Altre ho già ricordate, ma la più operosa nel procacciare adepte alla magia fu Bensozia; costei radunava in una società le dame, ed ivi le metteva in amicizia cogli spiriti, facevano congreghe e viaggi per l'aria sopra bestie alate. Fu tanto universale questa opinione nelle Gallie, che si credeva che tutte le donne fossero della compagnia de' viaggi aerei. Bensozia pare un'antica fata, ma in tempi più recenti era considerata come un nome di associazione di streghe.
Però quando una femmina era condotta al Sabbath, non diveniva subito strega senz'altra cerimonia; conveniva fare il ricevimento: era una delle varie scene di quella festa strepitosa.
Si radunavano in un lato del campo del congresso le streghe e i maghi che doveano prendere parte alla cerimonia, si faceva un cerchio, e in mezzo si collocava assisa la nuova adepta, presso il tripode ove stava il demone tramutato in caprone. Il mago o la strega che aveva condotta la novizza, le dava alcuni precetti di magìa, le ricordava le obbligazioni che assumeva, la faceva abbjurare alle antiche credenze: ella aderiva con tremendi scongiuri, si alzava un grido d'applauso, il presidente la dichiarava laureata in istregoneria, e la nuova alunna festante volava fra folletti, rospi e fattucchieri a prendere parte a tutti i tripudj della congrega.
V.
Gli iniziati.
Non mancarono alla compagnia gli iniziati: ogni strega prometteva talvolta al Sabbath di offrire qualche fanciullo all'ara di maestro Leonardo, o se non riesciva a rubare un ragazzo altrui, doveva presentarne uno proprio. Si offriva in solenne congresso al maestro, ed egli o il suo luogotenente Giovanni Mullin assegnava al fanciullo due santoli, i quali traevano innanzi, e sul gran libro nero rinunciavano in nome del figliuoletto alle antiche credenze. Dopo Leonardo lo segnava col proprio corno nell'occhio sinistro, segno che lo indicava ammesso all'iniziatura, e che teneva finchè non era compiuta.
Questa era posta nell'avere cura dei rospi che erano i cavalieri delle streghe al Sabbath; l'iniziato doveva in alcuni giorni stabiliti, vegliargli sulla riva di un lago con una bacchetta bianca. Spacciatasi con diligenza di questa faccenda, e resane ragione in adunanza a maestro Leonardo, esso conferisce loro il desiderato grado, col corno gli fa un altro segno sulla schiena, gli imprime o una lepre o la zampa di un rospo o di un gatto nero, ed è proclamato stregone, ed ammesso a tutti i misteri della scienza occulta. Se invece quei marmotti si mostrano in quella bisogna inabili al grande magistero della magìa, sono messi a fette, e molte volte cotti e imbanditi al banchetto delle streghe.
VI.
Strumenti delle streghe.
Le streghe erano da meno de' maghi nella potenza e nella scienza delle cose occulte, perciò anche i sussidj che avevano non erano nè onnipossenti, nè eletti come quelli de' primi: esse erano prive della bacchetta e del libro, e quindi per operare la propria arte cogli altri, usavano mezzi più faticosi. Avevano però alcuni strumenti e ajuti che valevano specialmente pei proprj servigj, invece degli spiriti che i maghi potevano chiamare ad ogni loro talento: vedremo questi poi; ora i soccorsi delle streghe.
VII.
Gli unguenti.
Non vi ha donna senza profumi odorosi, non vi era strega senza unguenti. Tutte avevano il loro vaso d'unguento che componevano in alcuni Sabbath, mescolando in una grande caldaja l'adipe dei fanciulli, erbe malefiche, mandragora, pietra neufite, e tutto bollivano a un fuoco suscitato dall'averno.