Al Moneti appartiene pure un altro satirico componimento contro i villani, noto sotto il titolo di Testamento e Ricordi lasciati dal gran Villano di Garfagnana ad un suo Figliuolo prima di morire[74], nel quale le invettive sono poste in bocca allo stesso Villano, che viene enumerando tutti i vizi della popolazione rustica, come già abbiamo visto nell'Alfabeto pavano; questa operetta del bizzarro Cortonese appartiene alla classe dei testamenti burleschi tanto comuni nella letteratura popolare[75], e certamente dovette avere una grande diffusione tra il popolo, perchè la troviamo fedelmente riprodotta nel primo ventennio del nostro secolo nel libro del Placucci sugli Usi e pregiudizi de' Contadini della Romagna. E che il Placucci avesse sotto gli occhi nello scrivere il «Testamento del Contadino» la satira del Moneti, appare evidentemente dal confronto dei due testamenti burleschi che noi brevemente verremo facendo:
Moneti.
Prima l'entrata io lascio a te d'ogni anno
Che sorella minore è dell'uscita
. . . . . . . . . . . . . . . .
In virtù di legato ancor t'assegno
Per tuo pedante l'asino col basto
. . . . . . . . . . . . . . . .
Tutore il cane, e per le cose tue
Esecutor testamentario il bue.