lassa alcun di nocte le man menare
et rade feste guarderan dell'anno:
chi miete o sega o attende a vendegne
chi va a mulino, mercato o fa legne.
Anche Pietro Nelli (Messer Andrea da Bergamo) in una sua satira dedicata all'Aretino, passando in rassegna le diverse classi sociali, fa voti perchè i villani, essendo intemperanti, non possano mai venire in auge:
Gli artefici, e i villani, a Dio non piaccia
Che gl'habbiano mai ben, perchè sarebbe
Proprio un fargli annegar nella vernaccia[62].
Sullo stesso argomento ricorderemo pure Il Consiglio Villanesco — Mascherata sopra tutte le Arti del Desioso degli Insipidi[63], dove la rassegna satirica delle varie condizioni della società è fatta due villani che finiscono collo stabilire che la loro condizione è senza dubbio la più felice; e la Frottola de uno Villan dal Bonden, che se voleva far Cittadino di Ferrara[64], dove si narra che un villano, vedendo sempre più peggiorare la propria condizione, propone ai figli suoi di abbandonare la campagna e di recarsi in città ad esercitare qualche mestiere, ma ne è dissuaso dai figli che gli ricordano le male arti dei cittadini che vanno a gara nello scorticare i villani:
El ghe quei usurari