[85]. Acta Sanctor. Jun., V, p. 112 d.

[86]. Costo, La vera istoria dell'origine e delle cose notabili di Monte Vergine, p. 123 sgg.

[87]. La tradizione locale, citata da tutti gli storici del Monte Vergine, porta che il monte prima di chiamarsi Virgiliano si chiamasse di Cibele, per un tempio che ivi era, sacro a questa divinità. La stessa tradizione fa derivare il nome di Vesta, che porta una località alle falde dei monte, da un tempio di Vesta che ivi si trovava. Ved. Giordano, Croniche di Monte Vergine, p. 27, 38, 45.

[88]. Un antico MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, contenente la vita di S. Guglielmo, dice: «Nuncupatur Mons Virgilianus a quibusdam operibus et maleficiis Virgilii mantuani poetae inter latinos principis; construxerat enim hic maleficus daemonum cultor eorum ope hortulum quemdam omnium genere herbarum cunctis diebus et temporibus, maxime vero aestatis pollentem, quarum virtutes in foliis scriptas monachi quidam nostri fide digni fratres, qui praedictum montem inhabitant, apertis vocibus testantur, saepe casu in praedictum hortum, non semel, dum per iuga montis solatii causa errarent, incidisse, nihilominus intra hortum huiusmodi maleficio affectos esse, ut nec herbas tangere valuisse, nec qua via inde egressi sint, cognovisse retulerunt. Deinde, mutato nomine Virgilii, Virgineus appellatur a semper Virgine Maria, cui templum positum est.» ap. Giordano, Croniche di Monte Vergine, p. 92.

[89]. Noct. att., II, 213. Cf. Serv. ad Aeneid., VII, 740.

[90]. Kretschmer (De A. Gell. fontib. p. 77) e Mercklin (N. Jahrbb. f. Philol. 1861, p. 722) pensano che questo potesse essere un commentario virgiliano d'Igino.

[91]. Così pensa anche Ribbeck, Prolegg., p. 25.

[92]. La Cronica di Partenope lo pone sopra Avella et appresso Mercholiano. Mercogliano però è più prossimo ad Avellino che ad Avella, e forse per questo Roth crede che nella Cronica debba leggersi Avellino invece di Avella (op. cit., p. 226). Ma lo Scoppa dice chiaramente «supra Abellam nunc Avellam quam Virgilius in Georg. maliferam... nuncupat.» Il padre Giordano (Cron. di Monte Vergine, p. 85 sgg.) arriva fino ad affermare che Virgilio pose in Avella la sua residenza estiva. Del resto è chiaro che la leggenda non poteva indicare precisamente il luogo di un giardino così maraviglioso. Nel MS. del Monte Vergine, del sec. XIII, già sopra citato, si parla di alcuni monaci che asserivano di averlo veduto, essendovisi imbattuti a caso, ma di non sapere nè come vi fossero entrati, nè come ne fossero usciti. Altri monaci dicevan lo stesso nel sec. XVII, ed il padre Giordano registra anche i loro nomi! Cron. di Monte Vergine, p. 92 sgg.

[93]. È pur notevole che due delle leggende napoletane su Virgilio (quella dei serpenti, e quella delle facce di pietra) si referiscano appunto alla porta di Napoli che conduceva a Nola.

[94]. Veggasi l'epigramma 376 dell'Anthologia latina (Meyer): «De horto domini Oageis, ubi omnes herbae medicinales plantatae sunt.»