Ma la magìa venuta a parte della diplomazia, operò in que' secoli un grande prodigio per mezzo di Michele di Scozia. Fu data a costui commissione dalla sua patria di andare in ambasciata in Francia, per ottenere risarcimento di alcune piraterìe commesse sulle coste di Scozia dai marinaj francesi; l'ambasciatore non volle altro seguito che un suo demone famigliare che tramutò in cavallo; ma come giunse a Parigi, il re di Francia tenne di poco conto un messo sì male in arnese; e accolta con disprezzo la fattagli domanda, era ormai vicino a rimandarlo senza che nulla gli concedesse. Allora il mago il pregò perchè innanzi di definire ogni cosa, concedesse che il suo cavallo percuotesse colla zampa il suolo; il re non seppe negargli sì mite richiesta; lo Scoto toccò della sua verga il ronzino. Sentite meraviglia: al primo battere della fatale zampa, tremarono tutte le torri di Parigi e suonarono tutte le campane; al secondo si fe' più fiero il terremoto e caddero tre cupole della corte. Il re che vide questa piccola bagattella, spaventato, pregò l'ambasciatore facesse sospendere il terzo colpo, a cui già innalzava il piede il temuto cavallo. Così apprese che conveniva aver maggior riguardo agli ambasciadori in qualunque forma apparissero; accordò al mago quanto richiese, nè si tenne sicuro finchè nol vide partire.
Nel secolo XIII vi furono molti maghi oltre al Bonato che visse fino al 1300; un Riprandino veronese, un arabo che denominavasi il nuovo Barlaamo, Giovanni da Paria e Gherardo da Sabionetta cremonese, erano in molta riputazione, usavano alle corti, e teneano dimestichezza coi grandi. Nè fu allora solo che costoro salirono a tanto potere, ma nel secolo che seguì, il duca Giovanni Maria Visconti non si conduceva a operare la più piccola cosa, ove non avesse consultato il suo mago e le stelle; e abbiamo da Schiller che quel valente soldato il quale in tempi più recenti capitanò la guerra dei trent'anni, solea sovente aver consulta coi maghi.
V.
Riccardo senza paura.
Però per quanto i fattucchieri avessero potere di porre in iscompiglio gli uomini e le cose, e gli spiriti loro seguaci li soccorressero in ogni evento, non tutti si lasciavano intimidire, e spesso alcuni la vinsero alla prova con loro; sovente si cimentarono a combatterli, e ne uscirono vincitori o vinti, siccome meglio resse loro l'animo a frenare i pregiudizj d'una educazione falsata. Vo' riprodurvi alcune storielle piuttosto curiose.
Tra i più coraggiosi a bravare la magìa fu Riccardo, pel suo coraggio soprannominato senza paura; era figlio di Roberto il Diavolo, quello stesso che venne non ha molto posto in iscena sui teatri di Parigi. Uno spirito chiamato Brudemort udì del costui coraggio, n'ebbe un po' d'invidia e si mise in capriccio di fargli paura, ma non vi riescì. Primamente lo appostò con dieci mila civette in un bosco, e quando il vide giungere, fece che tutte si dessero a stridere: pensate che frastuono! Il demone intanto avvertiva caritatevolmente Riccardo perchè si salvasse, ma egli niente, si mette a gridare con loro a più potere, nè tacque finchè si dissiparono.
Un'altra volta tre grandi cavalieri neri cacciavano coi cani nelle sue terre, e facevano atti da spaventarlo; ma Riccardo fuori una spada, è sopra loro, ne uccide uno: era uno spirito travestito; sarà poi risuscitato.
Un dì Riccardo correva una foresta, vide un bambino sur un albero, vi si arrampicò e ne spiccò la creatura, che era femmina, e la diede a nutrire alla moglie del suo guardaboschi. La fanciulla crebbe sì prospera che in sette anni si fece una bella tosa che pareva ne avesse quattordici. Riccardo non avea eredi, ed i suoi baroni il sollecitarono a prendere moglie; si arrese e sposò Roena, la fanciulla misteriosa. Dopo sette anni di beatitudine conjugale, la sposa cadde malata e morì; però essa nell'agonìa pregò il marito di farla seppellire nella foresta. Riccardo annuì, la fe' recare ove ella aveva divisato, e si trattenne a piangerla; ma a mezzanotte si aprì la bara, l'estinta riprese vita e fece un gemito che risuonò per tutto il bosco; quindi si alzò, diede una stretta alla gola del cavaliere che era in compagnia del marito e scomparve. Però Riccardo non ne prese paura, e si accorse che sua moglie era stata un diavolo; caso forse unico che un marito si avveda di questa qualità della moglie solo dopo che sia morta.
Convien credere che Brudemort, essendo stato una volta battuto dal valente principe, avesse deposti i pensieri ostili, perchè oltre avergli fatto da moglie in buona pace, seguì a soccorrerlo poi. Carlo Magno diede un torneo, Riccardo vi accorse, vide alla festa la figlia del re d'Inghelterra, e se ne invaghì, ma non giunse ad ottenerla in isposa; ei che vinse gli spiriti non temeva gli uomini; era innamorato, e si rapì la giovinetta. Il re d'Inghilterra l'ebbe per onta, volle vendetta, corse con molte armi sugli stati di Riccardo dimandando la figlia; allora Brudemort venne in sua difesa: gli alleati sconfissero gli inglesi, e Riccardo celebrò colla vittoria un bel par di nozze.
Però anche il folletto non fa servigi senza ricompensa; Brudemort aveva guerra con un altro demone Burgifer; chiese soccorso a Riccardo che acconsentì di buon amico. Si armarono, ed uniti andarono in una foresta; ivi era il re dell'averno, assiso sopra una sedia tutta nera, levata al piede di un olmo largo e spazioso; vestito di velluto nero, faccia terribile, cinto da numeroso stuolo di spiriti tutti neri, molti armati, altri senz'arme. Il re infernale li squadrò da capo a piedi, li commendò, ed ordinò loro di disporsi alla battaglia. Si trovarono presto con Burgifer; Riccardo volle misurarsi pel primo; corsero furiosamente ad incontrarsi, si ruppero le lance, vennero alle spade, scintillarono gli scudi e menarono colpi alla disperata, ma Riccardo era più poderoso, e il nemico chiese misericordia e si diede vinto; si fece la pace, e Burgifer rese omaggio a Brudemort.
Dopo tante vittorie Riccardo non avea più freno, pensò alla conquista. Carlo Magno mandò i suoi baroni e cavalieri ad una spedizione in Terra-Santa; Riccardo vi si rese in abito sconosciuto; battè e sconfisse i paladini di Francia in un torneo; poi trasse in Inghilterra, commise azioni di gran valore, e si fece proclamare re. Tutto questo perchè era uomo che non aveva paura neppure dei demoni.