La principessa dopo aver accettato, chiese solo che si fosse maritata la sua pupilla in figura. E si trovò subito un gentiluomo fedele al re che si offrì, e che, la cerimonia matrimoniale terminata, lasciò il posto all'augusto supplente.

Lo zelo dei compiacenti andava talvolta di là dai desiderii dei principi. Il duca di Saint-Simon si offrì a Luigi XIII di servirgli da intermediario presso la signorina di Hautefort. Se Luigi XV, ebbe per amante Madamigella di Romans, lo dovette alla previdenza di sua sorella la signora Varnier, che la fece venire da Grenoble a Parigi per procurarle questo bell'impiego.

Meglio ancora, vi è la madre che vende la figlia. Madama di Entragues diede sua figlia ad Enrico IV. La signora di Sevigné racconta che Luigi XIV adolescente aveva manifestato un desiderio per la signorina di [pg 147] la Mothe-Argencourt, cosa di cui la famiglia di lei andava superba. Il cardinale e la regina madre, per estinguere questo fuoco nascente, mandarono il giovane re a Vincennes. La signora d'Argencourt, sospettando che avessero fatto ciò per tema che sua figlia non avesse la pretensione di farsi sposare dal re, si sforzava di rassicurare il cardinale e la regina madre, dicendo loro che ella non mirava sì alto, ma che aspirava soltanto al posto di favorita!

Il vizio in quel tempo non aspettava l'età matura per svilupparsi nella donna. Montaigne a proposito del pervertito spirito delle giovanette scrive:

«In loro paragone noi non siamo che fanciulli in questa scienza dell'amore. Tutto quelle che noi crediamo di apprenderle, esse lo hanno già digerito senza il nostro concorso. Le mie orecchie udirono un giorno, in un luogo in cui eravi una compagnia di giovanette, le quali non potevano mai sospettare di essere spiate, cose che mi è impossibile di ripetere. Dio mio! esclamai, non c'è bisogno di andar a studiare le frasi del Boccaccio né dell'Aretino per creare delle maliziose. A che perdiamo noi il nostro tempo?!

Non vi esistono nè parole, nè esempii, nè pratiche che esse non conoscano meglio dei nostri libri».

Nelle cronache scandalose degli ultimi secoli sono registrate in egual quantità sregolatezze di donne e di giovanette.

Ed a tal proposito i grandi non arrossivano nemmeno i raccontar le loro conquiste, è così che il signor di Valfons enumera con compiacenza, come l'hanno fatto il cardinale [pg 148] di Retz e di Bassompierre, le numerose giovanette di cui ottenne i favori. Racconta pure come una graziosa avventura il fatto che un suo amico essendosi introdotto in qualità di giardiniere in un convento, vi sedusse tre disgraziate di cui cita perfino i nomi. Del resto, si era talmente abituati a corteggiare le giovanette per illeciti fini, che si teneva per abile quella che del corteggiatore facesse un marito. Ma, come si è visto, i candidati al talamo erano pieni di compiacenze circa il passato di quelle da cui chiedevano una prole, e non le rifiutavano quando le sapevano atte per.... esperienza a potergliela dare.

Ai giorni nostri questa grande libertà di abitudine non è più di moda; se talvolta accadono casi poco edificanti, i quali portano a conoscenza del pubblico qualche grosso scandalo, almeno non si fa mostra delle turpitudini della vita in pieno giorno. C'è, come l'abbiamo detto, progresso in decenza ed in pudore, e non si vedono nemmeno più di quegli atti ignominiosi ed infami ai quali si abbandonavano senza vergogna i gentiluomini dei secoli passati. La nostra epoca non è più viziosa di quella trascorsa; è forse più snervata, più generalizzata in godimenti in seguito a cause di eccitamenti che si incontrano con maggior frequenza.

Fra queste cause bisogna incriminare l'alimentazione che diventa di più in più animale, la miseria che spinge la donna ad offrirsi all'uomo sotto tutte le forme, e che obbliga nelle grandi città a vivere in una sola stamberga, su un sol mucchio di paglia e padre e madre e figli, i quali ultimi sono corrotti di buon'ora dall'esempio dei genitori che [pg 149] procreano sotto i loro occhi, e dalle reciproche nudità che nulla vela!