A son de tamburi, campani e piva
Cridando: viva! viva!
Lo Zerbini nella ricordata monografia sul dialetto bergamasco, accennava pure a questa immigrazione di facchini in Venezia: «I poveri valligiani vi andavano a stentar la vita o come facchini o come servi, e gli allegri veneziani dovettero ridere non poco alle spalle di essi per le forti aspirazioni e per le dure cadenze del loro vernacolo.» Venendo poi a parlare dell'origine bergamasca di Arlecchino, egli ammette come indiscusso che questo tipo rappresenti nella Commedia dell'Arte il bergamasco che partiva dalla propria provincia per accorrere alla capitale della Repubblica in cerca di miglior fortuna; e su questo siamo con lui perfettamente d'accordo. Ma non siamo del suo avviso su quanto affermava sullo Zanni; essendo per noi assai importante questo argomento, apriamo una parentesi per riassumere le varie opinioni che si sono emesse sull'origine di questo tipo della Commedia dell'Arte. Lo Zerbini a questo proposito osservava: «Niccolò Rossi (sec. XVIº) ne' suoi Discorsi sulla Commedia lascerebbe credere che lo Zanni o Gianni, com'egli lo chiama, sia anche esso una maschera fissa bergamasca, e alcuni lo fanno anche discendere da Valle Brembana, e propriamente da S. Giovan Bianco»; ma egli non accettava tale ipotesi e seguiva l'opinione del De-Amicis, che cioè lo Zanni fosse derivato dal Sannio del teatro popolare latino e fosse un nome generico per indicare i personaggi buffi della Commedia improvvisata.
La questione dell'origine della maschera dello Zanni aveva già formato oggetto di discussione fino da un'epoca non molto lontana dalla sua comparsa sul teatro. Egidio Menagio[188], alla parola Zanni nota: «Dissi nelle mie Origini Francesi che questo vocabolo italiano derivava dal Greco-Barbaro τζάννω, voce dello stesso significato... Ora sono del parere del Signor Carlo Dati... il quale tien per fermo che sia stata corrotta questa voce da quella di Giovanni.» Segue poi la lettera del Dati al Menagio, della quale riporteremo qui solo la parte più notevole: «..... ancorchè io creda assolutamente che Zanni non significhi altro che Giovanni, essendochè Gianni che è abbreviatura di Giovanni, si dica per lo più in Lombardia e particolarmente nel territorio di Bergamo, Zan..... figurandosi il Zanni in Commedia un villano Bergamasco che avesse nome Giovanni, non poteva chiamarsi altrimenti che Zanni. E così per avventura si pose nome quel primo, che messe in iscena tal personaggio. Come Cola e Coviello pur si dicono in Commedia i Servi Napoletani, da' nomi de' primi inventori di questa parte, Nicola e Jacovello.» Continua il Dati ricordando come un tale che in lingua latina curiale aveva scritto contro un suo concorrente, volendo indicare che egli in Commedia aveva fatto lo Zanni, si era così espresso: «fecerat Joannem»; che il Varchi nell'Ercolano invece di Zanni li chiama Gianni, e che il personaggio corrispondente della Commedia è chiamato dagli Spagnuoli Bobo Juan, e dai Francesi Jan-Farine, Jan-Potage[189].
