Siccome poi pare che i maghi facessero loro delizia l'amore, così Agrippa insegna moltissime maniere, doni, anelli e liquori con cui innamorare altrui. Raccogliamo dalla Vita di Cellini, ch'ei prestasse credenza a simili pazzìe, e le usasse finchè una leggiadra fanciulla il ricevesse in cuore.
I filtri erano le arti che usarono specialmente fattucchieri e streghe per legare gli amanti. Erano succhi cavati da erbe e da sostanze animali. L'ipomane è il filtro più famoso, ed è formato con quella escrescenza del pollo d'India che ha sul becco; ridotta in polvere, e mista al sangue di chi si vuole allacciare, lo innamora disperatamente. Un altro filtro componeasi col levarsi il proprio sangue in venerdì di primavera, farlo disseccare al sole, e darlo da bere alla persona onde si voleva amore. Vi sono poi altre ricette che le pajono quelle de' medici per la terzana, ma per verità, per quanto studiassi entro il libro d'Agrippa, vidi che pari alle sue teorie erano le sue ricette, e anche in ciò risolversi tutta l'arte magica in istrane fantasìe. Solo mi accertai che la più bella magia per innamorare le donne è riposta nell'avere una bella faccia, e i giovani leggiadri essere i migliori fattucchieri.
È agevole immaginare come facilmente si dovessero credere ammaliati quelli che, presi da qualche lenta malattia, si consumavano a poco a poco. Però che i medici potessero sfuggire la taccia d'ignoranza con questo modo speditivo, era meno male; la peggio toccava a que' sciagurati che venivano accusati d'avere usata la malìa, perchè vi andava la vita. Tanto avvenne nel 1617 in Milano a una povera servente nativa di Bronno, paese in oltre Po.
Cadde ammalato nel 1616 il senatore Melzi con dolori allo stomaco, per cui perdette il cibo e il sonno: non sapevano i medici qual rimedio usargli, dubbj del male; allorchè andò a rendergli visita il capitano Vacallo, e gli disse che al certo egli era ammaliato, perchè gli aveva trovata in casa a servente una fattucchiera, Caterina Medici. A comprovargli tal sospetto gli narrò, come essendo costei al suo servigio, ei se ne fosse sì invaghito che non potea aver pace; fu giudicato ella lo avesse ammaliato ad amorem, ed essersi infatti rinvenuto nel cuscino del suo letto, oltre a molte altre bazzecole, un filo a misura del suo torso, in cui erano tre nodi, l'uno stretto, l'altro meno, e il terzo appena formato; gli fu detto che tenesse ciò a gran ventura, perchè se pure quel terzo nodo era chiuso, gli sarebbe stato necessità sposare la Caterina o morire. A conferma poi gli soggiungeva, il grande affanno che gli convenne sostenere allorché si divise interamente da lei.
Non bisognò più oltre perchè si tenesse la Medici una maliarda, e il senatore fatturato; si mandarono tosto i cuscini del letto a due figlie di lui monache in san Bernardino; li scucirono, li cercarono, e vi rinvennero per mala avventura dei gruppi di penne, dei fili e dei pezzetti di carbone e di legno; si portarono al curato di san Giovanni Laterano esorcista, e li giudicò preparazione di stregoneria. Allora i medici prestamente conobbero la diatesi di quella malattia, ravvisarono in quei dolori tutti i segni dell'ammaliamento, e spacciarono già da gran tempo esserne accorti ne' loro consulti, ed anzi essere quello non solamente ad amorem, ma anche ad mortem.
Intanto si era chiusa la povera Caterina in una stanza, e venne dai servi e dai parenti costretta a disfare l'incantesimo, sebbene asserisse di non intenderli; poi mandata al capitano di giustizia, ebbe esami e tortura. Da principio asseverò non sapere che si fossero nè i maleficj, nè i patti col demonio, nè il suo suggello che vollero trovare impresso sulle spalle di lei; infine fra i tormenti, confessò, come attesta un contemporaneo — che da quattordici anni abbjurata la religione cristiana, e obbligatasi al principe delle tenebre, ha frequentati i luoghi infernali e i conciliaboli de' demoni, gli ha nefandemente adorati, e danzato, mangiato e giaciuta con essi; e con arti diaboliche e veneficj ha tratto o procurato di trarre molti uomini ad amarla, ed ha affascinati ed uccisi molti bambini col sottrarre dai loro corpicelli il vital sangue, e finalmente ha commessi tali e tanti delitti, che il senato nell'udirne il racconto inorridì. Perciò statuitole un termine alla difesa, fatta difendere d'ufficio (poiché nessuno si presentò per farlo), questa sacrilega e detestabile donna fu condannata, previa la tortura ad arbitrio della curia, per la manifestazione d'altri delitti e di complici, ad essere con mitra in capo, avente l'iscrizione del reato, e cinta di figure diaboliche, condotta al luogo del pubblico patibolo sopra un carro, percorrendo le vie principali della città, tormentata durante il cammino con tanaglie roventi e per ultimo bruciata. — Tali sono i termini della sentenza che venne eseguita ai quattro marzo 1617: a tanto può giungere il fanatismo degli uomini, od una crudele ignoranza.
Di questo pietoso caso il dotto Achille Mauri fece un romanzo, che certo avrete letto, e commiserata la condizione di que' tempi.
CAPO V.
IL FUTURO.
I.
Della Divinazione.
La curiosità che alcuni vogliono imputare solo alle donne, è un privilegio del genere umano; è forse un organo del cervello, un sesto senso dell'animo, una forma dell'intelletto, pari a quelle create dai frenologi e dai filosofi scozzesi e trascendentali. Gli uomini sono curiosi, ma non solo del passato e del presente, anche del futuro. Fu la curiosità che inventò gli oracoli e le sibille, le divinazioni de' sacrifici, e doveva certamente consigliare ai maghi ed alle streghe di rivelare il futuro. Essi se ne vantavano, profetavano largamente sugli uomini e sulle cose, e si conciliavano la venerazione più per questa facoltà che per le loro malìe.