Con questo unguento la strega si unge, e pronunciando parole a lei sol note si tramuta nell'animale che più le aggrada; quindi esce di casa prendendo la via delle finestre, spesso quella del fumo pel cammino, corre i boschi, le città, va alle congreghe, a molestare mezzo mondo. Per isciogliere la forza dell'unguento e ritornare alla prima forma, abbisognavano alcune parole od altri unguenti che dovevano usarsi da mani soccorritrici e dalle streghe stesse.
La forza di questi unti misteriosi non valeva solo per le streghe, ma anche per qualunque cosa o persona che li toccassero: una scopa intrisa nell'unguento di una strega prendeva il volo; un uomo che lo adoperasse, mutava forme, e veniva a parte ai privilegj della magìa.
Giraud racconta che ad un uomo cadde sospetto sua moglie fosse una strega: la tenne d'occhio, e la vide ungersi, trasformarsi in un uccello e partirne a volo, nè ritornare che alla mattina. Resa alle prime sue forme, il mariuolo volle che la moglie gli rivelasse il suo segreto, e perchè la cattivella vi si accomodava di mal animo, la costrinse con un bastone a manifestargli ogni cosa. Allora desiderò egli pure di vedere il Sabbath, si unse e vi fu; ma poste le mense, siccome non gli erano imbandite che vivande insipide, dimandò del sale, ed essendogliene dopo gran tempo portato, l'inesperto ed imprudente disse: — Sia ringraziato Iddio. — Allora udì un grande strepito, disparve il congresso, e il tapinello si trovò solo in mezzo a una montagna più di trenta leghe lungi dal suo paese; se non che per poca prudenza di lui, saputo l'occorso dall'inquisizione, il fece prendere e il mandò lungamente pentito della propria curiosità.
Più dura fu la penitenza che toccò a quel curioso di cui narra Apulejo: alloggiava in Bologna in casa una strega; gli punse voglia di prendere parte a' segreti di lei, e sedotta la conscia fantesca, è ammesso nella stanza degli unguenti: se ne spalma la persona, ma invece di prendere quello che lo mutava in un uccello grazioso, capita nel vaso che il converte in un asino: lo sgraziato s'accorge del suo danno, vuole domandare ajuto, ma la parola se gli converte nella strozza in un bel raglio. Giunge la fantesca; per ridurlo alle prime forme, si volevano delle fresche rose, ma intanto che correva per esse nacque un tal trambusto, un venire di ladri, uno accorrere di genti, che il nuovo asino fu condotto altrove.
Ora pensi chi ha cuore qual fosse la passione di un uomo convertito in asino, e che sapeva di esserlo; caso forse unico. Errò a lungo nelle mani de' ladri, di mugnaj, di contadini, fu posto ad ogni corruccio; cercò per molti anni di correre alle rose quando le vide ne' giardini, sulle siepi, innanzi alle immagini e fino sul petto delle belle, e acquistò sciagure e busse non poche, finchè non giunse a porre la bocca al pasto desiderato. Questa disgrazia fece forse molti canti; pare che anche le rose abbiano perduta la loro virtù.
VIII.
La scopa.
Misera condizione del sesso debole! Sempre disparità di privilegi coll'uomo fino nella magìa: invece della bacchetta, alle streghe era concesso il manico della scopa. Questo vile arnese di casa, questo scettro delle fantesche era l'amico dello streghe. Esse potevano ad ogni loro piacere convertirlo in un serpe volante, in un quadrupede, in un uccello; vi si ponevano a cavallo e le trasportava lesto per l'aria ove desideravano; con questo viaggiavano specialmente al Sabbath.
Alcune streghe usavano del manico della scopa come di una bacchetta magica, e Cardano dice avere veduta una che uccise un figlio toccandolo solo al dorso col manico della scopa. È facile comprendere che questo fatto può esser vero, e se di quel manico ne fosse toccato per avventura sul dorso anche al credulo filosofo, avrebbe sentito di qual peso era la magìa della strega.
Però anche i maghi talvolta non isdegnavano scendere a questo vile arnese. Guglielmo Edeline confessò di essersi reso al Sabbath a cavallo di una scopa: erano come i nostri cavallerizzi, che nella campagna non isdegnano mutare il somarello col cavallo arabo.