Non vi erano cortigiane propriamente parlando, o prostitute che esercitavano questo vergognoso mestiere nelle città governate dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di serragli, di ginecei, nei quali le donne libere o schiave lavoravano all'ago o al fuso, e dove il padrone trovava facile il piacere, ed un'emulazione sempre compiacente per servirlo.
[pg 46] I concubinati, essendo per loro natura, estranei alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano se non dal capriccio delle persone che li contraevano e che li rompevano senza tanti scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato di famiglia in Francia.
I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose per soddisfare i loro amori, per lasciare o per prendere una concubina. Vivevano nei loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro soggetti, che udivano appena il rumore delle orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano a tutte le specie di disordini, passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.
E come ai primi tempi la corruzione soggiornava in mezzo al clero; Martiniano, monaco di Rabais, al X secolo, diceva ai preti del suo tempo: «È forse legge vostra di prender moglie e di avere relazioni con donne? di contaminare con tutte le specie di lussuria il vostro corpo che è stato creato per ricevere il cibo degli angeli?»
Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento questa confessione spoglia di ipocrisia: «Noi stessi che dovremmo dare l'esempio, siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita, ed invece di essere i pastori del popolo ci comportiamo tali lupi divoranti!»
Non è qui il caso di esporre gli orribili vizi della gente di chiesa, che credevano fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano il diritto di assolvere qualunque peccato; non cercheremo nemmeno in questo libro di penetrare negli archivii dei conventi [pg 47] per ricercarvi la lunga lista di quelli che furono riformati, scomunicati, soppressi a causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti; basti dire che non era possibile di trovare un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali non fossero stati a più riprese focolari d'impudico contagio.
La depravata condotta dei preti e dei monaci, non era che troppo imitata dai laici che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi. In presenza di tali modelli di corruzione, il popolo non poteva certo aver la pretesa di restar puro e virtuoso.
Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo nel constatare la profonda degradazione dello stato sociale e tutti ne attribuivano la causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche proporzioni.
Nelle provincie i signori facevano bella mostra di tutti i loro vizii, non conservando alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio della selvaggia impudicizia che caratterizzava l'uno e l'altro sesso. Nel 990, correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania e conte di Poitiers, avesse avuto adultero commercio con la moglie del visconte di Thouars, presso il quale era stato ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava un'occasione favorevole per vendicarsi della rivale. Un giorno vistola passeggiare a cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello di Talmont, accorse con un buon seguito di paggi e di scudieri; la fece rovesciare per terra, la colmò d'ingiurie e di percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono un dopo l'altro fino al giorno [pg 48] seguente, per obbedire agli ordini della padrona che li eccitava, contemplandoli. La mattina, la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte di Thouars non potette nè lagnarsi, nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata, mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello di Chinon.
Ma è soprattutto nei Penitenziali che bisogna cercare gli occulti misteri della corruzione. È là che il peccato della carne si compie con tutte le audacie, che non si limita solo agli illeciti congiungimenti fra i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili capricci della depravazione. «Si vorrebbe credere, dice il signor de la Bedollière, per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati nei Penitenziali fossero puramente accidentali». Ma è certo che invece tali orrori erano troppo frequenti e che spandevano poco a poco una corruzione latente in tutte le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere in questo codice primitivo della confessione, i fatti che concernono gli atti più secreti del matrimonio, quelli che toccano all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni contro natura, e quelli infine che caratterizzano il delitto di bestialità.