Questi ricordi classici attestano la coltura dello scrittore di questi poemetti popolari. Anche il fatto di vedere nel passo citato dei Marmi del Doni ricordati insieme la Sferza ed il Sonaglio delle Donne può servire ad avvalorare la nostra supposizione, che, cioè, i due poemetti siano dovuti allo stesso scrittore. Diremo ora del metodo da noi seguito nel curare la ristampa della Sferza dei Villani. Abbiamo tenuto per base l'esemplare Casanatense, valendoci delle due ristampe trivulziane per le correzioni più ovvie, ed aggiungendo l'interpunzione e le altre particolarità grafiche dove ci parve opportuno. Così pure abbiamo aggiunte alla Sferza Casanatense le ottave che si leggono nelle edizioni posteriori, perchè dall'esame di esse ci parve indubitato che appartengono al medesimo autore; segneremo tuttavia con un asterisco le ottave in più delle ultime edizioni. In quanto al titolo, abbiamo adottato quello di Sferza de' Villani sotto il cui nome, come abbiamo visto, è sempre ricordata, essendo evidente che il titolo primitivo di Malitie de' Villani fu nelle ristampe posteriori, che erano state sensibilmente aumentate, cambiato in quello di Sferza, forse anche in questo caso per analogia con altri poemetti satirici di quel tempo dello stesso nome.[299]
La Sferza dei Villani.
I.
Per fare una leggiadra mia vendetta,
disposto son di cavarmi lo stecco,
di compilare in versi un'operetta,[300]
che suoni Nanni e Tonio e Nencio e Checco,[301]
perchè sono una razza maladetta; 5
e per invocation vo' chiamar Ecco
habitator delle selve, e de' boschi,