Forse che ti non parlare mai pi.

giunto a un'altra casa si sente gridare da un tedesco:

O tiaule poltrinaz une Fachine

e dappertutto è accolto coll'appellativo di Facchino poltrone, ciò che conferma indubbiamente la sua origine e il carattere del tipo che rappresentava. Notiamo poi che un'altra analogia tra lo Zambù dello Straparola e la maschera dello Zanni si può vedere nella loro ingordigia; lo Zambù in causa di essa è scacciato da tutti i padroni, e lo Zanni, nel Contrasto che segue alle «Disgratie» si sente dire dall'Oste, ch'egli non vuole e non può pagare:

Ti aver disdot pan ninag busagne

Diese piate de lasagne

E tante roste e vin...

ed è noto che l'ingordigia è appunto la caratteristica di questa maschera nella Commedia dell'arte[184], e che il suo piatto favorito sono i «maccarú e sbruffadei.»

Giacchè ora siamo sull'argomento della presenza di facchini bergamaschi nelle città, e principalmente in Venezia, crediamo opportuno di ricordare qui come si possa vedere un'attestazione di questo fatto anche in quei numerosi Viaggi dello Zanni a Venezia che ci sono pervenuti[185], nei quali è assai evidente la satira contro i montanari che s'inurbavano. Così pure ricorderemo i due sonetti pubblicati dal Tosi[186], che sono detti nel titolo: «Due bellissimi sonetti in lingua bergamasca nel primo dei quali si dichiara la bellezza di Venezia et nel secondo la dottrina del Zanni.» Nel primo è descritta dallo Zanni la sua partenza dalla montagna:

De l'an che i tribulat ste mal content