Respinto ogni legame di parentela della maschera dello Zanni col Sannio dell'antica commedia popolare latina, ci pare che risulti abbastanza evidente, da quanto siamo venuti dicendo, che le origini di questo tipo della Commedia dell'Arte devono essere ricollegate alle numerose attestazioni che affermano l'esistenza di una corrente satirica contro i facchini bergamaschi. Ultimamente si sono venuti aggiungendo a questa ipotesi molti validi argomenti, che confermano con grande evidenza come si debba attribuire a questa satira contro i Bergamaschi la comparsa sul teatro dello Zanni. Il Rossi, nella nota recensione allo Stoppato[190], ricorda una commedia di Vincenzo Fenice, stampata nel 1549, nella quale trovasi tra i personaggi un «Giovanni Bergamascho servitor» che vien sempre chiamato Zane; ed il Gaspary[191] ha fatto osservare che in una lettera del Macchiavelli del 25 febbraio 1514 si incontra già il nome di Zanni usato per significare un servitore bergamasco, e che nel secondo dialogo di Ruzzante «Tonin Bergamascho fante di M. Andronico» è chiamato, nell'ultima scena, «Zane». Lo stesso Beolco nella Rodiana, atto IIº, scena VIIIª, fa dire a Truffa: «Tutti i matti ha lome Zane.....». Come si può attribuire al Calmo l'invenzione della maschera del Pantalone, parrebbe ovvio di attribuire al Beolco la creazione della maschera dello Zanni, ma il Marchese Cesare Lucchesini[192] ci prova che questo tipo deve essere anteriore alle produzioni del Ruzzante. Il Riccoboni, egli osserva, ha falsamente attribuito al Beolco l'introduzione delle maschere sul teatro, perchè tanto per il Pantalone quanto per il Dottor Bolognese non troviamo nelle opere del commediografo popolare padovano personaggi corrispondenti. «Lo stesso dicasi, egli aggiunge, dei due Zanni Bergamaschi. In fatti lo Speroni, nella seconda parte del Dialogo della Istoria, introduce Paolo Manuzio a dire che essendo egli giovane, Ruzzante in Padova spesse fiate fece commedie assai belle e volentieri ascoltate, quantunque in esse lo innamorato parlasse Tosco e il servitore non Bergamasco, ma Padovan da Villa. Le quali parole dimostrano abbastanza che indipendentemente dal Ruzzante era già fin d'allora in vigore l'uso d'introdurre sulla scena servitori bergamaschi e che questo uso non era seguito dal Ruzzante stesso: e perciò non può avere avuto da lui l'origine.» Già nella «Floriana, Comedia nuovamente impressa in Florentia e diligentemente emendata per Bartolomeo de Zanetti da Bressa, 1518» vediamo deriso il dialetto bergamasco[193]; è noto poi come il facchino bergamasco entri, come comico intermezzo, anche nella commedia erudita. Il Calmo non solo introduce dei pastori bergamaschi nelle Egloghe dove rappresentano la parte buffonesca propria del villano, ma nella Saltuzza ha messo il nome di «Balordo» al facchino bergamasco che vi si trova. Noi crediamo che questa maschera provenga appunto, più che dal senso dispregiativo che si soleva annettere al nome di Giovanni in molte nazioni, come ci dicono il Dati ed il Flögel, da un servo bergamasco Giovanni che nella commedia popolare abbia goduto di molta popolarità, e che sia passato poi con questo nome nella tradizione; che il nome di Giovanni avesse un significato non troppo lusinghiero, ci è confermato tra l'altro dal noto Capitolo di Monsignor Giovanni della Casa in biasimo del suo nome.
Gli argomenti che il Riccoboni[194] porta contro il Menagio e il Dati per dimostrare che il tipo e il nome dello Zanni provengono direttamente dal Sannio degli antichi mimi, sono di scarso valore. In una nota del Davanzati al Tacito, egli osserva, è detto che gli Zanni sono attori che in lingua bergamasca o norcina hanno l'arte di far ridere; dunque vi erano Zanni che non parlavano bergamasco, ma norcino, dialetto rustico di una città dell'Umbria, e allora perchè non li vediamo chiamati Gianni in Toscana? Abbiamo già visto come lo Zanni fosse chiamato pure col nome di Giovanni, e nell'Ercolano del Varchi è detto appunto: «..... credo bene che i Gianni nelle loro Commedie dicano........»