VII.

Corsero alcuni istanti fra sì tenera commozione, e poichè ebbe qualche tregua il compianto, Girani composto a serenità il volto e ripreso animo, volgea ai commilitoni più ferme parole—Mio Colonnello, che sempre anzi che capo mi foste padre amoroso, e voi soavi amici porgetemi l'estremo vostro abbraccio, e dimettere vi piaccia al morente socio quanto in lui vi parve riprovevole ne' tempi trascorsi. Deh non sia presso di voi la mia memoria turbata da alcuna sinistra ricordanza. Io sono stretto a dividermi da voi, ma non n'è colpa che giovanile imprudenza d'amore: non vogliate arrossire d'avermi avuto a compagno, poichè l'onore fu sempre l'unica meta cui miravano i miei pensieri. Io divisi con voi i perigli e la fortuna dell'armi, voi dividete con me il dolore che mi preme per questa fatale mia partita… Se mai vi fui caro, se mai non venni meno presso di voi al dover mio, all'amicizia, deh non patite, ve ne prego, che questa povera fanciulla e questo vecchio, dopo la mia caduta vadano insultati dalla marziale durezza. Sia loro libero trasportare seco l'estinta mia salma, perchè riposi vicino ad essi almeno dopo la morte. Se non fui l'ultimo nelle battaglie, spero che voi, mio Colonnello, vorrete di tanto essermi cortese, chè sarebbe crudeltà abbandonare le spoglie d'un soldato di onore fra questi campi obbliviosi, su cui scorrerà il tumulto delle prossime pugne: voi l'otterrete, chè non vive ira di giustizia oltre la tomba.—

Gemeano tutti intorno allo sfortunato, e si iteravano intanto i dolorosi complessi e le parole e i baci, ed era una mestizia, un lamento che ti cercava il cuore. A questi, Girani rendea pur grazie di antichi benefizj, a quelli ricordava la vita insieme condotta, i corsi perigli e le palme mietute:—ma per me tutto ha fine, e quale!… a voi sta chiuso il campo della gloria, a me la fossa… Almeno fossi caduto combattendo, che il mio nome andrebbe scritto fra quello de' valorosi figli della patria. Ahi dolce nome che rapito alla natìa rozzezza ora cominciava sì altamente a intendere!… ahi inutili speranze e più inutile pianto!—

Provvide quindi come bramava si compartissero le sue cose, e fattasi venire una sua spada assai bella, dono del suo Generale al ritorno d'Egitto, la baciò e porgendola al Colonnello:—Eccovi l'arme onorata che m'acquistò il mio coraggio: questa era la sola eredità che avrei lasciata a' miei figli, se un dì avessi diviso con Marcellina… inutili speranze! A voi ora la porgo perchè non sentiate vergogna ove vi soccorra del mio fine: questa vi farà testimonianza ch'io non fui l'ultimo dei vostri soldati. Questa è l'estrema volta ch'io tratto l'armi d'onore, di cui fra poco verrò spogliato fino delle insegne: io la bacio e la bagno di pianto, certo il solo pianto che non la disonori, poichè non è figlio della viltà, ma del dolore di lasciarla.—

Levò quindi quel vezzo di perle di cui era stato presentato in Egitto, e lo pose al collo di Marcellina.—Tieni, mia sconsolata amica, questo l'ebbi in Egitto, allorchè pensando a te, salvai una vita preziosa. Io divisava di offrirtelo il giorno delle tue nozze, e te lo offro nell'ultimo momento della mia vita: ricordati a qual fine era destinato, e quando il ricevesti… ricordati…—

Ma il funereo suono de' tamburi annunziava l'ora fatale: Girani riscosso stette ad udirlo, e intrepido come ebbe rivolto uno sguardo confortatore alla sua Marcellina—Sì, t'intendo, voce di morte, io vengo.—

Marcellina svenne fra le braccia di suo padre, che la sostenea combattuto da doppia ambascia: Girani riguardava l'amato viso che dipinto di pallore mortale gli richiamava il suo prossimo destino; tra commosso e addolorato strinse teneramente la mano della misera, la accostò alla tremante bocca, e pronunziando il di lei nome, per l'ultima volta parve fruire la vita fuggitiva dalla cara morente luce del di lei volto: indi innalzati gli occhi al cielo, si mise coraggioso fra i soldati che doveano scorgerlo sul sentiero di morte.

VIII.

Procedeva a lento passo il corteggio funebre e pervenne a una vicina campagna, ove era schierata gran parte dell'esercito e lo stato maggiore. Girani in cui più non poteano nè dolore nè amor di vita, inoltrò senza far motto nel fatale recinto: se gli strapparono dalle spalle le onorate insegne del suo grado, ma prima che si gittassero a terra volle baciarle, e con quel bacio parea dire che mai non le ebbe disonorate.

Ruppe solo il silenzio allorchè si volea bendargli gli occhi.—Io vissi sempre siccome soldato d'onore e muojo senza viltà: non ebbi mai alle spalle l'inimico, non fuggii mai i perigli, nè ora tremerò di vedere la morte. Vibrino i miei amici al cuore, ei solo n'è colpevole: io perdono loro questa necessità e gli amo come fratelli.—Colle braccia aperte ponendo gli occhi al cielo, e susurrando il nome della sua Marcellina, calava il ginocchio l'intrepido e stava attendendo il dardo mortale.