E quando Ottaviano imperatore de Roma ordinò Marcello Duca de' Napolitani, in de lo tempo de quillo Marcello, essendo consiliario e quasi rettore suo o vero maistro [un] omo sagace e discipolo delle muse, chiamato Virgilio Mantoano, si forono fatte le chiavi[che] sotterra, che, in de la cità de Napoli, aveno curso a lo mari [e] li puzi propinqui per le strate maiestre, con condutti de acqui, per diverse vie e suttile artificio. Le quale acque congregate in uno alto de uno monticello, clamato Santo Pietro ad Cancellaria, correno a le fontane puplice, fatte e edificate ne la ditta cità, per la sagacità de lo ditto Marcello, e per pregaria de lo ditto Virgilio. Lo preditto Imperatore clamò Napoli donna de nove cità, oppido o vero castello murato. Lo quale Virgilio, ne la predicta cità[340], scrisse lo libro de la Georgica, nel tempo quando Ottaviano ordinò Marcello Duca de li Napolitani.
Qui si narra como Virgilio fece la mosca in Napoli.
In de la quale cità, per lo airo delle padule, [le] quale a lei son propinque, in quillo tempo lì era grande abundancia de mosche, in tanto che quasi generavano mortalità. E lo sopraditto Virgilio per la gran affectione la qual'avea a la ditta cità e a li soi citadini, sì fece per arte de nigromancia una mosca de oro, e fecela forgiare grande quanto una rana, sub certi punti de stelle, che [per] la efficacia e virtù de la quale mosca, tutte le mosche create ne la cità fogeano, secondo che Alessandro parla in una sua opera, che isso vedette la preditta mosca in una fenestra de lo castello de Capuana. E Gervasi in de la soa coronica, la quale se intitula li Responsi Imperiali, prova questa cosa essere stata cussì. De poi, la ditta mosca levata da quillo loco, e deportata a lo castello de Cecale, si perdio la virtù.
Como Virgilio fece la sanguisuca in acqua.
Et eciamdio fe' fare Virgilio una rana o vero sangue suca, che al presente cussì ei chiamata, de oro, formata sotto certe costellaciuni de stelle, la quale fo gettata a lo profundo de uno puzo, per la efficacia e virtù de la quale sangue suca, tutte le sangue suche forono scazate dalle acque de la cità de Napoli, le quale [c]e abundavano [in] gran quantitati. E como al presente manifestamente vedimo, operante la divina gracia, senza la quale nisuna cosa si potè fare perfetta, la preditta gracia e virtù dura fino al dì de oge, e durarà in aeternum.
Como Virgilio fece uno cavallo de metallo, per arte di nigromancia, lo quale guario tutti li cavalli che se appressemavano ad ipso.
Anche lo ditto Virgilio fece forgiare uno cavallo de metallo, sotto costellacione de stelle, che per la visione sola de lo cavallo, o sulo per se li appressemare altri cavalli stimolati da alcune infirmitati, si aveano remedio de sanità; lo quale cavallo li menescalchi de la cità de Napoli, avendo de ciò gran dolore, imperzò che no aveano guadagno alle cure de li cavalli infirmi, sì andarono una notte e perforarolo in ventre. Da poi, per la quale percussione e rottura, lo ditto cavallo perdìo la virtute; unde de poi fo convertuto a la construccione delle campane della maiure ecclesia de Napoli in de l'anno del nostro Singnor Iesù Cristo MCCCXXII. Lo quale cavallo si stava guardato ne la corte de la preditta maiore ecclesia de Napoli; de lo quale cavallo si crede che la piaza o vero segio de Capuana porte le arme o vero insegna, zoè uno cavallo in colore de oro senza freno. Per la quale cosa, quando lo serenissimo prencepe re Carlo I intrao in ne la cità de Napoli, maravegliandosi delle arme de questa piaza e de la piaza de Nido, la quale anche per arme avea uno cavallo tutto de nigro, senza freno, sì comandò che fossero scritti dui versi, li quali in questa forma dissero:
Hactenus effrenis, nunc freni portat habenas;
Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum.
De li quali versi la sentencia in vulgare si ei questa, che lo re iusto de Napoli doma quisto cavallo sfrenato; a li uomini senza freno, li apparecchia le retene [de lo] freno.