[151]. Guglielm. Malmesb., De Gest. reg. angl., lib. II, cap. 10; Alberico di Tr. Font., Chron., par. II, p. 37 a 41; Vincenzo di Beauvais, Speculum historiale, lib. 24, cap. 98 sgg.; Hock, Gerbertus, cap. 15.

[152]. V. d. Hagen, Gesammtabenteuer, II, p. 525 sgg.; Massmann, Kaiserchronik, III, p. 450.

[153]. Gesta Romanorum, cap. 107 (ediz. Keller).

[154]. Pag. 100 dell'ediz. di Loiseleur (Panthéon litt.). Cf. anche i Mille e un giorno, p. 346 (stessa ediz.).

[155]. È noto anche il racconto della testa parlante fatta da Alberto Magno e spezzata da San Tommaso. Un'altra era attribuita al marchese di Villena. Il Tostado (Sup. num. cap. XXI) parla di una testa di bronzo che profetizzava nel borgo di Tabara e di cui il principale impiego consisteva nell'indicare la presenza di qualche ebreo nel paese, gridando «Judaeus adest» finchè l'avessero espulso. Anche nella mitologia nordica troviamo che la testa del gigante Mimir, resa parlante da Odino, era consultata da costui e gli rivelava molte cose riposte. Cfr. Thorpe, Northern mythology, I. p. 15; Simbock, Edda, p. 392.

[156]. Alberico di Trois-Fontaines, Chron., I. c.; Hock, Gerbertus, l. c.

[157]. Cf. anche il regnicolo Bart. Sibylla (fine del XV secolo), Peregrin. quaest. dec., III, quest., 2.

[158]. «Dum Megara vicinum oppidum ferventissimo sole cognoscit languorem nactus est eumque non intermissa navigatione auxit, ita ut gravior aliquanto Brundisium appelleret, ubi paucis diebus obiit.» Donat. Vit. Verg. p. 62 sg.

[159]. Cfr. Piper, Mythologie der christichen Kunst, I, p. 472 sgg.

[160]. Già nel V secolo trovansi recitati i versi della Sibilla nelle chiese il dì di Natale. Cfr. Du Méril, Origines latines du théatre moderne p. 185 sg. e ivi altre notizie sulle Sibille nel medio evo.