[251]. Hagen (Briefe in die Heimath, IV, p. 106) fa notare che dove ora è Santa Maria in Cosmedin fu il tempio della Pudicizia, e quindi spiega l'origine della leggenda. Certo quel tempio o cappella (sacellum) dovette trovarsi lì presso nel fôro boario, ma oggi gli archeologici (Cf. Bekker-Marquardt, Handbuch der röm. Alterthümer, I, 480 sg.) non credono fosse dove è quella chiesa, ove invece pongono il tempio di Cerere. Del resto nella più antica notizia (Mirabilia) la leggenda che a ciò si riferisce non parla di oracoli piuttosto relativi alla castimonia delle persone, che ad altro. Ved. anche la Beschreibung der Stadt Rom. di Platner ecc. I, III, p. 381, Crescimbeni, Storia della Basilica di Santa Maria in Cosmedin. Roma, 1715.

[252]. Cf. Massmasn, Kaiserchronick, III, p. 449. — Come l'avventura del paniere così questo aneddoto figurò in opere d'arte. Esso si ritrova anche fra le varie stampe di Luca di Leida relative alle astuzie femminili. Cf. (oltre a Bartsch) Passavant, Le Peintre graveur, III, p. 9. Di una pittura a ciò relativa, che trovavasi in una casa di Roma parla la Beschreibung der Stadt Rom. di Platner, III, I, 382.

L'antico poeta tedesco Hans Sachs (XVI sec.) attribuisce a Virgilio un ponte sul quale al suonar di una campanella non poteva reggersi se non chi avesse serbato la fede coniugale. Con questo ei consolò Arturo mostrandogli quanto numerosa fosse la compagnia a cui anch'egli apparteneva. Cf. v. d. Hagen, Gesammtabenteuer, III, CXXXVJ.

[253]. Adottiamo il titolo di Cronica di Partenope come il più breve; ma il titolo che porta quest'opera nelle edizioni e ne' MSS. non è sempre esattamente lo stesso. Assai comune è quello di Chroniche de la inclita cità de Napole con li bagni di Pozzuoli et Ischia. — Per le due più antiche edizioni (la prima senza data, l'altra del 1526) vedi Brunet, Manuel, V, 1226 sg. I MSS. sono assai numerosi. La parte della Cronica che riguarda Virgilio trovasi riprodotta in Graesse, Beiträge, p. 27 sgg., e dal prof. Villari, secondo un MS. napoletano del 1471, negli Annali delle Università toscane. VIII, p. 162 sgg. Alcuni capitoli ne ha riprodotti anco il Galiani, Del dialetto napoletano, p. 95 sgg. Dietro studi speciali fatti sui MSS., assai discordanti dalle edizioni, B. Capasso ha eliminato parecchi errori che correvano circa l'autore di questa Cronica, la sua natura e la sua composizione, dandone una corretta definizione, alla quale ci atteniamo, nel suo bel lavoro Le fonti della storia delle prov. napoletane dal 560 al 1500 in Arch. st. per le prov. nap. I (1876) p. 592 sgg.

[254]. «Di questa parte della Cronica, che corrisponde ai primi 57 capitoli della edizione comunemente nota, o piuttosto del raffazonamento fatto nel 1526, non si conoscono finora codici speciali ed esclusivi» Capasso, op. cit.

[255]. Cfr. il fatto simile da noi sopra (p. 40) notato in altra scrittura.

[256]. Cf. Petrarca, Epist. de rebus fam., lib. V, ep. 6.

[257]. Cfr. la novella 216 del Sacchetti relativa ad Alberto Magno: «Maestro Alberto della Magna giungendo a uno oste sul Po gli fa uno pesce di legno col quale pigliava quanti pesci volea.»

[258]. Chironte non è altri a mio credere se non il centauro Chirone che figura anche nel periodo mitico della storia della medicina, e quindi nelle antiche attinenze di questa colla magia. All'autorità di Chirone si riferisce un libro di cui si fece assai uso nel medio evo, l'Herbarium Apulei Platonici traditum a Chirone Centauro magistro Achillis. Filomelo (nei MSS. trovasi anche scritto Filomeno) credo sia l'antico medico Filumeno che diede il nome ad alcuni rimedi casarecci punto razionali e non molto dissimili da operazioni magiche (ved. Becker-Marquardt, Handbuch d. röm. Alterth., IV, p. 117 sgg.). Può credersi che questo racconto, che l'autore dice aver letto in una cronica antica, non sia d'origine popolare, ma fosse inventato per dar credito al libro di un qualche precursore di Cardano e di Paracelso. — È noto che, secondo la leggenda napoletana, il Monte Barbaro contiene ogni sorta di tesori e di cose maravigliose, e questa credenza risale anche ai tempi di Corrado di Querfurt che la riferisce nella lettera da noi già citata.

[259]. «Nusquam memini me legisse marmorarium fuisse Virgilium.» Itinerarium Syriacum, I, p. 560, (ediz. Basil., 1581); Theod. a Niem, De schismate, II, 22. — Fra gli altri che menzionano la grotta di Pozzuoli come opera virgiliana si può citare Thersander, Schauplatz viel. ungereimt. Meyn., II, 308, 554; Iean d'Autun, Chroniques, I, p. 321 etc.; Marlowe, nel suo Doctor Faustus, att. I, sc. 26 dice: