Tali sono gli spettacoli desolanti che la notte dispiega agli occhi dei curiosi nei quartieri poveri di Londra. Io non ho caricate le tinte del quadro, e non ho scritto che ciò che vidi. Altri prima di me, testimoni delle stesse miserie, ne parlarono più eloquentemente. Chi non lesse quanto disse sopra questo soggetto Leone Faucher, una delle glorie dell’economia politica francese?... Chi non conosce gli articoli tanto toccanti di Alfonso Esquiros, che impiega sì nobilmente i lunghi ozii dell’esilio a studiare l’Inghilterra e la vita Inglese?... Bisogna leggere, bisogna citare in queste colonne e l’uno e l’altro di questi due maestri, poichè i loro racconti commoventi e tanto veri varranno a confermare il mio.

«La strada ferrata di Blackwall, dice Leone Faucher, nei suoi Studii sopra l’Inghilterra, traversa White Chapel in tutta la sua lunghezza. Dall’alto delle arcate sulle quali corre la strada ferrata, la vista si spinge comodamente nei segreti di questa miseria. Si veggono donne sparute che sporgonsi mezzo nude dalle finestre, fanciulli pallidi che si avvoltolano nel fango dei cortili coi porci, inseparabili compagni delle famiglie irlandesi, cenci appesi al disopra delle vie come per intercettare la luce ed il calore; qua e là negli spazii liberi mucchi di rottami e di immondizie; da ogni lato degli stagni fetidi, che attestano la mancanza di ogni regola per lo scolo delle acque. Ecco lo spettacolo che presenta White Chapel a volo d’uccello. Che sarebbe poi se si potesse con una magia, che questa volta non avrebbe nulla di diabolico, levare i tetti dalle case e contare i gemiti e le imprecazioni che s’innalzano al cielo!»

Ed altrove, parlando degli immondi quartieri di Spitalfield e di Bethnal Green, dove formicolano più di 150.000 tessitori, la maggior parte irlandesi, «le case di questo distretto, ci dice il celebre economista, sono in uno stato di sfacelo tale, che a stento potrebbe farsene un’idea. Sono spesso fabbricate con tavole mal connesse, il che dà loro ben presto l’aspetto delle più immonde stalle. Quando queste catapecchie sono chiuse in causa del pericolo che vi sarebbe ad abitarle, poichè i locatari le abbandonano prima che siano abbattute, si trova sempre qualche famiglia irlandese che non potendo pagare il prezzo d’affitto, va a cercarvi un ricovero a guisa di animali immondi. In un quartiere dove le vie quando piove formano degli stagni, la febbre non tarda ad esalare da queste macerie appestate.»

Un terzetto di dormienti.

«Trasportate in questi quartieri, dice più lungi il signor Leone Faucher, una colonia di Olandesi che lava e pulisce da mane a sera, tanto amante dell’ordine e della pulitezza quanto questi strani abitanti lo sono del disordine ignobile che sembra essere il loro elemento, e non avrete ancora fatto nulla. Questi quartieri si potrebbero paragonare ad una di quelle città del medio evo, che i governi circondavano di mura per proteggerle contro il nemico esterno, ma che per incuria, nella loro ingenua ignoranza, abbandonavano all’azione mortifera delle epidemie. Le ultime case della città nascondono a guisa di bastioni le vie di White Chapel, dove non si penetra che attraverso gallerie tortuose praticate sotto le vôlte o tra i muri umidi dei cortili: è una città intiera riservata esclusivamente ai pedoni. Dopo che la febbre ebbe decimato la popolazione, si decise la costruzione di smaltitoi nelle vie principali, e quali vie! ma il trasporto delle immondizie non si fa ancora che una volta la settimana; per sette giorni le si ammucchiano sulla pubblica via, che di tal modo si copre d’uno strato permanente di letame.»

Quattro policemen in funzione.

Da queste poche righe, prese a caso negli Studii sopra l’Inghilterra, si rileva che il quadro da noi fatto dell’aspetto dei quartieri poveri non è punto esagerato. Leone Faucher è certamente un testimonio degno di fede, economista prima di essere letterato, ed uno di quelli che non scrivono pel piacere di commuovere il lettore per mezzo di situazioni drammatiche, oppure con frasi sonore e periodi rimbombanti.

Passiamo ora ad un altro osservatore non meno esatto, non meno coscienzioso, e che col suo pennello sempre vero ci dipingerà gli abitanti di queste topaie orribili, di questi strani e tenebrosi recessi.