Questa possente parola valse anche contro la seduzione; un galante narrava tutto commosso ad una signora a cui non piaceva, che aveva il cuore lacerato, che spasimava, che era lì per morire, ed essa freddamente gli rispose Abracadabra. Il povero diavolo vide che gettava il suo fiato, e gli morirono le parole sulle labbra; prese il cappello e muto partì.

II.
Degli esorcismi.

In tempo che credevasi allo stregamento, molti, confondendo il vero col fantastico, erano facili a porsi in capo che qualche spirito diabolico prendesse abitazione ne' loro corpi; però il ministro ecclesiastico che sempre soccorre nelle necessità ai credenti, non poteva restare indifferente a tante loro perturbazioni, e trovò maniera a liberararli dai mali e a ridonarli alla pace coll'esorcismo. Convenne però che anche i più prudenti nei rimedj si accostassero all'indole dei mali, e in tempi rozzi usassero formole se non materiali, che almeno parlassero ai sensi; se non che alcuni sì le moltiplicarono che indussero gravi errori, i quali vennero poi condannati da varj concilj.

Teneansi diverse maniere di esorcizzare. Primamente, e quelli che erano posseduti dal demonio, e quelli che dovevano scacciarnelo, aveano certe regole oltre le quali non conveniva trascorrere e per non cadere in peccato, e perchè non andasse a vuoto l'esorcismo. Di queste molte sono prescritte nell' Enchiridion di papa Leone; altre si trovano in una Collezione che Bernardo Sannig ordinò di scongiuri, benedizioni ed esorcismi.

III.
Carattere degl'indemoniati.

Allorchè presentavasi qualche sgraziato che cercava essere liberato dal demone che il possedeva, doveasi innanzi tratto esaminare se non lo affliggesse qualche malore, o veramente lo turbasse uno spirito nemico; distinguevansi i segni che indicavano un fatturato in certi ed in probabili. Dei primi era il parlar bene ed a lungo una lingua sconosciuta, e profetare cose lontane ed occulte: dei secondi tremare al suono delle sacre parole, usare motti e contorsioni, abborrire dalle cose sante; insolita grossezza del corpo e del volto, e forze maggiori che non si convengono all'età ed alla persona. Si aggiungevano pure l'insensibilità, la sordidezza, l'immobilità, i borborigmi di ventre, occhi immobili, salassi senza sangue, vomitare molte spille; insomma una specie di cholèra. Però era di necessità interrogare lo spirito che invadeva lo sgraziato, del suo nome, di sua condizione, se fosse solo od accompagnato, in qual tempo avesse penetrato quel corpo e qual causa ve lo avesse condotto. Siccome poi in queste risposte il demone sovente ripeteva le più strane cose del mondo, e sovente anche l'esorcizzante gli faceva strane interrogazioni, Sisto V proibì di domandarlo di cose che non appartenessero all'esorcismo, ed ove fossero donne di non dare interrogazioni che potessero molestare al pudore.

IV.
L'esorcismo.

Poichè aveasi certezza che il penitente fosse indemoniato, si tracciava un circolo con un carbone, e vi si faceva entrare il paziente; se gli faceano sopra infinite croci, se gli posava sul capo il pentacolo o la verbena od altre reliquie, e recitavansi devote orazioni; finalmente con tre diversi scongiuri, l'uno più tremendo dell'altro, si discacciava lo spirito maledetto. Non occorre ricordare che in questi scongiuri, come li abbiamo osservati nel Sannig, invocavasi quanto vi ha di più sacrosanto nella religione: però alcuni quasi dubitassero che lo spirito più di quelle invocazioni dovesse temere la forza di alcune parole, vi accoppiarono molti nomi ebraici che col loro suono mettessero la fuga nello spirito nemico; uno scongiuro di san Zaccaria, comincia: — Maledetti e scomunicati demonj, in virtù di queste parole Emmanuel, Sabaoth, Adonay, Athanatos, Ischyros, Eleison, Imas, Irios, Tetragrammaton. —

Mentre seguivano queste preci e cerimonie, gli indemoniati sovente si rotolavano per terra, parlavano lingue orribili e diverse, faceano contorcimenti e mandavano lunghi ululati, finchè non fosse fuggito lo spirito che li tenea. Finalmente rigenerati alla grazia, spossati per tante fatiche, tributavano inni di ringraziamento e promesse divote.

V.
Imposture di alcuni indemoniati.