D'ogni genere frutta ed ogni seme,
Quei prosciutti, salami e quelle spalle,
Tra noi villani mangeremo insieme
Tacchi, piccioni, galletti e pollastre,
E te in Firenze mangerai le lastre[23].
Malgrado la forma moderna a cui i cantastorie hanno avvicinato questi contrasti, non è difficile scorgervi un raffazzonamento di quelle poesie satiriche popolari contro i villani che abbiamo vedute originate dalle cause economiche che avevano inasprito, dopo l'abolizione della servitù della gleba, l'attrito tra la popolazione cittadina e quella della campagna. Accenni manifesti a questo conflitto d'interessi avremo spesso occasione di incontrare nella drammatica popolare senese dei Rozzi e nelle novelle «cittadine»; ma per ora ci basta di aver brevemente accennato alle cause che possono aver generato questo antagonismo, nel quale noi persistiamo a vedere l'origine principale della satira contro il villano nella letteratura popolare. Si è da alcuni tentato di dimostrare che si potrebbe trovare una causa di questa copiosa satira contro i villani, nella loro condizione florida che avrebbe spesso trasmodato in un orgoglio insolente e in un lusso non proporzionato al loro stato[24]. In quanto al lusso nel vestire da parte dei villani nel medio-evo, non è raro di trovare, specialmente in Francia[25], degli accenni a questa tendenza, e in Germania troviamo persino delle leggi suntuarie contro di essi; ma probabilmente ciò si deve all'esteso significato che la parola «villano»[26] aveva nel medio-evo, e d'altra parte abbiamo troppe testimonianze della triste condizione delle classi rurali in quell'epoca, per poter credere avveratosi uno stato tanto anormale di cose. Alle affermazioni di coloro che decantano il medio evo come l'epoca più felice per i lavoratori del suolo, noi potremmo opporre un numero grandissimo di documenti di quell'epoca, se non temessimo di uscire dal campo prefissoci in questo studio[27]. Abbiamo più addietro accennato alla condizione degli abitanti della campagna sotto la repubblica fiorentina, perchè ivi più specialmente si potevano rilevare, per lo sviluppo straordinario che erasi dato alle industrie della lana e della seta, le cause particolari che possono aver originato un conflitto d'interessi fra la popolazione della campagna e quella della città; e abbiamo detto anche come questa condizione poco florida abbia sempre più peggiorato sotto il governo Mediceo, il quale ebbe cura di conservare premurosamente tutte le misure prese dal governo popolare della repubblica per impedire l'inurbarsi dei contadini. Ma non solamente la condizione della classe rurale fiorentina era ben poco florida, ma anche quella dei contadini di tutte le altre parti d'Italia. Le frequenti guerre che le città intraprendevano per aumentare il proprio territorio o per combattere il minaccioso crescere di una potente vicina, avevano per risultato di guastare e di impedire la coltivazione dei campi[28], ed i poveri contadini, spingendo dolenti il bestiame verso la città per sottrarsi all'onda devastatrice degli invasori, cadevano spesso nelle mani dei nemici che li mandavano a morte[29]; e quando la città, stremata dall'assedio, non aveva più vettovaglie per nutrirsi, scacciava i contadini, rifugiatisi entro le mura al principiare delle ostilità, come bocche inutili[30], ed essi, uscendo dalla città, andavano soggetti alle rappresaglie degli assedianti[31]. Di una ben triste eloquenza sono poi i lamenti dei villani che incontriamo assai spesso nella poesia popolare del secolo decimoquinto e del decimosesto[32], che sono detti «cose ridiculose et bellissime»; persino nelle poesie satiriche contro i villani, molte volte lo scherno muore sulle labbra degli anonimi ed oscuri rimatori, che si sentono trascinati a compiangere la miseria dei poveri contadini, trattati peggio delle bestie dalla gente d'armi. Così nell'Alphabeto delli Villani[33] del secolo decimosesto, i contadini lamentano con triste rassegnazione la loro infelice condizione:
Martori sem con duogia e con gran pianto
. . . . . . . . . . . . . .
Non so come a possom me sofrir tanto
Nassem tutti a sto mondo per stentare