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«Fam roba tutt'ol beschiam
«E se vo' po' a lamentam,
«Tas ignò vilan poltron!»[35]
Questi accenni alla misera condizione dei villani in queste poesie popolari di un'epoca relativamente recente, dimostrano che la loro sorte, poco invidiabile durante il medio evo, ha continuato a mantenersi tale anche nei secoli successivi, e, purtroppo, anche ai giorni nostri, e che ben poco fondamento ha l'ipotesi, a cui abbiamo più addietro accennato, che vorrebbe originata la satira contro il villano dal suo prospero stato. Nè molto più felici dovettero essere le condizioni dei villani nella Francia e nella Germania durante il medio-evo, e ce lo prova il numero grandissimo di strazianti lamenti, in parte serî e in parte satirici, nei quali ci fu conservato un ben triste quadro della miseria delle classi rurali in quell'epoca. Basterà che ricordiamo per la Francia il disperato lamento del contadino, di cui si fa eco Alain Chartier nel Quadrilogue[36], dove il terzo stato fa una straziante descrizione delle proprie afflizioni, ed accusa il clero e la nobiltà di aver rovinata ed immiserita la patria. Al medesimo autore è attribuita pure quella Complainte du pauvre commun et de pauvres laboureurs de France[37] che troviamo tanto spesso ricordata, e che è una non meno eloquente pittura del misero stato delle classi rurali in Francia nel secolo decimoquinto. Una fosca luce poi gettano sul medio-evo le frequenti e terribili rivolte dei villani[38], che, spinti dalla disperazione, rialzano ferocemente il volto macilento e si slanciano con furore selvaggio sui loro oppressori, vendicando in un sol giorno i soprusi sofferti in una lunga sequela d'anni; in Francia esse furono assai più sanguinose che altrove, perchè la reazione suole essere tanto più feroce, quanto più grande è stata l'oppressione. Ricorderemo tra tutte quella che ha superato le altre per violenza e per estensione, la famosa «Jacquerie» del secolo decimoquarto, così detta dal nome di Jacques Bonhomme con cui per disprezzo era chiamato in Francia il villano dalla gente d'armi. Ma anche questa, come tutte le altre sollevazioni dei villani, fu soffocata tosto nel sangue dei ribelli, e di essa non rimase che il noto lamento:
Cessez, cessez, gens d'armes et piétons
De piller et de manger le bonhomme
Qui de longtemps Jacques Bonhomme
Se nomme[39].
Per la Germania le condizioni delle popolazioni rurali durante il medio evo furono estesamente illustrate da una bella raccolta di poesie popolari tedesche, pubblicata recentemente dal Bolte[40], tra le quali particolarmente interessanti sono i lamenti dei villani e i loro contrasti coi soldati; da una copiosa bibliografia di canti che egli ha fatto seguire alla sua raccolta, appare evidentemente quanto il tipo del villano abbia fornito anche alla poesia popolare tedesca continua materia di riso e di commiserazione.