Queste sono le edizioni che noi abbiamo avuto sotto occhio; della Sferza sono menzionate le altre seguenti:

IV. — La Sferza de' villani, (in ottava rima). Firenze, 1553, in-4º de 6 ff. à 2 colon., fig. en bois, mar. r. tr. d. Vedi: Catalogue de la Bibliothèque de M. Libri, Paris, 1847, pag. 217, nº 1360.

V. — Il dott. G. Milchsack nella Descrizione ragionata del Volume miscellaneo della Biblioteca di Wolfenbüttel contenente Poemetti popolari italiani, con aggiunte di A. D'Ancona[292], pag. 233, nº LVIII, dà la descrizione bibliografica di un'edizione della Sferza, stampata in Firenze nel 1568, in-4º, car. rom., 6 fogli, 96 ottave, colle due silografie da noi ricordate al nº III.

VI. — Nella Bibliotheca Manzoniana, Catalogue des livres composant la Bibliothèque de feu M. Le Comte Jacques Manzoni, Città di Castello, Lapi, 1892, Iere partie, pag. 403, nº 2997, è ricordata la seguente edizione della Sferza: Firenze, G. Baleni, 1588, in-4º, di 6 ff., con due silografie; la prima di queste, cioè quella rappresentante i cinque villani, uno dei quali viene frustato, è riprodotta in questo Catalogo.

VII. — La Sferza de' Villani. — Vicenza, per gli Eredi di Perin Libraro, 1602. È ricordata dal Guerrini, op. cit., pag. 395, nº 105 del Saggio bibliografico delle opere del Croce.

VIII. — Nel Catalogue de la Bibliothèque de M. Libri, nº 1361, è fatta menzione di un'altra edizione della Sferza, stampata in Firenze nel secolo decimosettimo.

Nulla sappiamo dell'autore di questo poemetto satirico; sulla custodia dell'edizione trivulziana da noi descritta al nº II si legge un'annotazione manoscritta, forse di mano dell'abate Carlo, che, come abbiamo detto più addietro, era solito annotare i libri che veniva acquistando: «ottave molto belle e di ottima Lingua. Si vogliono del Giambullari, ma, dice l'abate Tiraboschi, dell'Autore nulla si sa fuori di quello che nella Storia de' Poeti Italiani piacque allo Zilioli di porre senza alcuna prova.» Confessiamo di non aver trovato questo passo nel Tiraboschi, e il conte Soranzo, alla cui ben nota cortesia noi ci eravamo rivolti per sapere se nelle due copie manoscritte della Storia de' Poeti Italiani dello Zilioli che esistono nella Marciana fosse fatta menzione dell'autore della Sferza, rispondeva che le sue diligenti ricerche erano rimaste infruttuose. Bernardo Giambullari, padre dello storico Pier Francesco, visse nella seconda metà del secolo XV e nel primo quarto del XVI; Giulio Negri[293] dice di lui: «Viveva dopo Luca Pulci: scrisse la storia di S. Zanobi Vescovo con due Laudi nel fine in ottava rima, e terminò il Ciriffo Calvaneo di Luca Pulci: scrisse inoltre molti Canti Carnascialeschi ed altre poesie amenissime tutte stampate;» ricorda quindi alcuni scrittori che parlano di lui con lode. Il Giambullari occupa certo un posto distinto in quella accolta di ingegni colti e geniali di cui amava circondarsi Lorenzo il Magnifico, ad imitazione del quale compose i più svariati componimenti, dalla Lauda al Canto Carnascialesco, dalla Novella ai Poemetti satirici. In questi ultimi anni si sono pubblicati parecchi componimenti di questo scrittore, e probabilmente molti altri giaceranno inediti nelle Biblioteche in qualche raccolta di poesia popolareggiante. Ignorato quasi dagli storici della nostra letteratura, siamo certi che l'importanza e il valore del Giambullari andranno sempre più aumentando, quanto più sarà fatta oggetto di studio quella mirabile fioritura poetica popolareggiante della seconda metà del secolo XV che ebbe in Toscana tanti geniali cultori. Sotto il nome di «Biagio del Capperone» fu per lungo tempo creduto appartenente alla Congrega dei Rozzi di Siena, come autore di Sonetti «in stile rusticale;» ma fu dimostrato dal Mazzi che questi appartengono al Giambullari, come si legge in una rarissima stampa del Museo Britannico. A pag. 2 di detta stampa, di cui il Mazzi potè avere copia, si legge: «Sonetti Rusticani Composti per Bernardo Giambullari. Mandati al mio carissimo Giannozzo di Bernardo Salviati Ciptadino Fiorentino. L'anno 1515» a pag. 3: «Sonecti di Biagio del Chapperone rusticani, fatti a Roma a Papa Leone X et altri», dalle quali parole apprendiamo che il Giambullari fu scrittore di poesie rusticali, (il che può rendere più ammissibile la nostra attribuzione della Sferza), che fu a Roma chiamatovi, come i Rozzi, da Leone X, figlio di quel Lorenzo di cui il Giambullari fu uno dei più geniali e imitatori. Se egli non appartenne ai Rozzi, ad essi però è strettamente collegato, perchè può considerarsi come il trait-d'union tra la poesia rusticale del Magnifico e la drammatica dei Rozzi. Al Giambullari appartengono pure: Il Sonaglio delle Donne[294], il Tractato del Diavolo co' Monaci[295], una novella intitolata Una resia che un Demonio volle mettere in un monastero di Monaci, la Contentione di Mona Costanza e di Biagio[296], il Trattato della Superbia e della Morte di Senso, pubblicato ultimamente dal D'Ancona[297], una raccolta di Canti Carnascialeschi[298], molte Canzoni ed è pure ricordato come autore di Laudi dal Gaspary. Se noi confrontiamo la Sferza dei Villani con questi poemetti satirici, troviamo grande affinità sia nello stile, come nella vena satirica e nel fine umorismo; vedremo inoltre come vi siano tra questi e quella delle frasi comuni. Questo complesso di analogie, come pure la forma spigliata e la vivacità festevole della Sferza militano in favore di questa attribuzione della satira all'autore dei sopradetti componimenti. La Sferza incomincia parafrasando il primo verso del secondo sonetto del Petrarca:

Per far una leggiadra mia vendetta.

Anche l'ottava IX delle Malitie delle Donne che potrebbero forse essere dello stesso autore della Sferza, incomincia col noto verso dantesco:

È di natura sì malvagia et ria.