Chiunque visitò attentamente i quartieri popolosi e caratteristici della città di Londra, dice Esquiros nell’Inghilterra e la vita inglese, dovette incontrare queste parole scritte a mano o stampate sopra un cartello: «Buoni letti,—acqua calda in abbondanza,—gas tutta la notte.» La casa che porta questo cartello non si distingue punto, a dir vero, dalle altre case vicine, se non per un carattere proprio di tristezza e di sporcizia. Qualche volta però la si riconosce ad un altro distintivo: le finestre, molto basse, hanno più carta che vetri. È un principio ammesso fra la gente di questi stabilimenti, che le finestre sono fatte non per lasciar passare la luce, ma per intercettare il freddo.

«..... Accompagnato da un policemen, sono entrato in parecchi di questi stabilimenti ed a diverse ore del giorno o della notte. La più orrenda casa ch’io abbia visitata è in Fox-Court Gray’s inn-Lane; essa non è abitata che da prostitute e da ladri. La prima volta che io feci appello alla compiacenza del policemen che era di servizio in questo quartiere, ci fu interdetto di passare la soglia di questo alloggio, perchè i pensionanti non erano alzati: erano le undici del mattino e regnava una folta nebbia. La mia guida mi disse che se quest’ultima circostanza fosse stata conosciuta dai dormienti, li avrebbe certamente attirati nella via, giacchè era una bella occasione per darsi alla loro industria.

«.... Questi alloggi di viaggiatori (è una parola decente) presentano un carattere lontano da ogni ordine e nettezza. Ve n’ha taluni dove regna il rumore e la confusione, e una sporcizia impossibile a descriversi; dove muri lividi e cadenti nascondono assai male certe faccie più livide ancora delle muraglie; dove si soffoca l’estate e si gela l’inverno. Un viaggiatore racconta aver dormito, alcuni anni sono, non lungi da Drury Lane, in una camera, il cui soffitto era di ardesie, che corrose dai colpi di vento lasciavano vedere il cielo e contare le stelle.

«Il personale che frequenta questi stabilimenti è molto vario, ma si recluta specialmente fra le industrie ambulanti. Gli uomini si riuniscono in tali stabilimenti in virtù di quella legge chimica: «I simili si cercano.» Coloro i cui costumi e le cui occupazioni sulla pubblica via durante il giorno presentano dei tratti d’analogia, vivono insieme sotto lo stesso tetto la notte.

«L’interno di queste case, eccettuati certi casi e certi quartieri, non presenta le scene di tumulto, alle quali dovrebbe dar luogo, secondo ogni apparenza, una riunione d’individui così chiassosa nelle vie e nei trivii. Il carattere dominante fra i membri di questa consorteria errante è invece il silenzio. Gli uni fumano, gli altri sonnecchiano, altri ancora preparano la loro cena. Tutti si affollano innanzi al camino: poichè ciò che cercano maggiormente questi uomini, esposti tutto il giorno alle intemperie, è il caldo. L’espressione taciturna dei volti mi colpì; ma fui ben sorpreso al trovare nella maggior parte dei lodging houses che visitai, almeno un giornale.

«La maggior parte dei moralisti inglesi considerano, e con ragione, il gran numero dei low lodging houses come scuole di vizio e antri di immoralità. Ed alcuni di loro credettero perfino vedere nell’esistenza di queste case un ostacolo invincibile allo sviluppo ed al miglioramento delle classi povere. L’agglomerazione di individui in camere prive d’aria, la confusione dei sessi almeno nelle cucine, i cattivi esempi e i cattivi insegnamenti, esercitano certissimamente un’influenza perniciosa sulla salute e sul morale del viaggiatore.

«In questi recessi di coabitazione notturna, si trovano alla rinfusa delle ragazze di quindici anni e dei fanciulli divisi dalle loro famiglie. Sopprimere queste case sarebbe una misura incompatibile colle nozioni degli Inglesi sul diritto di proprietà e sulla libertà individuale; non bisogna neppure pensarci. Tutto ciò che si potrebbe fare sarebbe di contrapporvi dei ricoveri notturni, dove il povero trovasse dei vantaggi notevoli. La carità britannica è già entrata in questa via; ma vi sono degli ostacoli da vincere, ed uno di questi ostacoli è la catena delle abitudini.»

Volete ora vedere come la penna realista di Teofilo Gautier, sempre così giusto osservatore, dipinge i pezzenti britannici? «Il popolo di Londra, ci dice l’illustre scrittore, si veste dal rigattiere, e di degradazione in degradazione il vestito del gentlemen finisce sulle spalle dello spazzafogne, ed i cappellini di raso della duchessa sulla testa d’una ignobile serva. Perfino in Saint-Gilles, in questo triste quartiere degli Irlandesi che in povertà sorpassa tutto ciò che si può immaginare di orribile e di sporco, si vedono dei cappelli e dei vestiti neri portati per lo più senza camicia, e abbottonati sulla pelle che si vede attraverso gli squarci.

«Saint-Gilles è a due passi da Oxford Street, da Piccadilly, dice ancora Teofilo Gautier, e questo contrasto si presenta senza alcuna gradazione. Voi passate senza transizione dalla più smagliante opulenza alla più squallida miseria. Le carrozze non penetrano in queste viuzze sfondate, piene di pozzanghere dove formicolano dei fanciulli mezzo nudi, ed ove grandi ragazze dai capelli arruffati, coi piedi nudi, nude le gambe, un lurido cencio sulle spalle, vi guardano con occhio torvo e feroce. Quante sofferenze! quanta fame si legge su quelle facce magre, livide, terree e raggrinzate dal freddo! Ci sono dei poveri diavoli che ebbero sempre fame dal giorno in cui furono slattati.... A forza di privazioni, il sangue di questi infelici s’intristisce, e da rosso diventa giallo, come lo attestano i rapporti dei medici.»

Una cosa che rattrista quando si studia la miseria a Londra, si è che questa miseria è un po’ da per tutto. Noi l’abbiamo ora visitata nei suoi quartieri classici, quelli che attirano sempre di preferenza l’attenzione del moralista, dell’economista, del viaggiatore; ma essa esiste anche altrove, ed ecco che il West-End, uno dei quartieri più aristocratici e più eleganti, posto all’estremità occidentale di Londra nuova, va a presentarci esso pure dei tristi e cupi recessi. «Nel superbo quartiere di Kensington, non lungi dagli splendidi giardini della regina, ci dice uno scrittore inglese, si trovano delle vie intiere formate da orrendi bugigattoli scavati in un terreno tutto pregno d’immondizie. Una parte della popolazione miserabile di Kensington abita queste buche infette; un’altra parte si è rifugiata sopra carri di zingari mezzo sprofondati nel fango; altri non ha per dimora che alcune vecchie casse di carrozze pubbliche smontate, per le quali pagano un affitto di sei pence (sessanta centesimi di franco) alla settimana.