Però i maghi non ebbero a fare sempre cogli stessi umori e ne accaddero di lieti e tristi casi. Uno scioperato a cui si aveva predetto il dì della morte, si mangiò tutto: visse di più: cercava la carità, pregando d'aver misericordia per un uomo che era vissuto più lungamente che non credeva. Fu più amaro lo scherno che fece un contadino a Guido Bonato: interrogato sul tempo che ne farebbe alla domane, e avendo egli dopo l'osservazione delle stelle asseverato che non sarebbe caduta alcuna pioggia, un petulante contadino ivi presente glielo disdisse, sostenendo che alcuni movimenti del suo asino gli pronosticavano invece che dovesse cadere molta pioggia, ciò che infatti seguì, e quel villano andò in molta vanità per la sapienza della sua bestia: perciò non è nuovo che gli asini s'abbiano più merito de' saggi.

Ma sciagure maggiori incolsero talora ai maghi, che o volontarj o forzati predissero il futuro ai grandi che poi fallò, a mostrare che se torcono a loro capriccio il presente, almeno non possono sull'avvenire. Heggiage, generale arabo sotto il califfo Valid, consultò nella sua prima malattia un astrologo che gli predisse una prossima morte. — Io conto tanto sulla vostra abilità, gli rispose Heggiage, che voglio avervi con me all'altro mondo, e vi spedirò innanzi, perchè possa servirmi di voi tosto arrivatovi. — E gli fe' tagliar la testa, benchè il tempo stabilito alla guarigione non fosse ancora giunto: questa era barbarie da capriccio.

Il meglio è non impacciarsi con grandi, perchè non si coglie mai bene: Enrico VII re d'Inghilterra, domandava a un astrologo se sapesse dove passerebbe le feste dell'anno nuovo: questi rispose di no, e il capriccioso re: — Dunque io sono più abile indovino di te, perchè so che tu le passerai nella torre di Londra — e ve lo fece chiudere.

Boulainvilliers e Colonne che aveano molta riputazione a Parigi in fatto di astrologia, predissero a Voltaire che morrebbe a trentadue anni. — Io ebbi la malizia, scriveva il grande nel 1757, d'ingannarli già da trent'anni, e ne domando loro umilmente perdono. — Egli li ingannò più di vent'anni ancora.

Fu più imprudente il mago che squadrato il viso di Giovan Galeazzo duca di Milano, gli predisse: — Signore, date ricapito alle vostre faccende, perchè non avete gran tempo da vivere. — Come lo sai? — gli chiese il Duca. — Colla conoscenza degli astri. — E tu quanto devi vivere? — Il mio pianeta mi promette lunga vita. — Or bene, vedi che non bisogna affidarsi ai pianeti — e lo fece impiccare.

IV.
Mandragore.

Ben vedevano le streghe che questo alzarsi in cielo aveva un po' di pericolo, e le meglio accorte si ridussero a profezìe più generali ed a consultare le cose terrene. Esse però per non apparire affatto sprovviste di soccorsi misteriosi, dicevano di avere certi spiriti famigliari, buoni diavoletti, sotto forma di piccoli uomini senza barba, co' capelli sparsi. Tenevano quindi dei piccoli fantocci, ne' quali dicevano che entrava un demone e dava loro consiglio. Erano i Lari degli antichi, gli Alruni dei Germani; erano figurette, spesso rappresentanti donne, fatte colle radici di piante dure, sovente di mandragora: le lavavano ogni settimana con acqua e vino, le vestivano con eleganza, le adagiavano su molli coltrici, e imbandivano loro la mensa, altrimenti i poveretti mandavano grida disperate per fame. Questi genj erano di sussidio nelle malattie, di consiglio nelle cose dubbie, e rivelavano il futuro o con movimenti di capo o con parole: pajono i fantocci dei nostri fanciulli.

Anche i maghi più antichi tenevano questi sussidj, e Filippo Villani racconta che Guido Bonato aveva formata una statua di bronzo, che interrogata del futuro, rendeva fedeli e indubitate le risposte. L'autore del Piccolo Alberto narra, che viaggiando per Lilla fu condotto a vedere una vecchia strega, che in un gabinetto illuminato da una lanterna, teneva sur un tavolo una statua seduta sopra un tripode, la quale con un martelletto che stringeva in mano batteva un bicchiere di cristallo per dare risposta alle fattele domande. Omai non v'ha giuocatore di bussolotti che non presenti questi automi, i quali si muovono per due maniere... eh, non voglio dire di più, perchè altrimenti guasto il mio mestiere, e tengo ancora i bussolotti per ultima mia risorsa; buoni amici, forse mi produrranno meglio dei giornali e degli almanacchi.

V.
Chiromanzìa.

Le streghe e le frivolezze delle donnicciuole presero partito da ogni cosa per indovinare tutto ciò che è quaggiù dal destino dell'uomo fino ai numeri del lotto, si tolsero divinazioni dagli animali domestici, dalle forme diverse di una persona, fino dalla sua scrittura, e se ne fecero al solito tante scienze: enumerarle tutte sarebbe lungo e nojoso; dirò solo della più importante usata da tutte le indovine e dalle zingare, cioè la chiromanzìa o indovinamento dedotto dallo studio della mano. Non vo' farne mistero, ma riprodurne gli elementi come li ridusse Collin, perchè possiate apprendere quest'arte innocente.