L'asino dico, a mezzo inverno, come
Spesso mena le gambe, quale insano
Acciò di borea il spirto nol dome.
Nel Catorcio d'Anghiari di Federico Nomi è narrato [canto VII, pag. 103] lo strano connubio di un asino con una villana, da cui nasce il mostro Miccione, mezzo uomo e mezzo asino, che diventa poi marito della villana Sandra:
Dicono che una donna empia ignorante
Come sono d'ordinario le villane,
Sprezzando altiera ogni altro caldo amante
Per un somier sentì voglie ben strane...
e nel Nuovo Thesoro de' Proverbji italiani di Buoni Thomaso, Venetia, 1604, pag. 372: «L'asino è un animale tutto pigro, tutto ostinato, tutto pieno di villania, degno della villa... accompagnato sempre da buon bastone, et la sua guida è un villano pur anco egli voto d'ogni discretione...». Sull'asino nella leggenda ha parlato il Finzi nel noto opuscolo; lo Straparola, Le tredici piacevolissime notti, Venetia, Zanetti, 1604 (notte X, nov. 2) ci raffigura l'asino che riesce coll'astuzia vincitore nella lotta impegnata col leone.
[43]. Fu pubblicato da F. Michel, Paris, 1833, e da A. Jubinal, Des XXIII Manières des vilains, pièce du XIIIe siècle, accompagnée d'une traduction en regard, suivie d'un commentaire par Eloi Johanneau, Paris, 1834.