[195]. Anche Anton Maria Salvini nelle annotazioni alla Fiera del Buonarroti (3, 1, 9) nota: «Zanni, servo sciocco in commedia, detto Zanni alla lombarda per Gianni»[196]. Il D'Ancona[197], commentando un noto passo del Borghini su cui avremo occasione di ritornare, riporta il passo della Vita di Battista Franco del Vasari secondo il quale «la origine degli Zanni è riferita alla metà circa del secolo XVI, e riappiccata alle Commedie fatte fare in Roma da una brigata di artisti e di begli umori, a capo dei quali era Giovan Andrea dell'Anguillara.» Il D'Ancona però, fondandosi sul Canto carnascialesco degli Zanni del Lasca, opina che la maschera dello Zanni sia senza alcun dubbio di origine lombarda, ciò che vedremo confermato da una poesia di un anonimo senese della Congrega dei Rozzi. Anche il Valentini accenna a quest'origine lombarda delle maschere della Commedia dell'Arte: «La commedia italiana improvvisa, detta dell'arte, è antichissima, e più antica della commedia italiana regolata e scritta. Ebbe il suo principio nella Lombardia, si sparse per tutta l'Italia, penetrò nella Francia, dove ancora sussiste»[198]. Tanto qui però, come nella poesia senese a cui abbiamo ora accennato, crediamo che si debba dare alla parola Lombardia un'estensione di significato assai ampia, e che si debba per essa intendere l'Italia settentrionale; si accenna a quest'origine lombarda, perchè i due tipi più caratteristici della Commedia dell'Arte, cioè gli Zanni, furono tolti da Bergamo, ma se ben si osserva è molto più probabile che queste maschere siano nate sulle scene del teatro popolare veneziano, dove, come abbiamo visto, il loro sorgere corrispondeva all'intento satirico contro i Bergamaschi. A Bologna ebbe pure la Commedia dell'Arte un grande sviluppo, e il Goldoni infatti ci dice (Memorie, t. II, cap. XXIV) che in quella città incontrò opposizione più che altrove la sua riforma teatrale. Il vedere affidate a comici bergamaschi le parti degli Zanni al tempo del nascere della Commedia improvvisata, non conferma l'origine lombarda di essa, ma soltanto che i comici bergamaschi erano naturalmente preferiti per la più fedele riproduzione ch'essi potevano dare del dialetto e dei costumi di quei montanari che erano imitati dagli Zanni.
Venezia fu probabilmente la culla e la tomba della Commedia dell'Arte, perchè in quella città appunto iniziò il Goldoni la sua riforma che doveva segnare la condanna delle maschere; questo non è da intendersi in senso assoluto, perchè reliquie della Commedia improvvisata si potranno trovare anche nel nostro secolo[199].
Il Masi, parlando dell'oscurità in cui si ravvolge l'origine del primo Zanni, di Arlecchino, osserva: «..... il buon Galeani Napione, notando che il Quadrio dice ignorarsi l'origine dello Zanni Bergamasco, ne fa senz'altro inventore il Bandello in due personaggi, il primo dei quali è un Gandino Bergamasco (P. I, nov. XXXIV), ed il secondo un Fracasso Bergamasco esso pure (P. IV, nov. XXV).... C'è in realtà in quei due personaggi del gran novelliere cinquecentista molto del carattere di Arlecchino.»[200] Ma, come osserva giustamente il Masi, l'opinione del Galiani ha poco valore, perchè non si sa se il Bandello abbia tolto questa creazione alla Commedia dell'Arte o viceversa[201]. Veramente importante è la prima novella ricordata dal Galiani, e noi possiamo incontrarvi assai larghi accenni all'astio che produceva anche in Genova l'invasione dei facchini bergamaschi. Il Bandello spiega questa invasione colla povertà del suolo montuoso bergamasco che obbliga gli abitanti ad emigrare in cerca di miglior fortuna, e si diffonde ad enumerare le cattive qualità dei Bergamaschi di contado, che qui non ripeteremo, perchè identiche a quelle già da noi ricordate. Ma non è il solo Bandello che introduca tra i tipi ridicoli delle sue novelle i Bergamaschi, e basterà che ricordiamo lo Straparola, il Domenichi ed il Giraldi, e i commediografi popolari già citati.
Nello Straparola, che era di origine bergamasca essendo nativo di Caravaggio, vediamo riflessa, nel racconto dell'astuzia usata dai suoi concittadini per vincere i Fiorentini, la reazione contro questa corrente satirica, l'inversione da negativa in positiva quale l'abbiamo vista manifestarsi anche per il villano in generale; i Bergamaschi passarono poi nella tradizione, in grazia di questa reazione, per la gente più astuta e più fine d'intelligenza. Il Bandello dunque non può dirsi inventore di questa maschera, perchè essa era già nata prima di lui; però a lui spetta il merito di averci, più diffusamente degli altri novellieri del suo tempo, conservato nelle sue novelle la conferma dell'esistenza di questa corrente satirica contro i facchini montanari. Il Valentini[202] dice che Arlecchino[203] era pure chiamato Battocchio, e crede che Brighella sia originario di Brescia, come Pulcinella da Acerra; assai importante in questa rarissima opera del Valentini è la parte terza, sulle maschere del Carnovale Romano, nella quale troviamo attestazioni del perdurare nel nostro secolo tra il popolo della maschera del matto e di quella del villano.
