Una pittura di Perin del Vaga rappresentante la scena della vendetta fu riprodotta da E. Vico in una incisione che porta la data di Roma 1542 e la scritta: «Virgilium eludens meritas dat foemina poenas»[239]. In un manoscritto dei Trionfi del Petrarca, esistente nella biblioteca Laurenziana, una miniatura che illustra il Trionfo d'Amore rappresenta quattro fra le più illustri vittime dell'alato Dio: Ercole che fila, Sansone tosato, Aristotele col basto e Virgilio nella cesta[240]. Esiste tuttora vivente sulla bocca del popolo un racconto simile a Sulmona, ma in esso la vittima è Ovidio, che veramente per le sue poesie e avventure galanti lo meritò più di Virgilio[241].

La seconda parte della novella trovasi in uno dei tanti libretti popolari italiani che si ristampano continuamente e si diffondono fra la plebe. Essa però non è riferita a Virgilio ma ad altro mago, Pietro Barliario (scambiato a torto da taluni con Pietro Abelardo)[242], il quale, come Virgilio, più d'un fatto prodigioso ereditò dall'antico mago Eliodoro:

«Adirato si parte indi comanda

A' demoni che tosto abbiano spento

Tutto il fuoco che fosse in ogni banda,

Fosse da loro estinto in un momento.

Onde per compir l'opera nefanda

La donna fè pigliar con gran tormento,

E in piazza fu portata di repente,

Nuda, parea che ardesse in fiamme ardente.