[140]. Du Méril, Mélanges, p. 440 sgg.

[141]. Gesta romanorum hrsg. v. Ad. Keller, Stuttg. u. Tübing. 1842; id. hrsg. (deutsch. übers.) v. Graesse, Dresd. u. Leipz. 1847. Cfr. Warton, Dissert. on the Gesta Romanorum nella sua History of english poetry, I, p. CXXXIX sgg. Douce, Dissert. on the Gesta Romanorum nelle sue Illustrations of Shakspeare (Lond. 1836), p. 519 sgg.; Gesta Romanorum hrsg. v. H. Oesterley, Berl. 1871.

[142]. Le Violier des histoires romaines, nouv. édit. p. M. G. Brunet. Paris (Jannet) 1858.

[143]. Tutta la parte relativa a questi racconti è pubblicata in v. d. Hagen, Gesammtabenteuer, II, p. 513 sgg.

[144]. Itinerario, I, p. 155 sgg. (ediz. Asher). Cf. de Guignes in Mémoires et extraits des MSS. etc. I, p. 26; Reinaud, Monumens arabes, persans et turcs, t. II, p. 418; Loiseleur, Essai sur les fables indiennes, p. 153; Norden, Voyage, t. III, p. 163 sgg.

[145]. Due di questi specchi figurano anche fra le leggende arabe pubblicate da Wüstenfeld, Orient und Occident, I, p. 331-335. Nel Titurel uno specchio simile è attribuito al Preteianni. Cf. v. d. Hagen, Briefe in die Heimath, IV, p. 119; Oppert, Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte, p. 175 sgg. La leggenda ne attribuiva pure uno a Caterina de' Medici; Cf. Reinaud, Monumens arabes, persans et turcs, II, p. 418. G. Batt. Porta nella sua Magia naturalis (lib. XVII, cap. 2), arriva fino a dare il preteso segreto per fare ut speculis planis ea cernantur quae longe et in aliis locis geruntur.

Secondo una versione medievale della leggenda troiana il famoso palladio di Troia non consisteva in altro che in uno specchio di questo genere; ved. Caxton, Troye-Boke, l. II, cap. 22, ap. Du Méril, Mélanges, p. 470.

Nei racconti popolari anche a' dì nostri s'incontra assai spesso menzione di questi specchi magici nei quali si può vedere tutto quanto accade nel mondo e che anche rispondono ad ogni domanda. Vedi per es. Afanasieff, Narodnyia russkiia skazki (racconti popolari russi) VII, n.º 2, n.º 41; VIII, n.º 18, e le note relative; Schott, Walachische Märchen, n.º 5, n.º 13; Haltrich, Deutsche Volksmärchen, n.º 30, ecc. Per lo più son descritti come piccoli specchi portatili, ed uno di questi è anche attribuito a Virgilio in un racconto del Gesta Romanorum, (cap. 102, ediz. Keller) secondo il quale Virgilio con questo mezzo avrebbe svelato ad un marito lontano dalla moglie l'infedeltà di costei e le operazioni magiche che col suo amante veniva facendo onde ucciderlo. Vedi v. d. Hagen, Erzählungen und Märchen; Scheible Das Kloster, II, p. 126 sgg.; Simrock, Die deutschen Volksbücher, VI, p. 380 sgg. Forse a questa leggenda si riferiscono i pretesi specchi magici di Virgilio serbati in taluni musei.

Sulle superstizioni medievali relative agli specchi magici, cf. Papencordt, Cola da Rienzo, cap. VI; Orioli nella Biblioteca italiana, fasc. I, 1841, p. 67-90; Du Méril Mélanges, p. 469 sgg.; Dunlop-Liebrecht, p. 201.

[146]. Cf. anche Gower, Confessio amantis, l. 5; Froissart, Poésies, p. 270. A ciò si riferisce anche il Castiaus-Mirèours di Roma, menzionato nel poema francese intitolato Balan; ved. G. Paris, Hist. poét. de Charlemagne, p. 251.