Parlando del tipo del villano nella Commedia avremo occasione di diffonderci a parlare dei non dubbi legami di parentela che esistono tra il contadino e lo Zanni; per ora ci interessava solo di stabilire come l'introduzione di questa maschera nella Commedia dell'Arte debba ricollegarsi strettamente alla corrente satirica contro i Villani dalla quale abbiamo visto generata l'introduzione dei componimenti in lingua rustica, e più particolarmente a quell'inurbarsi della gente di campagna nelle città in cerca di lavoro, da cui persistiamo a credere originate per la maggior parte queste caratteristiche produzioni satiriche. Il De Amicis, nello studio già ricordato sulla Commedia dell'Arte, ha cercato di dimostrare che lo Zanni, derivato dal Sannio della Commedia latina, è un nome generico sotto cui devono comprendersi tutti gli attori che avevano solo lo scopo di far ridere gli spettatori, e che Pulcinella ed Arlecchino non sono che due maschere provenute direttamente dal buffone della Commedia latina. Per quanto riguarda Pulcinella, lo Scherillo[204] prima e Benedetto Croce[205] poi hanno stabilito con validi argomenti che il volere cercar di riannodare questa maschera con quella corrispondente del teatro popolare latino è un'utopia che fu accolta fino ai giorni nostri dagli storici della nostra letteratura, ma che tale opinione è assolutamente priva di ogni fondamento, e che Pulcinella e le molte altre figure tipiche del servo, ora astuto ed ora sciocco, della Commedia dell'Arte, sono una creazione italiana del secolo decimosesto, originate da un intento satirico contro i villani di una data regione. L'affinità che può sussistere fra la maschera della commedia popolare antica e lo Zanni non è nei particolari e nei lati di rassomiglianza fra il Macco e il Pulcinella, ma nella identità e nella continuazione dello spirito drammatico degli Italiani che in epoche tra loro tanto lontane hanno creato, sotto l'impulso di un medesimo intento satirico, due maschere che riproducono la stessa caricatura contro i villani. Che il nome di Zanni sia poi divenuto, come opina il De-Amicis, un nome generico e collettivo per indicare le varie parti buffe che erano affidate alle maschere che rappresentavano la caricatura delle diverse città, è dimostrato tra l'altro dal fatto di trovare già nel secolo decimosesto distinti il primo ed il secondo Zanni; ma ci pare indubitato che questa maschera debba essere ricondotta nella sua origine ad un tipo unico riflettente la satira contro i facchini di Bergamo. E infatti quanti parlano dello Zanni, accennano sempre alla sua origine bergamasca, e più particolarmente insistono sulla sua calata «dalle vallade.» Pier Jacopo Martelli, passando in rassegna i vari tipi della Commedia dell'Arte, dice: «Che diremo di quel cotal Bergamasco, che venir mostra dalle parti vallive di quella stessa provincia? Quella sua maschera mora ritonda, e intorno al mento pelosa a guisa di simia..... quel suo dialetto zannesco..... furono e saranno sempre la delizia più favorita dei popolani.» Il Flögel[206] ripetendo un'opinione già espressa dal Riccoboni, credeva che il dialetto bergamasco fosse stato dal Ruzzante messo in bocca di preferenza ai servi «weil die Stadt Bergamo den Ruf geniesst, dass ihr Pöbel vorzugweise aus Gecken und Betrügern besteht, die in beidem Charakteren Meister sind.» Parole ripetute letteralmente da Maurice Sand[207]: «Arlequin et Brighella sont toujours de la ville de Bergame..... Ceux de la haute ville, personnifiés dans le type de Brighella, sont vifs, spirituels et actifs; ceux de la ville basse sont paresseux, ignorants et presque stupides, comme Arlequin. J'en demande pardon aux habitants de la basse ville, mais je suppose que, comme Arlequin, ils sont devenus, depuis le seizième siècle, aussi vifs et aussi spirituels que leurs compatriotes de la ville haute.»