Erano peccati veniali se gli sposi non avevano consacrato la prima notte di nozze a pratiche devote; se il marito che si coricava con la moglie non si fosse lavato prima di entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata in chiesa, all'epoca delle sue regole. Ma il peccato diveniva più grave quando gli sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.
[pg 49] L'incesto si moltiplicava sotto le forme più vergognose; i figli non risparmiavano la madre; la madre essa stessa non rispettava l'innocenza dei suoi più giovani rampolli; i fratelli attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva con la figlia! Per simili turpi atti vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a digiuni ed a continenze.
Il peccato contro natura aveva innumerevoli varietà agli occhi del confessore, che applicava anche per esso diverse specie di penitenza. I vizii antifisici delle donne erano puniti così severamente quanto quelli degli uomini.
Talvolta l'incesto associandosi al delitto contro natura, ne aggravava l'infamia ed il castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa per commettere simili obbrobriose indegnità.
Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze libere, trovavasi in uno stato di notevole prosperità. Sauval dichiara nelle sue compilazioni, che gli statuti di questa disonesta corporazione, ebbero corso, pel loro occulto governo, fino agli stati di Orleans, nel 1560.
San Luigi cercò, ma invano, di mettere un argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263, scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate di San Denis, e al conte Simon de Nesle: «Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano con le loro infamie il nostro fedel popolo e che trascinano tante vittime nel fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo altresì ordinato di perseguitare questi scandali [pg 50] tanto nella città che nella campagna, e di purgare assolutamente il nostro reame da tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».
Un orribile libertinaggio essendosi insinuato in tutte le classi sociali sin dai tempi delle crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno dei francesi in Palestina aveva acclimatato in Francia, minacciava ancora d'infettare i costumi e di corrompere tutta quanta la popolazione.
A partire dall'undicesimo secolo un sensibile miglioramento si fece sentire nei costumi pubblici e privati. Vi rimanevano ancora senza dubbio molti disordini, presso i nobili e nel basso popolo, ma i primi non davano più in comune l'esempio della perversità e del vizio.
Certo si deve all'influenza della cavalleria la conversione del più grande peccatore che l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo duca di Aquitania, nono a portare tal nome, fu il più pericoloso ingannatore di donne ed il più gran libertino, la cui riputazione abbia percorso il mondo. Passò senza scrupoli e senza por tempo in mezzo dal culto della materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità alla fede.
Le crociate furono il più bel momento della cavalleria e non di meno nessuno può negare che questa prodigiosa massa di uomini di tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia riscaldata nel suo seno il germe corruttore della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano, dice l'abbate Fleury, sia quelli che i pellegrini avevano apportati dai loro paesi, [pg 51] sia quelli che avevano conosciuti nei paesi stranieri.»