[19]. Cfr. Gamba, Diceria bibliografica intorno ai volgarizzamenti italiani delle opere di Virgilio, Verona 1838; Benci, Sui volgarizzamenti antichi dell'Eneide di Virgilio in Antologia di Firenze vol. II (1821) p. 164 sgg.; L'Eneide di Virgilio volgarizzata nel buon secolo della lingua da Ciampolo di Meo degli Ugurgieri, Firenze 1858. Questa traduzione non fu certamente fatta prima che Dante componesse la Divina Comedia, come taluno ha preteso.

[20]. «During the gloomy and disastrous centuries which followed the downfall of the roman empire, Italy had preserved in a far greater degree than any other part of western Europe the traces of ancient civilisation. The night which descended upon her was the night of an arctic summer. The dawn began to reappear before the last reflection of the preceeding sunset had faded from the horizon.» Macaulay, Ess. on Macchiavelli p. 64.

[21]. Vietor Der Ursprang der Virgilsage nella Zeitschrift für romanische Philologie di Gröber, I, (1887), p. 165-178 sostiene con critica ragionante ma pregiudicata, che la leggenda Virgiliana è tutta d'origine letteraria e il popolo non c'entra per nulla. Così, ma con critica più grossa, incomposta ed inesperta, Tunison Master Virgil the author of the Aeneid as he seemed in the middle ages, Cincinnati 1890. Più accorto e ragionevole Graf Roma nella memoria ecc., II, p. 22 sgg. riconosce l'origine popolare della leggenda, ma sostiene che non sia questa senza rapporto colla leggenda letteraria, cosa che noi non neghiamo, ma anzi, nei dovuti termini, affermiamo. Alcuni sani concetti esprime su tal proposito anche Stecher La lègende de Virgile en Belgique in Bull. de l'acad. roy. de Belgique, cl. des sciences 3me serie, t. XIX, 1890, p. 602 sgg.

[22]. Pubblicata negli Scriptores rerum brunsvicensium di Leibnitz, voi. II, p. 695-698.

[23]. Pubbl. da Leibnitz negli Scriptores rerum brunsvicensium, vol. I, p. 881 sgg. Benchè la data dell'opera sia il 1212, i ricordi napoletani di Gervasio risalgono, come rilevasi da qualche passo dell'opera stessa, ad un'epoca assai anteriore. Troviamo da lui citato un fatto del 1190 ed un altro più antico, del 1175.

[24]. Tutta la parte a ciò relativa fu pubblicata separatamente con dottissime illustrazioni dal prof. Liebrecht, Des Gervasius von Tilbury Otia imperialia, in einer Auswahl, etc. Hannover, 1856.

[25]. I dubbi sollevati circa l'autorità di questi scrittori dal Vietor (op. cit. p. 171 sgg.) sostenendo che di queste leggende e di Virgilio il popolo napoletano non ne sapeva nulla, mancano di ogni buon fondamento e riposano su di un falso ragionare suggerito da falsi preconcetti. Sono costoro creduli invero e come tali possono anche esagerare aggiungendo qualche frangia alle fanfaluche che riferiscono e anche credono, ma una critica sana ed impregiudicata non potrà dedurre da ciò che inventino fatti e cose e il nome di Virgilio introducano essi là dove il popolo non ne sapeva. Del resto quel ch'essi riferiscono circa le credenze napoletane è confermato da altri scrittori e dai napoletani stessi, come vedremo.

[26]. Ueber den Zauberer Virgilius nella Germania di Pfeiffer, vol. IV, (1859) p. 257-298. Ved. p. 264.

[27]. Alexandri Neckam De naturis rerum libri duo, with the poem of the same author De laudibus divinae sapientiae, edited by Thomas Wright. London, 1863.

[28]. Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint explanare tentavit Franciscus Michel. Paris, 1846. Vedi p. 18 sgg.