L'arte magica poneva ne' suoi elementi la divinazione; ammetteva che l'animo dell'uomo sortì dalla natura una virtù quasi divina, la quale comprende ed è capace di ogni cosa, e da tutto sa argomentare al conoscimento di quanto ne circonda. Da questa formola inducevano i maghi che chiunque potrebbe avere facoltà di conoscere le presenti e le future cose, ove fossero governate soltanto dall'umana saviezza; ma siccome sovente si conducono pel ministero degli spiriti, così a raggiungerle fra il bujo che le involge, voleano che fossero di necessità il sussidio delle potenze occulte. Quindi per rivelare il futuro i maghi o le streghe non pretendevano avere inspirazioni come le sacerdotesse, ma ritrarle dall'arte loro, perchè prendesse maggior credito. Vedevano essi il futuro o per l'evocazione degli spiriti, o leggendolo negli astri, o deducendolo dalle particolari forme e circostanze delle persone che cercavano la rivelazione: usavano i due primi modi più sublimi i maghi, l'ultimo specialmente le streghe.
II.
Divinazione per mezzo degli spiriti.
Rade volte i maghi s'inducevano a tentare il futuro coll'evocazione degli spiriti: però vi erano dei casi in cui potevano essere costretti dai postulanti a questa evocazione, propiziandoli con offerte e sacrifici che legavano quasi la loro volontà. Allora i maghi si apparecchiavano a rendere quegli oracoli con grande apparato; si ponevano in mezzo del circolo magico, ardevano aromi ai genj del mese, del giorno, dell'ora; scongiuravano i demoni perchè apparissero loro innanzi. Finalmente il mago impallidiva, sudava, capitavano gli esseri misteriosi intorno al circolo del suo potere; egli o sedeva sul tripode, o girava la temuta bacchetta, interrogava, ascoltava, e dava quindi le udite risposte; sentiva e vedeva quanto operavasi altrove o preparava il temuto avvenire.
Lunga era la cerimonia e strana che, come attesta Scheffer, usavasi in Lapponia allorchè un mago o un fattucchiero era sollecitato a rivelare quanto succedeva altrove, o seguire dovesse in avvenire. Poneano i chiedenti un tamburo in terra e vi spargevano sopra alcuni anelli di ottone legati a un filo dello stesso metallo; indi con un martello di osso forcuto batteano il tamburo, sicchè gli anelli ne saltellavano, e intanto intorno ad esso il mago e i circostanti cantavano una canzone e nominavano sovente il luogo di cui intendevano conoscere gli avvenimenti. Dopo avere menata a lungo questa carola e percosso il tamburo, il fattucchiero se lo adattava in testa, e poco dopo cadeva a terra come corpo morto. Non restavano però gli altri nè dal canto, nè dalla danza, ma avevano somma cura di non toccare, nè destare l'indovino, perchè ne sarebbe subito seguita la morte di lui, ed anzi erano solleciti di allontanare le mosche o gli insetti che potessero svegliarlo. Ripetevano le stesse cure per lungo tempo e talvolta fino a ventiquattr'ore, finché il mago, ritornando in sensi, rispondea degli avvenimenti futuri o di quanto avveniva nel paese a cui era stato inviato, e recava in testimonianza del suo viaggio un anello, e talora una scarpa dei popoli che aveva visitati.
III.
Astrologìa.
La più grande fra le arti della divinazione era quella che partiva dallo studio della posizione e dell'influenza de' corpi celesti: l'astrologìa è antica quasi come l'epoca in cui l'uomo alzò la mente a considerare il cielo. I maghi e le streghe cominciavano dal fare l'oroscopo di un uomo dalle varie costellazioni sotto cui era nato.
Dare le teorie dell'astrologìa giudiziaria sarebbe accrescere con troppa tara di noja la derrata già astrusa onde aggravai i lettori. Gli astrologi, perchè cavassero delle predizioni, accomodavano a loro modo il cielo e le sfere, e l'astrologìa, come osserva Voltaire, è sempre in contraddizione coll'astronomia.
Ora come ricordare tutte le profezìe e vere e false dei maghi? ne dirò alcune. Bonato si dava vanto dall'osservare la congiunzione di alcuni pianeti, avere scoperta una congiura che tenevasi in Grosseto contro Federico II, e gli riuscì questa scoperta a maggior gloria, perchè nessuno dei maghi di quel re ne avea avuto sentore. Nè Bonato pretendeva solo vedere le cose presenti, ma ascose; si millantava di avere predetti molti futuri avvenimenti ad Ezzelino, l'esito di varie battaglie a Guido Novello, e ai Guelfi di Firenze il sanguinoso fine di quella di Monteaperto.
Però talvolta quelle predizioni andavano un po' male. L'imperatore Manuel che pretendeva sapere d'astrologia, dopo avere consultate le stelle, mise in mare una flotta, dalla quale ei presagiva grandi vittorie; fu vinta, incendiata, sommersa. Un giovane rubò, fuggì: un mago disse che si sarebbe salvato, perchè quando nacque, Venere era in congiunzione con Mercurio: intanto il ladro fu preso.
Anche le profezìe de' maghi bisognavano d'una interpretazione come quelle degli oracoli, e allora sovente coglievano nel vero. Si predisse ad un uomo che sarebbe stato ucciso da un cavallo, e ricovrò in Venezia, ove non ve n'erano; gli cascò un'insegna di osteria sul capo e lo uccise: questa recava dipinto un cavallo nero.