[225]. Un cronista di Metz, Filippo di Vigneulles, parla di una festa ch'ebbe luogo in quella città, nella quale su cavalli o carri figuravano illustri personaggi, come David, Alessandro, Carlomagno, Arturo, Salomone ecc., e soggiunge «pareillement estoit en l'ung d'iceux chariots le saige Virgile qui pour femme pendoit à une corbeille.» Vedi Puymaigre, Chants populaires recueillis dans le pays messin, p. 153 e Les vieux auteurs castillans del medesimo, tom. II, p. 79.

[226]. Ved. Langlois, Stalles de la cathédrale de Rouen, p. 173; De la Rue, Essais historiques sur la ville de Caen, p. 97 sgg.; Montfaucon, Antiquité expliquée, tom. III, p. III, p. 356.

[227]. Cf. Bartsch, Peintre graveur, n. 16, 51, 87, 88, 136; Graesse, Beiträge, p. 35 sgg.; Bekker e von Hefner, Kunstwerke und Geräthschaften des Mittelalters und Renaissance, disp. I.ª Wolff, Niederländische Sagen, p. 492 sgg. Al fatto del fuoco estinto viene riferita, senza buon fondamento, una pittura di Malpicci nella Iconographie des estampes à sujets galants etc. par M. le C. d'I*** (Genève 1868) p. 501; a quello però certamente si riferisce un dipinto di I. Steen descritto da Stecher La lég. de Virg, en Belgique, p. 625. — Anche il fatto di Aristotele e Filli fu rappresentato in parecchie opere d'arte; cf. Benfey, Pantschatantra, I, p. 462, sgg. una stampa di G. Coignet.

[228]. Novella inedita di Giovanni Sercambi, Lucca, 1865, (tirata a 30 esemplari). Questa novella con altre dello stesso autore fu poi ripubblicata dal prof. D'Ancona, Novelle di Giovanni Sercambi, Bologna, 1871, p. 265 sgg.

[229]. Marangoni, Memorie dell'anfiteatro romano, p. 51.

[230]. Massmann, Kaiserchronik, III, p. 454.

[231]. Il primo libro delle opere di M. Francesco Berni e di altri, (Leida, 1823), parte I, p. 147. Anche nelle Carte Parlanti di Partenio Etiro (Pietro Aretino), Venezia, 1650, p. 44, si allude a quest'avventura colle parole «che Virgilio nella cesta non ebbe tanto concorso di popolo».

[232]. Questa ottava trovasi in tutte le stampe di quel poemetto. Il prof. Rajna però che ne ha visto e studiato più d'un manoscritto mi assicura che quella ottava, come altre undici o dodici, manca affatto in questi. La più antica edizione conosciuta dai bibliografi è della prima metà del cinquecento.

[233]. Cod. 40, palch. II, fog. 140v 141v. Comunicatami dal professor Rajna. La poesia che la precede nel codice portava il nome di Guido da Siena a cui poi fu dato di frego e sostituito Messer Bartolomeo da Castello della Pieve.

[234]. Questo poemetto che comincia «Or mi posso doler di te Tubbia» e finisce «E tu ti goderai col tuo marito» trovasi in un codice di proprietà di C. Guasti. I versi che qui comunico furono trascritti per me dal prof. d'Ancona. Il verso sesto della prima ottava manca nel MS.