[147]. Pecorone, giorn. 5.ª nov. 1.ª — Anche lo specchio d'Alessandria, secondo Beniamin di Tudela, fu distrutto fraudolentemente da un greco nemico dell'Egitto.

[148]. «Mi ricordo che al tempo di Pio IV capitò in Roma un Goto con un libro antichissimo, che trattava di un tesoro, con una serpe, ed una figura di bassorilievo, e da un lato aveva un cornucopio, e dall'altro accennava verso terra; e tanto cercò il detto Goto che trovò il segno in un fianco dell'arco; ed andato dal Papa gli domandò licenza di cavare il tesoro, il quale disse che apparteneva a' Romani; ed esso mandato dal popolo ottenne grazia di cavarlo, e cominciato nel detto fianco dell'arco, a forza di scarpello entrò sotto facendovi come una porta, e volendo seguitare, li Romani dubitando non ruinasse l'arco, a' sospetti della malvagità del Goto, nella qual nazione dubitavano regnasse ancora la rabbia di distruggere le romane memorie, si sollevarono contro di esso, il quale ebbe a grazia di andarsene via, e fu tralasciata l'opera.» ap. Nardini, Roma antica, ediz. Nibby, I, p. 40.

[149]. Così pure nella Fleur des histoires di Jean Mansel. Ved. Du Méril, Mélanges, p. 438.

[150]. Nell'Eneide di Enrico di Veldecke è attribuita ad un savio chiamato Geomatras. Nel Romans d'Alixandre (ediz. Michelant, p. 46), una lampada sempre ardente è attribuita a Platone:

«En milieu de la vile ont drecié un piler.

C. pies avoit de haut: Platons le fist lever;

Deseure ot une lampe, en sou I. candeler

Qui par jor et par nuit art et reluist si cler

Que partout en peut-on et venir et aler,

Et tous voient les gaites qui le doivent garder.»