Qui peazzon, che co i va per la villa
I sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).
[169]. Biondelli, Op. cit., pag. 162: Matinada, idest Strambòg che fa il Gian alla Togna. Si può qui ricordare anche la Serenata, overo cantata del Dott. Graciano e Pedrolino in lode della loro innamorata del Croce, pubblicata da A. Gaudenzi, I suoni, le forme e le parole dell'odierno dialetto della città di Bologna, Torino, Loescher, 1889, pag. 225:
Pedr. ..... voi cantà de Franceschina
Che l'è piò bianca che n'è la puina,
E piò zentil assè d'un formai dur.
Gra. La Sabadina è com'una polpetta,
. . . . . . . . . . . . . . .
[170]. Sulla poesia rusticale vedi il Quadrio, Della Storia e della Ragione d'ogni Poesia, Bologna, 1739, libro I, dist. II, cap. VII. Tra gli scrittori in lingua rustica napoletana ricorderemo G. C. Cortese, al quale appartiene: La Rosa, Chelleta posellechesca che no Toscanese decerria Favola boscareccia (Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana, Napoli, 1783, t. III). Anche nelle poesie di Filippo Scruttendio de Scafato abbiamo parecchie descrizioni burlesche delle bellezze dell'innamorata; basterà che ricordiamo il sonetto III della Corda primma:
Cecca se chiamma la Segnora mia,