Fece una testa d'uomo di rame con tanta maestria ch'ella rispondeva acciò ch'egli domandava, e una volta fra l'altre la dimandò d'uno viagio ch'egli doveva fare e come ne dovesse arrivare; la testa gli rispuose: se guardi bene la testa arriverai bene. Virgilio intese di quella testa e non della sua, onde per lo chammino il sole chaldissimo gli percosse la tessta tutto giorno e gravollo sì ch'egli se ne puose a giaciere, e crescendo il male ordinò d'essere soppellito a uno castello fuori di Roma, nel quale poi che fu morto per la detta cagione fu soppellito, e ivi sono ancora l'ossa sue; le quali si soleano molto guardare, però che una volta i Romani le vollono rechare irroma, e com'elle furon mosse il mare si turbò maravigliosamente e ghonfiò sì forte chel chastello e Roma ne fu a pericolo; e riposte l'ossa nel luogo loro tornò in bonaccia, e poi non si toccharo mai. E tutte le dette cose e molte magiori fece Vergilio per l'arte della stronomia; e questo fu quello Vergilio sopra il chui dire Dante si fonda, e di chui disse così:

«Or se' ttu quel Vergilio e quella fonte....

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

lo bello istile che mm'à fatto onore.»

(Dal cod. Riccardiano 1922 a c. 135ª).

XIV. BUONAMENTE ALIPRANDO

(Ved. vol. II, pag. [147] sgg.).

Di Virgilio Mantovano gran Poeta, dalla sua natività fino alla morte.

Mantova un suo cittadino avia,

Per dritto nome Figulo chiamato;