Ma nei secoli passati non era forse peggio? Tali legami si contraevano pubblicamente, e si vedevano, con interesse, prepararsi, concludersi ed infrangersi.

Gli uomini a buona fortuna non s'incomodavano punto per nascondere i dettagli delle loro relazioni alla curiosità pubblica.

Perfino il duca di Richelieu era un incorreggibile chiacchierone su tali argomenti; di lui la duchessa di Orleans diceva:

«È tanto indiscreto e chiacchierone che, ha dichiarato egli stesso, di rifiutare un'imperatrice bella come il giorno, anche fosse pazzamente innamorata di lui, se mettesse per condizione di dover tacere i loro amori.»

Le donne che i galanti compromettevano in tal modo, non se ne adiravano, poichè elleno stesse divulgavano i proprii intimi secreti. La signora di Motteville riporta questo [pg 145] tratto caratteristico riguardante la moglie di Enrico di Condè:

«Io le ho udito dire, un giorno che ella motteggiava con la regina sulle sue passate avventure, parlando del cardinale Pamfilo divenuto papa, che rimpiangeva che il cardinale Bentivoglio, suo intimo, non fosse stato eletto lui, per potersi ella vantare di aver avuto amanti di tutte le condizioni: Papi, re, principi, cardinali, duchi, marescialli di Francia e gentiluomini!»

Sainte-Beuve ci apprende che non si trovava nulla a dire nel vedere Madama di Saumery istallata presso il maresciallo di Duras e dirigendo la casa di lui invece della moglie, relegata in campagna. Tutti ricevevano questa coppia illegale come una legittima, ed il signor di Duras era il decano dei marescialli, e non si chiamava Madama di Saumery altrimenti che la Contestabile.

Molti mariti raccomandavano essi stessi alle loro mogli di non urtare in questa maniera i principii della gente.

Perfino i re facevano noto i propri vizii senza vergognarsi, ed i signori della corte prestavano loro man forte e li incitavano. Enrico II pregava la regina Margherita, che vi si prestava di buona grazia, d'assistere allo sgravo di una damigella di onore da lui incinta alla età di sedici anni. Il duca di Montbrillard, quantunque ammogliato, faceva come Luigi XIV coi suoi bastardi, quando pretendeva che le sue amanti fossero eguali a mogli legittime, ed avendo avuto da una di essa un maschio e da un'altra una femmina, li sposava insieme per far cessare ogni possibile disaccordo sulla questione dell'eredità. Poi mandava questa coppia [pg 146] incestuosa a Parigi, per farli riconoscere quali figli legittimi, pretensione del resto questa sostenuta da tutti i grandi di corte.

Nessuno trovava a ridire a questi scandali. Non si vide forse alla morte di Gabriella d'Estrèe, Enrico IV ricevere le condoglianze del corpo diplomatico e quelle del parlamento di Parigi? Non si vide forse ancora, dice Sully, il presidente Jeansein consigliare Enrico IV a mettere in carcere il principe di Condè, il quale voleva sottrarre sua moglie alle ossessioni del re. Lo stesso re, avendo gettate le mire sulla signorina di Moret, credette regolare di domandarne la mano... sinistra alla principessa di Condè che l'aveva educata, e di discutere con lei le condizioni di tale mercato.