Però non tutte le streghe trovarono il Sabbath sì spaventoso: Maria della Ralde condottavi per la prima volta di dieci anni, diceva che parevale di andare a una festa di nozze, non già per immodestie di cui non aveva mai veduto farne, ma perchè lo spirito che signoreggiava, teneva sì legate le loro volontà e i loro cuori, che non v'avea luogo altro desiderio; vi era inoltre una musica sì armoniosa che credeva di essere in paradiso.
Al Sabbath vi erano fuoco, cucina e mense, e buona illuminazione, giacchè Antonio Dumonsar fu castigato perchè vi portasse le candele: al Sabbath vi erano suonatori e mimi, si ballava, e si decidevano le sorti dei mortali, ai quali si volevano apportare tribulazioni coi maleficj. Tutti i riti di questa congrega sono provati da testimoni di veduta che li deposero in solenni processi, la maggior parte stampati da Delancre; e vedremo più innanzi di quanta autorità fossero questi processi.
CAPO VII.
LE PURGAZIONI.
Gli uomini che si studiarono di trovare farmachi a tutti i mali, non potevano restare inoperosi a ricercarne contro questo fantasma della magìa, da cui avevano tanti malanni. Anzi per applicare meglio i medicamenti, moltiplicavano i mali, creavano fatturati e fatturatori in ogni luogo; quindi vi davano rimedj or miti, più spesso tremendi: erano ora il medico che sana con blande medicine, ora il chirurgo che adopra il ferro ed il fuoco.
I.
Amuleti.
Tutti gli animi timorosi dell'influenza della magìa, procuravano di vestire un usbergo che ne rintuzzasse le ferite; erano amuleti diversi. Di consueto si facevano di pergamena ma presceglievasi la vergine: ecco come si formasse: prendevasi un agnello che non avesse generato, si chiudeva in luogo segreto, e formato un coltello col legno d'un anno e scongiuratolo, lo si adoperava per iscorticare l'agnello: poi trattane la pelle, l'aspergevano di sale, la ponevano per quindici giorni al sole; quindi presa una pentola dipinta a caratteri misteriosi, vi si immergeva la pelle con calce viva; dopo alcuni giorni la si ritraeva, se le toglievano i velli, si faceva essiccare e si adoperava per farne amuleti.
Con un brano di pergamena vergine si componeva il pentacolo: attendevasi a quella cura al mercoledì del primo quarto di luna, a tre ore di mattino in una camera aperta, imbiancata di nuovo. Ivi si hanno penne, oro, colori tutti consacrati, e con questi si fanno tre circoli l'uno chiuso nell'altro con quest'ordine: oro, cinabro e verde, e in mezzo un triangolo. Si scrivono fra i circoli dei nomi sacrosanti, e le parole formatio, reformatio, trasformatio, e in mezzo la più potente, agla; si fanno profumi, si pronunciano orazioni e scongiuri, ed il pentacolo è formato. Talora invece della pergamena usavasi una lamina d'argento o di rame, e vi si incidevano parole e circoli colle stesse cerimonie.
Eguali sono i talismani. Si scrivevano su una pergamena tagliata a tondo dei segni celesti e si adoperavano egualmente dai maghi per le loro malìe, dai timidi per schermirsene.
Un altro talismano si solea formare colla verbena; quegli che attendeva a prepararla stava fisso all'oriente, fermava la sinistra mano sull'erba, pronunciava mistiche parole e se le girava attorno senza mai volgersi addietro; infine la cuoceva con legna benedetta.
Finalmente un amuleto che tutti solevano portare sulla persona era la parola Abracadabra, scritta e ripetuta a triangolo sur una pergamena in maniera, che da ogni parte che si leggesse dasse la combinazione dell'intera parola o d'una parte. Eccovi il simbolo che ho posto a prefazione di questo libro, perchè mi riparasse le maledizioni di quelli che ne sono annojati.