Da quanto fu riferito è agevole comprendere, che poi non era una gran faccenda il diventare strega; poco meno che diventare dottore. Di fatti crescevano in ogni nazione come la gramigna: in Italia tutte le città numeravano le proprie streghe; solo a Parigi al tempo di Carlo IX ve ne ebbero trentamila, e regnando Enrico III si computava ve ne fossero solo in Francia centomila. Si accusavano, si dava loro la tortura e crude pene, e a frotte si mandavano sui roghi; anche la piazza de' tribunali a Milano risplendè sovente di questa fiamma; e quelle streghe che avean tanto potere da sconvolgere il mondo, sopportavano tutti que' tormenti, nè valevano a liberarsi, nè a prendere vendetta.... Eppure l'eloquenza di questi fatti non giunse a persuadere gli uomini che le erano tutte follìe! argomentate da un solo esempio l'utile della diffusione dei lumi.

CAPO III.
ALTRE INDOVINE.

I.
Intermezzo.

Nel cinquecento per alleviare un po' la noja delle tragedie foggiate alla greca, si immaginò fra un atto e l'altro un intermezzo; era una rappresentazione di fatti che non aveano parte all'azione del dramma; erano avvenimenti di numi, di eroi: a poco a poco accrebbero di spettacolo e si crearono i balli. Or bene penso anch'io a un po' di riposo all'uso dei nostri padri: or che conosciamo i maghi e le streghe alla fisonomia e all'insegne, prima di narrarvene i fasti, vo' dire pochi cenni di due altre razze di donne che non partecipano di quelle due prime, ma vi tengono qualche relazione, sono le fate e le zingare; il primo e l'ultimo anello delle donne maravigliose. Sarà un intermezzo non del tutto straniero al dramma.

II.
Le fate.

Correte i romanzi del medio evo, le tradizioni degli irlandesi e germani, e troverete popolate le selve, i castelli di fate, di spiriti aerei. Le fate sono forse immaginate sulla tradizione delle antiche druidesse, ma con maggior potere; al par di loro penetravano i segreti della natura, come i maghi comandavano a tutte le forze dell'universo, ma avevano maggior privilegio di tutti, erano immortali.

Le fate abitano nei boschi, sulla riva dei fiumi, nelle grandi caverne, si fabbricano palazzi e castelli incantati di smeraldo, di zaffiri. Possenti sempre, vezzose, aveano solo a corruccio in alcuni giorni della settimana l'esser tramutate in animali, più spesso in biscie, e patire tutti i danni della loro nuova natura, meno la morte.

Le fate erano di diverse indoli; alcune benefiche, altre malefiche; di diverso grado e potenza: le comandava una regina chiamata Titania, moglie del re Oberone; essa ogni anno le congregava tutte in un bosco, e dava loro premj o castighi, siccome avevano usato in bene o in male del loro potere. Numerose fate erano in Frisa al tempo di Loiario, in Isvezia, come narrano Kempen e Olan Magno; fate in tutta la Scozia, in Alemagna, ove si chiamavano anche donne bianche.

Giova però avvertire che appunto in questi paesi spesso si scambiarono co' palazzi delle fate le grotte di stalattiti; e quelle piramidi di marmo bianco che si formano fra la pioggia delle acque filtrate, furono tramutate in questi spiriti aerei immortali.

Le fate sono numerose, nè qui accade ricordare tutte le loro avventure, perchè ne avrebbero gelosìa le streghe, e potrebbero sturbare la fortuna di questo libro. Antica è la fata Manto che fondò la patria di Virgilio. Alle lettrici che a Walter Scott e Balzac degnano associare la lettura dell'Ariosto e del Tasso, non saranno sconosciute le fate, e sapranno le venture buone e malvagie d'Armida e di Melissa, d'Alcina e di Morgana. Per ora mi spaccio narrandovi i casi di Melusina, i quali rileveranno forse il modo onde si creavano questi fantasmi.