«Apritemi, voglio ritornare a casa!....»
E poi, passando dal furore alla mansuetudine:
«E via, mio caro signor Price, mio buon amico, my good friend, diceva, mettetemi in libertà; vi prometto d’essere buona.»
E vedendo che egli non l’ascoltava.
«Non è vero! sclamava, io non sono ubbriaca, è una viltà degli agenti; domani andrò a lagnarmi coi giudici.»
E dava della testa nei muri della sua prigione; scuoteva la porta sui cardini, e parole inintelligibili uscivano dalla sua bocca; rotolavasi per terra, colla schiuma alla bocca e continuava a gridare. Ora si rivolgeva perfino a noi, ed ora chiamava in suo soccorso esseri immaginarii. Due volte attraverso il finestrino della porta tentai di fissare gli sguardi sopra di essa, e due volte indietreggiai quasi spaventato al cospetto di quella pazza furiosa, che voleva gettarsi sopra di me malgrado la porta che le sbarrava il passo. Un constabile aprì un momento la prigione, ed allora la povera pazza ritornò calma, e domandava colla più dolce inflessione di voce di essere rimessa in libertà. «Sì, in libertà domattina,» le diceva l’agente con dolcezza, e questa megera si taceva.
Gli spettacoli diversi dei quali eravamo successivamente stati testimoni nella notte sì stranamente impiegata, ci aveano singolarmente impressionati e come sbalorditi. Suonavano le quattro ed il giorno spuntava sopra Londra, dove, ad una latitudine di 52 gradi, il sole tramonta in estate quasi tanto tardi o sorge quasi tanto presto quanto a Pietroburgo. Avevamo bisogno d’aria, di luce. Ringraziando il compiacente ispettore ed i suoi agenti, ci affrettammo ad uscire da quei quartieri fangosi, dove avevamo passato sei lunghe ore. London Bridge, il ponte di Londra, non era lontano; e noi andammo a chiedere a questo ponte del Tamigi un po’ di frescura, di benessere.
Una donna ubbriaca in prigione.
I camini delle fabbriche che trovansi tra i ponti di Londra di Southwarck e di Blackfriars, sulla riva destra del fiume, cominciavano già a mandare in aria nugoli di fumo. Le fabbriche di macchine, le birrerie, le concie di questo quartiere industriale riprendevano il loro lavoro quotidiano, mentre sulla riva sinistra, al disotto della vecchia torre che domina questo punto della City, i bastimenti ancorati sembravano uscire dal sonno della notte. Alcune barche cominciavano a muoversi, e qua e là si sentiva già il rumore del martello sull’incudine ed il fischio stridente del vapore. Una nebbia leggera, che alzavasi dalla superficie del fiume, le cui pigre acque arrivano sì lentamente al mare, montava sull’una e l’altra sponda, e ravviluppava una parte della città, senza nasconderci però l’imponente facciata del palazzo di Westminster, che bagna i suoi piedi nel Tamigi, e la cupola ardita di San Paolo, chiesa metropolitana della vecchia Londra. Nessun pittore, nessun viaggiatore, passando sul ponte dove noi eravamo, avrà certa mente tralasciato di fissare un momento i suoi sguardi sopra questa vista unica, che avrebbe fatto invidia al Canalazzo, poichè non ha l’eguale che a Venezia; e l’incantevole quadro che aprivasi sempre meglio ai nostri sguardi sotto gli splendori ognor più vivi dell’aurora, questo giovava a ristorare il nostro spirito dalle tristi emozioni della notte! Ma occorreva un’ombra a questo quadro, del quale avremmo voluto coprire il piano anteriore. Sopra una delle panchette di pietra di London Bridge due soldati l’uno accanto all’altro, e vicino una ragazza col cappellino slegato ed i capelli sciolti, dormivano profondamente, ad onta della frescura mattutina. Questa vista ci ricondusse alla memoria la corsa che avevamo appena fatta; e, malgrado il cambiamento di quartiere, simili spettacoli doveano succedersi altrove fino a casa nostra. Nello Strand, l’orgia notturna si prolungava malgrado l’aurora, e quando rientrammo in casa, le sale di Haymarket, ancora aperte, ancora illuminate, contenevano i loro eterni bevitori, coi gomiti appoggiati alle tavole di marmo. Una parte delle donne che percorrono questo brutto quartiere alle quattro del mattino erano pure restate nei caffè. Sulla via, nascosti nel vano delle porte, dormivano giovani mariuoli accoccolati gli uni sugli altri; in mezzo alla strada, quattro policemen portavano via gravemente sopra una barella una donna ubbriaca fradicia.