Quella della salute occuperà i tre quarti dell'estensione della mano, quella della fortuna sarà sparsa di rami e ben colorata. Avventurato chi con queste linee, con una mano di tal forma, unirà anche alcuni dei benefici segni che abbiamo indicati! il suo carattere farà la sua felicità, il destino la sua fortuna, e la sua stella gli renderà amico il genio che conduce la gloria. —
Avete ben inteso, amabili leggitrici, che amate farvi astrologare? Per maggiore facilità vi si offre in una tavola una mano colla topografia delle linee principali: al nostro tempo la topografia che è incerta fra gli stati, divenne sicura sul cervello con Gall, sulle mani colla chiromanzìa: è tutto progresso. Però esaminando la mano, nel cercare quelle linee cui i chiromanti diedero sì bei nomi, badate a non isbigottirvi, perchè potrebbero essere quelle benedette rughe che vengono cogli anni a molestare parti più nobili che non sia la mano. Quando volete fare l'indovina sugli altri, prima di pigliar la mano, badate all'età, e se è già matura, siate certe di trovarvi tutte le linee che vi aggradano: del resto, destrezza, uno sguardo indagatore, e i segreti si apriranno; se poi siete belle, e indovinate gli affetti di un giovane, anche d'un autor d'almanacchi, non sarete mai smentite.
VI.
Gettatura.
Gli uomini vanno sì pazzi per la divinazione, che quando non trovano persone che predicano per arte il futuro, si creano la buona o mala ventura dalle cose fortuite che li circondano, o da esseri invisibili: la prima arte è la gettatura creduta ancora dal popolo in varie parti d'Italia e specialmente a Napoli, e intorno alla quale si sono stampati grossi volumi a conforto dei curiosi. Credono adunque alcuni, che certi uomini abbiano il potere di dare la buona o mala sorte, ne temono l'incontro, o studiano ogni modo per rimediare al loro malevolo influsso. Come li conoscano non è facile determinarlo, perchè molte volte ha parte la simpatìa e l'antipatìa: ne sono poi segni in alcuni il cappello a tese rialzate o a tre punte, in altri fibbie larghissime alle scarpe, in chi gli occhiali armati non di metallo, ma di osso, in chi la condizione, l'abito, la divisa. Quindi i creduli per farsi schermo al loro sinistro influsso, portano al collo, nelle dita, ai ciondoli degli orologi, mille minuterìe e talismani, e appena avvisano di vedere qualche gettatore, li toccano, li mettono in movimento a propria difesa; ed ove questi mancano, corrono colle mani a certe parti del corpo. Non vi ha azione nella vita che non sia computata nella gettatura; regole perchè non sia fatale non ne mancano, ma non accade ripeterle per non aggiungere alla noja del passato capitolo
VII.
Il Malarbetto.
Quante volte dal popolo d'Italia o di Francia non si ode maledire e invocare nel primo paese il Malarbetto, nel secondo la Malebête? non è parola a caso perchè nei popoli non si hanno senza motivo, non dirò credenze ed usi, ma fino le espressioni. Volete conoscere il Malarbetto? è un mostro scappato dall'averno che corre le contrade di notte, e porta la malavventura a quelli che incontra, sovente la morte al prossimo giorno, e propriamente si chiama Malabestio. Questa opinione era viva nel popolo di Tolosa, ed anche fra di noi in alcune campagne si teme questo fantasma notturno, sicchè i fanciulli, sentendo rumore o il fragore di qualche cocchio, credono che giunga. Sebbene tolta questa opinione in altri luoghi, resta ancora l'abbreviatura del nome siccome esclamazione d'impazienza o di ammirazione: in Lombardia suona sovente fra le grazie della lingua milanese il Malarbetto.
CAPO VI.
AZIONI E POTENZA DEI MAGHI E DELLE STREGHE.
Dopo tanti sussidj i maghi doveano esser tenuti potenti sopra la terra: essi davano salute e sventura, creavano ricchezze, fabbriche, facevano tremare i grandi, indemoniati gli uomini ed irrequieti i morti. Imitando gli storici che adducono pergamene e cronache, rechiamo noi pure i documenti giustificativi. Sono tutti cavati da libri stampati da Delancre, Leloyer, Lenglet, Gabriella, ecc., dunque devono avere autenticità presso quelli che vogliono credervi.
I.
Elisir di lunga vita.
Gli Dei avevano il nettare e l'ambrosia, i maghi e le streghe l'elisir di lunga vita. È un liquore rosso o bianco, portentoso come il cerotto di Dulcamara, e nel quale Trevisan diceva filtrata la pietra filosofale.