Queste sono le teorie del cabalismo che in vero io non vedo a che possano riescire: parmi ne valgano a sciogliere il mistero solo le donne, perchè io so avervi esse sole che coll'artifizio degli occhi descritto da Agrippa giungano ad ammaliare i nostri poveri cuori.
IV.
Stregamenti mortali.
Vi erano varj modi di ammaliare: alcuni gittavansi in fiori che si offerivano, altri in toccamenti. Dinscops, strega di Cleves, infondeva il maleficio in tutti quelli cui stendeva la mano: fu presa e abbruciata; ma que' ch'ella aveva fatturati non guarirono se non dopo essere stata molto abbrustolita la sua mano diabolica. Caterina Dorèe stregava con alcune polveri, e guariva gl'indemoniati mettendo loro un piccione sul petto. Fu però abbruciata, e forse lo meritò, perchè uccise un figlio dicendo che era per ordine del suo demone apparsole in forma d'un grand'uomo nero.
Però non sempre si ha facoltà d'avvicinarsi a cui piace: quindi le streghe immaginarono altre maniere, mercè cui potessero a loro grand'agio, dimorando anche lontane, riflettere sopra altri il malefico influsso delle proprie arti. Componevano alcune statuette di cera che offrissero l'immagine di coloro che intendevano per qualche modo fatturare, e quelle malìe che si facevano sulle immagini, avevano potere su que' che rappresentavano.
Allorchè le maliarde volevano prendere vendetta di qualche loro nemico e ucciderlo, fattane l'immagine, la collocavano in un vaso di legno presso a un gran fuoco, e a maniera che dileguavasi quella cera, pure disfacevasi la persona ammaliata, finchè ne morisse. Di ciò Agrippa ne rende ragione col dire, che le esalazioni degli spiriti che escono dai corpi dei negromanti, associati alle particelle che si volatilizzano dalla cera, e agli atomi di fuoco, volano verso la persona fatta segno al malefizio, se gli avventano e gli cagionano crudi dolori finchè lo hanno morto. Per tal modo credono alcuni storici, che i maghi uccidessero Eberardo arcivescovo di Tivoli; formato un idoletto in figura del prelato, e stretto un prete a battezzarlo col nome di lui, lo posero ad un ardente fuoco nel sabbato santo mentre Eberardo conduceva le sacre funzioni, sicchè fu preso da improvviso malore e in pochi istanti morì. Si vede che allora non si aveva ancora fatta la statistica delle apoplessie.
Duffus, re di Scozia, si struggeva ogni giorno; si arrestarono le streghe, il re guarì. Carlo IX morì pure sfinito; si disse che erano le streghe, le quali tutti i dì facevano liquefare la sua immagine in cera.
Questo pregiudizio riesciva a comodo dei tristi; a' tempi di Enrico VI d'Inghilterra, il cardinale Winchester voleva liberarsi del duca di Glocester; accusò la moglie di lui di magìa e che avesse con Ruggero Bolimbroke e Maria Gardemain, negromanti, posta al fuoco l'immagine del re in cera: l'accusa fu creduta, la duchessa condannata a carcere perpetuo, Bolimbroke impiccato e la strega bruciata.
V.
Sortilegio per innamorare.
Grande sciagura è l'essere innamorato; continuo affanno, pene da dannato, e infine se ne perde l'anima; le donne sono streghe che ammaliano sempre: il bisogno di essere riamati suggerì arti diaboliche.
Quando però le streghe o i maghi volevano che una persona fosse presa pel loro amore, facevano un idoletto di cera e impostole il nome di lei, tenendolo fra le mani, s'immergevano nudi in qualche fiume, e recitavano alcune preghiere; e tosto la giovane ammaliata era presa pel mago e correva a lui. Alcuna volta si ingegnavano di avere i capelli di una vergine, e fattivi sopra alcuni incantesimi, costringevano la misera a venire a chiedere compassione al circolo del loro potere. Queste follìe si credevano anche a' tempi d'Apulejo, e vediamo nell' Asino d'oro, che una strega prese, invece dei capelli di un giovane che vagheggiava, le setole di un porco, sicchè attrasse a sè quell'animale.