Già si annunziava la presa del Pistornino e il trionfo dell'inimico, si suonava a raccolta e si dava il segno della ritirata. Il Comandante della banda che avea assalito il tempio innanzi di ritirarsi, agognando a qualche vendetta, trasse furioso contro colei che gli venia indicata, e l'avrebbe trafitta, nè la vittima se gli opponeva, se il sacerdote non frapponea la mano di pace in mezzo ai micidiali ferri, e non chiedeva atteggiato di pietà e di sdegno, che non si macchiasse di sangue la casa di Dio. Allora il furente soldato ordinò a' suoi che seco trascinassero la Marcellina, serbandola a miglior uopo all'ira vendicatrice de' traditi, e si precipitò dal colle per condursi a salvamento.

Tanto narrava dirotto nel pianto il padre, che inquieto sul destino della figlia erasi coll'alba condotto a Casteggio, e nel bollore della mischia avea osato inoltrare il piede in fino alla chiesa. Fu il misero presente al duro caso, invano pianse e pregò, seguì da lunge il fuggiasco stuolo, imprecando ai crudi che gli strappavano l'unica sua figlia; ma temendo lui pure non facessero prigioniero nè più potesse giovare alla figlia, abbenchè con acerbissima ambascia, diede ai crudi le spalle, e coll'incerto piede ricalcando la via già trita, mentre lasciava addietro il cuore, venne in traccia di Girani. Gli chiede Marcellina e mettea col disperato dolore compassione, e animava ora questo ora quello a seguirla e sottrarla a tanto infortunio.

XVII.

Fu turbato Lannes all'improvviso disastro, e mille smanie di dolore e di gelosia trafiggeano a prova il povero Girani, nell'idea della sua sposa abbandonata alla licenza de' soldati, o fra le estreme agonìe d'obbrobriosa morte. Si volse disperato al Generale, e per tutto premio di quanto avea operato, chiese una banda di arditi con cui volare a liberare la sposa.

Si annuì all'inchiesta e tosto i più animosi si strinsero intorno a lui: presentendo la via che doveano percorrere i nemici, si misero con disperato coraggio in cammino. Era un correre, un precipitarsi l'andar di que' prodi, era un anelito, una smania il lor desiderio: non ebber sosta finchè videro lontano il nemico drappello che nelle campagne di Casatisma camminava verso il Po.

Si era l'ostile banda assai ingrossata raccogliendo i fuggiaschi, ma nel pensiero che fra quegli era la rapita sposa nulla trattenne Girani, chè amore non sente nè forza nè perigli. I suoi voleano far fuoco, ma ei pensò come taluno di questi dardi di offesa poteano innocenti ferire colei che voleasi liberare.—Amici, le vostre sole spade ne dieno la vittoria.—Disse, e gridando Marcellina, d'un tratto raggiunse i fuggitivi, si accese la pugna e cadeano d'ogni parte colpi e ferite.

Marcellina riconobbe lo sposo, il chiamò, e fu quella voce esca novella all'incendio di lui ed al valore dei soldati, sicchè fu tanta la calca e la strage, che cedeva il nemico e prendeva la fuga. Allora il feroce capitano, quello stesso che avea dal tempio rapita Marcellina, avvicinatosi a lei che quasi libera stava per volare fra le braccia dello sposo, gridò—Il tradimento non fia impunito, abbiti francese la tua vittima,—e colla spada ferì la misera che cadde.—Assassino—grida Girani, e già lo ha steso al suo piede, mentre i di lui seguaci si dileguano.

XVIII.

Amore vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura che riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli prestavano soccorso.

Schiuse ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di ritrovarsi fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve sorriso il dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera, tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo: intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò sull'amato volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e ne raccolse un soave sospiro.