Per tutto il mondo a far delle sue prove;
Cioè pronte in rubar aver le mani
E maledire il ciel, quando non piove,
Esser fallaci, traditor maligni
Di foco e forca per soi mirti digni.
Una origine simile è attribuita nella tradizione popolare ai Friulani; vedi Bernoni, Tradizioni popolari veneziane, Venezia, 1875, puntata 1ª, pag. 8: «Come xe nata la nazion dei Furlani». «Un giorno San Pietro, andando a spasso col Signore, lo prega, dacchè ha creato tante nazioni, di fare anche quella dei Friulani; il Signore gli osserva che i Friulani saranno cattivi e bestemmiatori, e per dimostrarlo, discende da cavallo e col piede tocca dello sterco di cane, da cui salta fuori un Friulano: Pofardio (el dise sto furlan) so' qua ancia io'». «Astu visto, el Signor alora ghe dise a San Piero, se xe vero che i biastema? Ben, za che i ghe xe, che i ghe staga anca lori. E cussì xe nata la nazion de' Furlani».
[42]. L'asino, che nella favola è sempre l'oggetto dello scherno e dei sorprusi degli animali forti e prepotenti (negli Animali parlanti del Casti, per un intento satirico speciale, è innalzato alla dignità di precettore del principe ereditario) si trova spesso nella satira accomunato col villano; il Folengo nell'Orlandino [cap. II, strofa 29] li dice cugini, forse anche qui ricordando le parole di Matazone:
Vedestu mai qualche poltron villano
Poltron s'appella di suo proprio nome,
Discalzo cavalcar il suo germano