I Lidii, soggiogati dai Persi, comunicarono ai proprii vincitori i loro vizii. Questi Lidii che avevano nelle loro armate una folla di ballerine e di musicisti meravigliosamente, [pg 10] esercitati nell'arte della voluttà, appresero ai Persi ad avere in grande considerazione simili donne che sonavano la lira, il tamburo ed il flauto.

La musica divenne allora il pungolo del libertinaggio e non si davano grandi pranzi, nei quali l'ebbrezza e gli stravizii non fossero sollecitati dal suono degl'istrumenti, da canti osceni e dalle lascive danze delle cortigiane.

Questo vergognoso spettacolo, questo preludio dell'orgia sfrenata, gli antichi Persi non lo risparmiavano nemmeno agli sguardi delle loro mogli e delle loro figlie, che pigliavano parte ai festini senza velo e coronate di fiori. Riscaldate dal vino, animate dalla musica, queste vergini, queste matrone, perdevano ogni contegno, e con la coppa in mano accettavano, scambiavano, provocavano le sfide più disoneste in presenza dei rispettivi padri, mariti, fratelli e figli. Le età, i sessi, le condizioni si confondevano sotto l'impero della vertigine generale; i canti, i gridi, le danze raddoppiavano, ed il pudore, pel quale nè occhi nè orecchie erano rispettati, fuggiva nascondendosi sotto le pieghe del suo velo. I banchetti e gl'intermezzi si prolungavano in tal modo fino a che l'aurora faceva impallidire le torce e che i convitati seminudi, cadevano l'un sull'altro addormentati nei letti di argento e di avorio.

L'Egitto adorava Iside, il cui culto misterioso ricordava con una folla di allegorie la parte che rappresenta la donna o la natura feminile nell'universo. In quanto al suo sposo Osiride, era l'emblema della natura feminile. Il Bue e la Vacca erano dunque i simboli di Osiride e di Iside; i sacerdoti e le sacerdotesse [pg 11] portavano nelle cerimonie il Van mistico che riceveva il grano e la crusca, ma che conservava il primo rigettando il secondo; i sacerdoti portavano ancora il Tau sacro, o la chiave che apriva le serrature meglio custodite. Vi erano ancora l'occhio, con o senza sopracciglie, che si situava accanto al Tau negli attributi di Osiride, per simulare i rapporti dei due sessi. Alle processioni di Iside, le ragazze consacrate reggevano il Cyste mistico, ceste di giunchi contenenti dolciumi ovali e bucati nel mezzo, simili a ciambelle; accanto ad esse una sacerdotessa nascondeva nel seno un'urna di oro, nella quale era conservato il Phallus, definito da Apollo: «L'adorabile immagine della divinità suprema e l'istrumento dei più secreti misteri».

È evidente che in un simile culto l'opera della carne era considerata come avente il primo posto sopra tutte le cose, e per conseguenza i sacerdoti usavano del loro prestigio, e s'incaricavano d'iniziare ad infami stravizii i neofiti dei due sessi.

Il vizio e la corruzione presso questo popolo era arrivato ad un tal punto, che non si davano agli imbalsamatori i corpi delle giovani se non tre o quattro giorni dopo morte, per tema che non abusassero dei cadaveri.

I libri santi sono pieni di passaggi che ci indicano i quadrivi delle strade che servivano da campi di fiera alle lussuriose. È vero che queste donne non erano ebree, almeno la maggioranza, giacchè la scrittura le qualifica per straniere.

Il soggiorno degli Ebrei in Egitto, dove i costumi erano depravatissimi, pervertì [pg 12] considerevolmente i loro. Mosè, questo savio legislatore, lasciò agli Israeliti per prudenza la libertà di aver commercio con donne straniere, ma fu implacabile contro i delitti di bestialità e di sodomia.

La maggior parte dei luoghi infami erano diretti da stranieri, per lo più sirii, le donne che li frequentavano erano anche sirie, giacchè Mosè proibiva assolutamente la prostituzione alle donne Israelite.

Nondimeno i vizii più vergognosi infestavano il popolo di Dio. Il profeta Ezechiel ci dà una pittura spaventevole della corruzione ebrea; nelle sue terribili profezie non parla che di cattivi luoghi aperti al primo venuto, di tende da donnaccie piantate su tutti i cammini, di case scandalose ed impudiche; non vi si scorgono che cortigiane vestite di seta e di merletti scintillanti di gioielli, profumate da capo a piedi; non si contemplano che scene infami di fornicazioni.