[60]. Joh. Burchardi diarium, ed. ab Ach. Gennarelli, Flor. 1854, p. 317.

[61]. Cfr. su questo scrittore del XII sec. e il suo poema E. Pércopo I bagni di Pozzuoli poemetto napoletano del sec. XIV, Napoli 1887, p. II sgg. (Estr. dall'Arch. stor. per le prov. napol. XI, pp. 597-750.)

[62]. Cap. 29.

[63]. Vedi Du Méril, l. c.

[64]. Cron. di Partenope, cap. 29.

[65]. Cf. Panvinio, Il forest. istr. alle antichità di Pozzuoli ecc., p. 100. De Renzi, Storia della medicina in Italia, II, p. 148. Mazza, Urbis Salernitanae historia (in Thes. Graev. et Burm., tom. IX, p. iv) p. 72 sg.

[66]. I telesmi di Apollonio Tianeo sono attribuiti dallo pseudo-Giustino (V sec.) a profonda cognizione «delle forze della natura e delle loro simpatie ed antipatie.» Cf. Roth, op. cit., p. 280. Certo non può credersi sia la magia diabolica quella che Alberto Magno dice di avere sperimentata egli stesso: «cuius etiam veritatem nos ipsi sumus experti in magicisOper., t. III (Lugd., 1625), p. 23. Intorno alla testa che parlava fatta da costui, dice il nostro antico scrittore: «e non fu per arte diabolica nè per negromanzia però che gli grandi intelletti non si dilettano di ciòe; poichè è cosa da perdere l'anima e 'l corpo, che è vietata tale arte dalla fede di Cristo.» Sopra ha detto che ei la fè «per la sua grande sapienzia... a sì fatti corsi di pianeti e calcola così di ragione ch'ella favellava.» Rosario della vita di Matteo Corsini ap. Zambrini, Libro di novelle antiche, p. 74.

[67]. Commento sopra Dante, Inf. I, 70.

[68]. L'ars notoria, derisa da Erasmo, non ha nulla di diabolico, ma intende a procurare la conoscenza di varie scienze mediante l'osservanza di talune prattiche. Cornelio Agrippa scrisse un libro intorno a quest'arte. Ved. Liebrecht ad Gervas., p. 161. Cf. Roth. op. cit., p. 294. Veggasi però anche quanto ne dice il Virgilio Cordubense di cui parleremo in altro capitolo.

[69]. Morto, secondo Leibnitz, nel 1175.