè saranno forse disaggradevoli in cielo le preci di due cuori che si amano: se meno acerba ne si volgea la fortuna sarebbero voti di felicità… saranno voti di eterno pianto.—
Niuno ardì opporsi al pio desiderio, e la coppia sfortunata inoltrò nella chiesa. Ivi la Marcellina, siccome angelo tutelare, soccorse all'amico negli uffici della religione, si sparsero pie lagrime e sciolsero l'ali all'etere fra i vortici degli incensi le devote preghiere. Penetrava dalla finestra del tempio un raggio di sole, e ferìa i gradini dell'altare sui quali erano genuflessi i penitenti amici, sicchè si diffondea su' loro volti la luce: parea che il cielo mosso a tanta pietà, spargesse un'aura divina che valesse a rinnovellare le forze ne' loro agitati petti.
VI.
Poichè ebbero compimento le religiose cerimonie e si tolsero dal sacro loco gli sconsolati, Girani si accorse che fuori della chiesa tutti stavano in inquieta attenzione i suoi compagni d'armi, e non lunge scoprì breve drappello di soldati che tenevano le bocche de' fucili a terra, ed erano preceduti da alcuni tamburi coperti di negro velo. Girò intorno le dubbie pupille e lesse nel volto di tutti il proprio destino, e volto a Marcellina stringendole la mano:—Marcellina, mia compagna nella sventura, ecco già pende il momento del mio fine:… ricevi in questo amplesso l'ultimo pegno dell'amor mio, e ti allontana da questi luoghi funesti. Mi serbi il tuo cuore qualche dolce ricordanza, serbami i tuoi affetti,… ma tu non devi stare presente,… fra pochi istanti io non sarò più…—
Allora la dolente, che stretta da profonda melanconia stava col capo abbandonato, come chi si giace dimentica dell'esistenza, fu da subito terrore riscossa, si strinse a Girani, e riguardava in atto di dolore e di sdegno il padre che la sorreggeva e volea allontanarla.—Ah no! non fia mai ch'io mi diparta dal tuo fianco,… i crudeli ci uccideranno insieme… Chi sa forse mossi a pietà pel mio dolore,… forse, vorranno perdonare…—Ah no non ti seducano, mia cara, sì folli illusioni: è morta ogni speranza… Vedi quella mano di soldati che non lunge mi attende?… quando que' tamburi di morte ridesteranno lugubre suono, allora mi chiamerà la mia ora estrema, io partirò, e dopo pochi istanti ti ferirà un fragore, uno scoppio… allora… ah, Marcellina!… Tu ottieni la mia spoglia, e ti adopera perchè sia sepolta presso a quella di tua madre: almeno mi sia dato dopo morte ottenere fra le natìe mie glebe quella pace che invano ho vezzeggiata in vita: almeno ch'io non sia troppo lunge da que' luoghi che fai beati di tua presenza;… e sappia, e cada col dolce pensiero che verrai talora su quella terra a versare qualche tributo di pianto. Sostieni il cadente tuo padre, e talora ricordagli lo sposo che hai perduto; ma giacchè la sua età lo richiede, un altro figlio… Ah, Marcellina!… almeno affatto non dimenticarti di me; tel chiedo in solo compenso di tanto affetto che ti serbava in cuore… Perchè altri però non turbi con larve gelose la tua pace, allorchè pietà ti muova del perduto amico,… digli che vieni a visitare il riposo di tua madre, e tacita e in te ristretta, spargi anche sulla mia fossa qualche sommesso sospiro… E voi, mio buon padre, padre della mia Marcellina, voi datemi l'estremo vostro abbraccio, l'ultimo pegno di paterno affetto… Per questo sì tenero amplesso, per quelle lagrime che sì copiose vi piovono dagli occhi, vi raccomando questa povera fanciulla: compatite al suo dolore, nè muovetele rampogna se in lei sia soverchia l'amarezza pel doloroso mio fine: io la ho amata tanto… deh non vogliate far forza al suo cuore…
Trepidava l'afflitto veglio, nè sapea fargli altra risposta che di singhiozzi e di pianto, abbracciava, baciava a vicenda Girani e la figlia, nè avresti detto quale dei tre fosse più infelice o sventurato.